Il matrimonio tradizionale giapponese

· 9 minuti >

Con questo articolo voglio condividere la mia esperienza di matrimonio tradizionale con una giapponese, Yoshiko. Entrambi abbiamo scelto di celebrare il rito shintoista, sebbene ormai molti giapponesi prediligono quello occidentale. Abbiamo avuto la fortuna di scegliere un santuario antico, molto spirituale, dove i sacerdoti credono in quello che fanno e tutto lo staff del santuario è molto amichevole. Il rito shinto, seppur breve, presenta tutta una serie di rituali e simboli che sono molto affascinanti. Eccoveli spiegati.

Matrimonio dell'imperatore Taisho e Teimei
Matrimonio dell’imperatore Taisho e Teimei

Breve storia del matrimonio

Origini

Sebbene l’usanza di sposarsi nella terra del Sol Levante sia molto antica, soltanto alla fine del 1800 viene istituita una cerimonia “standard” per tutto il Giappone. Prima, ognuno celebrava il matrimonio come meglio credeva e in molti casi non c’era neanche una cerimonia vera a propria: bastava dormire con la sposa per tre notti e all’alba della terza notte consumare dei dolcetti di riso (餅 mochi) e bere del sake. I matrimoni erano tutti combinati, influenzati dal pensiero confuciano. L’amore romantico era visto come fonte di sofferenze, l’unione aveva il principale scopo politico di formare alleanze o, nel caso delle classi inferiori, di aumentare la forza lavoro. La donna non sposava solo l’uomo, ma tutta la sua famiglia, in cui si trasferiva. Questo la rendeva la “serva” diretta della madre dello sposo. Racconti di questi attriti fra nuora e suocera ne sono stati scritti a bizzeffe. I matrimoni potevano non essere permanenti e, almeno fino all’epoca Meiji (fine 1800) era uso cercare il piacere sessuale al di fuori della coppia; la prostituzione era pubblica e ben accettata e gli uomini più ricchi e potenti avevano più mogli e concubine. Frequentare le 芸者 (geisha) era normale costume.

Sviluppo

Con l’avvento dell’era Meiji si entra in un’epoca di puritanesimo stretto, in cui però la prostituzione è sopravvissuta. Sebbene il matrimonio e la donna acquisiscono una maggiore importanza nella società, la cultura dell’epoca rimane molto maschilista e patriarcale, in cui il marito poteva addirittura uccidere la donna, per legge, se trovata in adulterio flagrante. Soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la costituzione del 1947, si arriva a una parità di genere, almeno sulla carta e a una concezione del matrimonio basata sul mutuo consenso (e non su una decisione del capofamiglia, sebbene i matrimoni combinati esistano tuttora in Giappone). La nuova famiglia creata, sebbene la moglie e i figli debbano obbligatoriamente prendere il cognome del marito) è separata da quella dello sposo e riconosciuta come entità a sé stante.

Shinzen kekkon 神前結婚

Siamo grati di poterci unire in matrimonio di fronte agli dèi in questo giorno propizio.

Seishi
Matrimonio shinto

Shinto

Sebbene inizialmente il matrimonio non avesse nessuna correlazione con la religione, eccezion fatta per la danza delle 桂女 (katsurame), che serviva per proteggere la sposa dai demoni, la cerimonia nuziale viene chiamata 神前結婚 (shinzen kekko), “matrimonio davanti ai kami”, ovvero gli dei. Questa cerimonia venne celebrata per la prima volta, in questa forma, nel 1900, esattamente il 10 maggio. L’imperatore Taisho, infatti, convolò a nozze con la futura imperatrice Teimei e fu celebrato il rito in un santuario da preti shintoisti secondo elementi religiosi dello shinto 神道 (via degli dei). Da quel momento in poi, tutte le cerimonie si basano sul rito dell’Imperatore Taisho. Sebbene l’istituzione del matrimonio shinto sia molto recente, i rituali e i simbolismi utilizzati fanno parte dell’antico patrimonio religioso, adattate per la cerimonia nuziale.

Matrimonio occidentale

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando l’apertura del Giappone all’occidente divenne totale, si è diffusa la pratica di sposarsi col rito cristiano. O meglio, con un finto rito cristiano. Il giapponese medio, allontanandosi dalla propria tradizione, trova più affascinante imitare i matrimoni occidentali pur non condividendone lo spirito religioso e culturale. Si tratta di mera apparenza. Quindi i giapponesi si rivolgono ad agenzie matrimoniali che organizzano dei matrimoni in stile occidentale, spesso in finte chiese con un finto prete (maschio o femmina) che celebra queste finte nozze. In Giappone, infatti, il matrimonio civile è separato da quello religioso e per essere legalmente sposati occorre andare in comune, a qualsiasi ora del giorno e della notte in qualsiasi giorno dell’anno, e compilare un modulo con le firme di due testimoni (non serve la loro presenza).

Matrimonio occidentale di una coppia di amici
Matrimonio occidentale di una coppia di amici

Il rituale

Prenotazione

Le partecipazioni al nostro matrimonio
Le partecipazioni al nostro matrimonio

Per sposarsi in Giappone secondo il rito shinto, occorre recarsi in un santuario in cui si celebrano i matrimoni o in un’agenzia matrimoniale. Noi personalmente ci siamo rivolti alla wakon style che ha prezzi contenuti e un buon servizio. Abbiamo scelto il santuario vicino a casa, 沼袋氷川神社 (Numabukuro Hikawa Jinja), un santuario fondato nel 14° secolo, di grande importanza spirituale. Prima del matrimonio siamo andati a presentarci e siamo stati accolti con molto calore e gentilezza. Ci hanno fatto vedere la sala e ci hanno spiegato come funziona il rituale, gli invitati e via dicendo. L’agenzia ci ha fornito gli abiti tradizionali: uno sfarzoso kimono per Yoshiko e il 紋付袴 (montsuki haori hakama) per me, che è l’abito tradizionale usato dall’uomo nelle occasioni ufficiali, non solo per il matrimonio. In Giappone non c’è l’usanza di non vedere l’abito della sposa prima del matrimonio.

Preparazione

Fase di trucco
Fase di trucco

La nostra cerimonia si svolgeva alle 14. Mia moglie si è dovuta presentare al santuario tre ore prima, io due. La prima ora è andata via tutta in trucco e capelli. Quando sono arrivato io è iniziata la vestizione del kimono. Yoshiko aveva scelto un kimono bianco tradizionale, chiamato 白無垢 (shiromuku, pura innocenza bianca), adornato di gru (鶴 tzuru) ricamate. Esse rappresentano la longevità, la salute e portano buona fortuna. Dato che le gru scelgono un compagno o una compagna per la vita, sono il simbolo perfetto per il matrimonio. Ne esistono altri, come la tartaruga (亀 kame), simbolo di stabilità e longevità, il pino (松 sho) che rappresenta la rinascita, il bambù (竹 take) che significa forza, il susino (梅 bai) che simboleggia la vitalità e la nuova vita.

Kimono

Yoshiko in Shiromuku
Yoshiko in Shiromuku

La vestizione del kimono tradizionale è lunga e laboriosa e solo mani esperte possono realizzarla in modo impeccabile. Nonostante la nostra sarta fosse estremamente abile è veloce, ci sono voluti quaranta minuti per vestire Yoshiko. La veste sopra il kimono, chiamata 打掛 (uchikake), è estremamente spessa e pesante. In totale, Yoshiko portava ben otto kg di vestiti! Oltre a quello, alcune spose optano per un copricapo tradizionale, che di solito è il 角隠し (tsunokakushi) un copricapo rettangolare che lascia spazio a uno chignon centrale, o il 綿帽子 (wataboshi), ampio cappello a forma di mezzaluna. Entrambi hanno lo scopo simbolico di coprire le “corna della gelosia e dell’egoismo”, e a spingere la donna a essere gentile e obbediente al marito. Yoshiko, ovviamente e per fortuna, non ha voluto indossarlo.

Wataboshi
Wataboshi

Simboli

Pugnale tradizionale
Pugnale tradizionale

Il kimono della sposa viene corredato di tre elementi simbolici: un pugnale (懐剣 kaiken) che aveva, in passato, lo scopo di difendere la sposa dai malintenzionati. Non tanto perché la donna fosse in grado di combattere e tenere testa a uomini armati, quanto perché con esso poteva togliersi la vita prima di perdere l’onore. Una borsetta per il trucco (筥迫 hakoseko), usata dalle donne delle famiglie samurai nel periodo Edo; ha anche il significato di non essere “colorata” (ovvero toccata) da nessun uomo se non il marito. Infine il ventaglio (末広 suehiro), che porta fortuna; la sua forma che si apre, dal più stretto al più largo, e che somiglia al numero 8 in giapponese e al monte Fuji, è di buon auspicio e di prosperità.

Borsetta per il trucco
Borsetta per il trucco
Ventaglio
Ventaglio

Lo sposo

Io in montsuki haori hakama
Io in montsuki haori hakama

L’abito dello sposo, invece, non ha tutti questi simbolismi. Si tratta dell’abito tradizionale formale che viene indossato per ogni occasione importante. I pantaloni (袴 hakama) sono gli stessi che usano i sacerdoti shinto e le miko (巫女), sacerdotesse del santuario e i praticanti di aikido, ma di un colore diverso, bianchi e neri a strisce. Sopra il kimono, nero, che di solito presenta lo stemma di famiglia (per questo viene chiamato 紋付 montsuki), indossa un 羽織 (haori), una giacca più corta del kimono. Anche lo sposo ha il ventaglio, che impugna come fosse una katana.

Cerimonia

Presentazione degli invitati
Presentazione degli invitati

Una volta pronti, si viene portati nella sala in cui vengono ricevuti gli invitati. I matrimoni tradizionali giapponesi sono molto intimi e il numero dei partecipanti è molto basso; si tratta spesso dei soli familiari o al massimo gli amici più stretti. Dopo la cerimonia, se viene fatto il rinfresco, si aggiungono anche amici di cerchie più ampie. Gli invitati si presentano uno a uno di fronte agli sposi. Quando si è finito, si procede a iniziare la cerimonia.

Processione e ingresso

Processione
Processione

La prima parte è costituita dalla processione. Gli sposi, preceduti dai sacerdoti (chiamati 神職 kannushi) e dalle miko (巫女) e seguiti dagli invitati, partono dal torii (鳥居) portale d’accesso ai luoghi sacri, si fermano nel luogo di purificazione delle mani (手水舎 temizuya), lavandosele secondo il tipico rituale shinto (mano sinistra, mano destra e poi bocca). Si continua fino all’ingresso del santuario: notare che l’interno del santuario è solo per chi celebra un rituale, altrimenti non si può entrare. Gli sposi si siedono al centro, lo sposo a destra e la sposa a sinistra, di fronte al dio (nel nostro caso Susanoo dio del mare e delle tempeste, il fratello minore di Amaterasu, dea del sole). Di solito i parenti dello sposo stanno seduti sulla destra, mentre quelli della sposa sulla sinistra. Nel nostro caso, dal mio lato, c’erano anche parenti di mia moglie, visto che io non avevo nessun parente invitato, solo qualche amico.

Purificazione
Purificazione

Inizio

I kannushi si posizionano alla destra del dio, mentre la miko alla sinistra. La cerimonia inizia con il suono dei tamburi, che da lento si fa sempre più rapido. I tamburi allontanano gli spiriti maligni ed evocano i kami, gli dei. Dopodiché il sacerdote principale impugna l’onusa (大幣), un bastone ricoperto da strisce di carta, e lo scuote davanti ai partecipanti. Si tratta di un rituale di purificazione (修祓 shubatsu), o di esorcismo, per scacciare gli spiriti maligni, la cattiva sorte e anche il senso di colpa. Quando la sala è stata finalmente pulita, il kannushi procede con l’invocazione ai kami (gli dei) del santuario, informandoli di ciò che sta per accadere e richiedendo la loro benedizione. Nello shintoismo, il matrimonio è associato al mito di Izanami e Izanagi, la coppia divina che ha creato l’universo e gli altri dei, e vengono invocati dal sacerdote durante l’inno sacro.

Sankonnogi (三婚の儀)

Si tratta del cuore della cerimonia, la parte più importante. Finito l’inno, vengono portate tre coppe di tre grandezze diverse agli sposi. Nella più piccola la miko versa del sake e lo offre allo sposo. Questi lo berrà in tre sorsi e la stessa coppa viene ricolmata e offerta alla sposa. La sposa beve anche dal secondo recipiente prima che venga offerto allo sposo e questi beve per primo dalla coppa più grande, l’ultima, che viene poi offerta alla sposa. Quindi tre coppe riempite e svuotate tre volte in tre sorsi. Per questo viene chiamato san-san-ku-do (三三九度) tre-tre-nove-volte. Simboleggia il patto di reciproco amore fatto dagli sposi. L’origine del numero 3 non è chiara. C’è chi dice che significhi “nascita dopo la nascita” con l’intento di fertilità, chi invece la condivisione di gioie e dolori, altri dicono che sono l’uomo, la donna e il bambino o il cielo, la terra e l’uomo.

Seijisojo 誓詞奏上

A questo punto, di solito lo sposo ma noi abbiamo preferito farlo insieme, si procede con il giuramento formale di fronte ai kami. Si recita questo breve intento di amore reciproco come voto preso da entrambi, del tutto similmente al matrimonio cristiano (ma con toni decisamente più sobri). Tradizionalmente, alla fine dei voti, si ringrazia il sensale, ovvero colui che ha combinato il matrimonio (nel senso moderno, che ha fatto conoscere gli sposi). Se non c’è di solito un familiare si prende questo ruolo, ma nel nostro caso non abbiamo ringraziato nessuno (anche perché sarebbe stato strano citare Whitney Wolfe…).

Seishi (giuramento)
Seishi (giuramento)

Giuramento. Siamo grati di poterci unire in matrimonio di fronte agli dèi in questo giorno propizio. D’ora in poi promettiamo di essere in armonia, di credere l’uno nell’altra e di essere insieme nei momenti belli e i quelli difficili insieme per il resto della nostra vita.

Traduzione integrale del Seishi (giuramento)

Scambio degli anelli

La coppia è ufficialmente sposata e si procede allo scambio degli anelli (elemento ripreso dalle cerimonie occidentali e del tutto opzionale per i giapponesi, che possono saltare questo passaggio). Noi abbiamo scelto degli anelli di legno, fatti da un’azienda giapponese specializzata apposta, che linko qui. Sono lavorati con la tecnica dell’impiallacciatura di tre o più strati che li rende estremamente resistenti. Sono trattati in modo da resistere all’acqua, anche se è sconsigliato di bagnarli a lungo e con prodotti (offrono comunque il servizio gratuito di riverniciatura).

Anelli di legno
Anelli di legno

Danza delle miko

Un altro elemento opzionale, che noi non abbiamo scelto, è la danza delle miko. Le sacerdotesse si esibiscono in una danza tradizionale che serve per ingraziarsi i kami e portare fortuna e benedizioni alla nuova coppia. Dai video che ho visto non è che sia una danza particolarmente bella o interessante, ma sarebbe stato carino vederla dal vivo. Ma si sa, tutto ha un costo e noi abbiamo preferito investire i soldi in altre cose per noi più importanti.

Tamagushi Hoten 玉串奉奠

Offerta del sakaki (cleyera giapponese) ai kami. Si tratta di un ramo di una pianta sempreverde, adornato di nastri di carta, caro alla tradizione shinto, che considera la pianta sacra. Il primo a ricevere il rametto è lo sposo, che deve impugnarne la base con la mano destra e sostenere la punta con la sinistra. Al momento dell’offerta, ci si inchina e si ruota il tamagushi (prende questo nome quando la pianta è usata per una cerimonia shinto) a destra, di modo che sia verticale, all’altezza del petto, con entrambe le mani alla base. Si effettua una preghiera silenziosa finita la quale si ruota il rametto con la radice verso il kami e si pone su un altare. Si conclude con una preghiera finale in stile shinto: due inchini, si batte le mani due volte, momento di silenzio e si conclude con un inchino.

Tamagushi
Tamagushi

Condivisione del sake

Prima della conclusione della cerimonia, viene offerto il sake alla coppia e a tutti gli invitati, che bevono con i classici tre sorsi rituali. Serve per accomunare le famiglie consolidandone la connessione. Purtroppo, a causa del Covid, nel nostro caso non è stato possibile fare questo passaggio che considero molto bello e unificante.

Conclusione

Il sacerdote ringrazia gli sposi e gli invitati e conclude la cerimonia, in maniera abbastanza rapida e sobria. L’assemblea si scioglie e c’è il tempo delle foto, di eventuali regali, saluti e via dicendo. In tutto la cerimonia dura fra i 20 e 30 minuti, quindi è abbastanza breve. I regali agli sposi sono quasi esclusivamente soldi dentro un’apposita busta riccamente adornata. La cifra dovrebbe essere sempre dispari (perché non può essere divisa in due, quindi è un gesto per scongiurare la separazione degli sposi). Ogni santuario ha le sue peculiarità per cui si possono trovare delle varianti diverse da quelle elencate nell’ordine delle fasi o nelle preghiere o nei rituali. Ma sostanzialmente il modello è abbastanza simile per tutti.

Personalmente ho sentito una forte presenza spirituale durante la cerimonia. Era evidente che i sacerdoti ci credevano veramente e trasmettevano il loro sentimento. Sono rimasto molto soddisfatto da tutti i punti di vista, sia per come ci hanno trattato, per i regali che ci hanno fatto dopo (un piccolo altare da tenere in casa, cibo benedetto, amuleti di protezione) che per l’energia che si respirava nel santuario e durante la cerimonia.

To be continued...
To be continued…

Storia e diffusione del buddhismo

in Spiritualità
  ·   25 minuti