La mia esperienza di volontariato al tempio di Fo Guang Shan in Taiwan

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In Taiwan si trova un famoso tempio buddista di scuola Chan (che è quella che da cui ha preso lo Zen giapponese), di recente fondazione ma che si è espanso a macchia d’olio tanto da creare 400 branche in giro per il mondo. Il tempio generale si chiama Fo Guang Shan ed è locato nella provincia di Kaohsiung, nel sud del Taiwan. Il fondatore era un monaco cinese che, venuto via dal continente, partendo da zero a creato un vero e proprio impero. Il tempio è enorme ed ospita più di 300 monaci. Durante le festività principali arrivano ad accogliere migliaia di devoti ogni giorno. L’architettura mastodontica del tempio e del museo lo rendono un’attrazione da tutte le parti del mondo.

Non duality gate Fo guang shan
La Porta della Non dualità

Come ho spiegato bene in questo articolo e nella mia biografia, ho un passato da monaco in Italia, 7 anni di intensa vita meditando tutti i giorni e vivendo un’ascesi impegnativa (senza rinunciare al contatto con le persone, per fortuna). Uno dei motivi che mi ha spinto a intraprendere questo viaggio è proprio il desiderio di sperimentare sulla mia pelle realtà che avevo prettamente studiato sui libri per toccare con mano la loro essenza e imparare qualcosa di nuovo. Quando, spulciando su Workaway per trovare un posto in cui passare una decina di giorni in Taiwan facendo volontariato, ho visto questo monastero, li ho contattati immediatamente per avere la possibilità di vivere in un tempio buddista di scuola Chan, che è la corrente da cui è nato lo Zen; mi hanno risposto velocemente e cordialmente dicendomi che ero il benvenuto.

Fo Guang Shan temple a Kaohsiung

“Un buddha è una persona pigra. Non corre qua e là all’inseguimento di fortuna e fama. A cosa servono queste cose in definitiva? Gli uomini che non vedono la loro natura e credono che leggere i sutra, invocare i buddha, studiare a lungo e con impegno, praticare giorno e notte, non coricarsi mai, o ancora accumulare conoscenze, sia il Dharma, bestemmiano contro il Dharma.”

Bodhidharma
Fo guang shan
Tempio principale
Interno del tempio principale

Chan e Zen

Tutti conoscono lo Zen. Non esiste una persona che non l’abbia mai sentito nominare. Sebbene, di fatto, pochi sappiano cosa realmente sia, il termine Zen è diventato sinonimo di vita spirituale, distacco, calma interiore, saggezza. Cose in realtà c’entrano poco con lo Zen originario. Per un articolo più approfondito rimando qua. Il Chan, invece, lo conoscono solo gli “addetti ai lavori”. Di fatto, lo Zen è figlio del Chan che a sua volta è figlio del Dhyana.

Quest’ultimo è un termine sanscrito che significa “meditazione, contemplazione” e si riferisce a tutte quelle pratiche atte al raggiungimento di uno stato psicofisico di mente vigile mentre le onde cerebrali sono estremamente rallentate. Chan è un termine cinese che non significa niente, riprende semplicemente il suono della parola Dhyana. Questo perché tale scuola buddista cinese, attribuita al mitico Bodhidharma, metteva al centro della pratica la meditazione, come strumento principe per il raggiungimento del risveglio, più importante addirittura dei sutra.

Quando i giapponesi sono venuti a conoscenza di questa nuova scuola, hanno intrapreso viaggi in Cina e invitato maestri nel Sol Levante per diffondere questa dottrina. Da qui è nato lo Zen, che è semplicemente come i giapponesi leggono i caratteri che i cinesi pronunciano Chan. Questa scuola rivoluzionaria nasce più o meno intorno al VI-VII secolo CE in Cina. Per darle importanza, il fondatore viene fatto essere Bodhidharma, di cui non si sa neanche se sia esistito veramente, che è anche il creatore delle famose arti marziali Shaolin, dell’omonimo tempio. Dopo aver fatto l’esperienza nel tempio Zen in Giappone, non potevo certo perdermi la possibilità di andare ancora di più alle origini imbarcandomi in questa avventura dal sapore cinese antico. Ma vediamo se le mie aspettative sono state soddisfatte.

Fo guang shan
Edificio dei buddha d’oro
Fo guang shan

Introduzione

Il monastero si trova nella provincia di Kaohsiung, nel sud del Taiwan, non molto lontano dalla città. Ci sono molti bus che dal centro portano al tempio e al vicino museo. Essendo una meta ambita, i collegamenti non mancano. Il tempio è stato fondato da Hsing Yun nel 1967, apparentemente dal nulla, non avendo egli molti fondi. Eppure quando si arriva nei suoi pressi non si può fare a meno di notare la maestosità degli edifici e chiedersi come sia stato possibile tutto questo. L’intento di Hsing Yun era quello di creare un Buddismo Umanista (Humanistic Buddhism), adattando la famosa tradizione millenaria con le necessità dei tempi di oggi, della vita quotidiana. Incentrano i loro rituali per i vivi invece che per i morti (nella tradizione cinese, ma in tutte quelle asiatiche, in culto per i morti è preponderante). 

fo guang shan
Edificio in cui abita l’abate

Breve storia

Hsing Yun nasce nel 1927 in Cina. All’età di 12 anni diventa monaco buddista, passione trasmessa dalla nonna. Ispirato dal modernismo buddista del 1945, entra in contatto con il maestro Taixu che richiedeva a gran voce una riforma nel buddismo e nel Sangha (la comunità monastica). Nel 1949, in seguito alla vittoria del partito comunista di Mao, fugge in Taiwan insieme a molti altri compagni. Viene arrestato insieme a loro per essere poi rilasciati tutti quanti dopo 23 giorni. 

Negli anni a seguire, grazie ai suoi insegnamenti, si fa un largo seguito di fedeli e fonda numerosi monasteri. Nel 1966 compra 30 ettari di terreno e inizia la costruzione del primo edificio che viene inaugurato nel 1967. In pochi anni il monastero si allarga, vengono costruiti nuovi edifici e fondate branche in giro per il mondo. Nel 1985 Hsing Yun si dimette dal ruolo di abate e fonda la Buddha’s Light International Association (BLIA) dedicata ai devoti laici.

Il monastero, quartier generale dell’organizzazione, diventa il propugnatore principale del buddismo umanista. I monaci si dedicano a molte attività sociali e di volontariato: hanno aperto varie scuole, università, orfanotrofi, ospizi e si occupano di programmi di riabilitazione nelle prigioni. Hsing Yun, purtroppo, e di conseguenza il Fo Guang Shan, si è schierato apertamente a livello politico a favore del Kuomintang, supportando il partito e sostenendo il candidato Ma Ying-jeou alle elezioni del 2008. La sua visione è quella di una sola Cina; ha detto apertamente che “non ci sono taiwanesi” e che “i taiwanesi sono cinesi”. Altro punto molto criticato è la sua visione della donna: questa non è vista, purtroppo, al pari dell’uomo ma che ha il ruolo principale di stare al focolare e supportare il marito.

fo guang shan

Vivere il Chan a Fo Guang Shan

“Non vi fu mai l’albero del Bodhi, e neppure il suo specchio lucente. tutto è fin dall’inizio immacolato, dove cadrà la polvere?”

Huineng
Fo guang shan

Organizzazione

Differentemente dalla mia esperienza nel monastero Zen, noi volontari, che eravamo tanti, tipo una trentina, non vivevamo insieme ai monaci. Anzi, la nostra vita quotidiana era decisamente separata da quella monastica, in tutto e per tutto, ad eccezione dei pasti. Dormivamo in una stanza solo per noi, lontani dai monaci e dalle monache. Ovviamente una stanza per gli uomini e una per le donne, in due edifici diversi. Questa separazione dei sessi è molto marcata e si vede anche negli uffici: quello addetto alle donne (alle volontarie) è off limits per gli uomini. Noi eravamo gestiti da un laico, che aveva messo a disposizione tempo ed energie per gestire noi volontari.

fo guang shan

Giornata tipo

Non c’era una vera e propria sveglia. Chi voleva poteva partecipare alla recita dei sutra delle 5.30 del mattino, ma senza obblighi di sorta. Seguiva la colazione, sempre libera. Quello che invece era importante era essere presenti per il lavoro, che di solito iniziava fra le 8 e le 9 a seconda dei giorni e dell’incarico. Verso le 11.30 si effettuava il pranzo, che poteva essere quello formale con i monaci o insieme ai devoti in un altro edificio. Dopo una pausa si ricominciava a lavorare, solitamente verso le 14. Di solito finivamo con largo anticipo rispetto alla cena, che era verso le 17.30, anche in questo caso poteva essere quella formale o meno. Dopo cena eravamo liberi e di solito passavamo il tempo fra noi volontari a socializzare. Si andava a dormire intorno alle 22.

fo guang shan
Una tipica giornata di lavoro

Dharma Service

Io sono capitato nel tempio durante una settimana particolare, chiamata dai monaci Dharma Service. Si tratta di un periodo dell’anno in cui i fedeli si riuniscono al Fo Guang Shan per pregare per se stessi e i loro cari, siano essi vivi o defunti. Il monastero era quindi pieno di gente, migliaia di devoti ogni giorno, oltre ai 300 monaci residenti. È stata una settimana molto intensa e impegnativa ma sicuramente interessante. Gli orari delle varie cerimonie e degli eventi cambiava ogni giorno e non era facile per noi esterni starci dietro; devo dire che ogni tanto l’organizzazione lasciava a desiderare e ci siamo ritrovati a cambiare incarico e orari all’ultimo minuto. Nonostante questo, non ci sono stati problemi di sorta e anzi, è stata un’esperienza interessante.

Fo guang shan
Monaci e devoti durante una delle cerimonie del Dharma Service
Cerimonia finale del Dharma Service
Cerimonia finale del Dharma Service
Cerimonia finale del Dharma Service
Cerimonia finale del Dharma Service
Cerimonia finale del Dharma Service
Cerimonia finale del Dharma Service

Lavoro e giorni liberi

Le mansioni erano di vario tipo, dal dare acqua alle piante dei vari giardini, al pulire le statue di Buddha, sistemare i dormitori dopo il Dharma Service, pulire, lavare e fare ordine. Le ore di lavoro erano limitate e gli incarichi non erano mai pesanti. Inoltre lavorare insieme aiutava non poco a passare il tempo in maniera piacevole. Non si trattava mai, o quasi mai, di lavori fatti con i monaci. Noi eravamo sempre assegnati a incarichi totalmente gestiti da noi. Quando pioveva i lavori all’aperto veniva sospesi, a volte ci davano l’equipaggiamento necessario per non bagnarci sotto la pioggia. Due giorni alla settimana a testa avevamo i nostri giorni liberi in cui potevamo fare quello che preferivamo, anche lasciare il monastero per entrambi i giorni e tornare la sera per essere pronti al mattino a riprendere il volontariato.

fo guang shan
Altra tipica giornata lavorativa
Volontari durante un momento di relax

Pratiche buddiste

Così organizzata, non dava molto spazio a sperimentare la vita monastica, che era la peculiarità di fare volontariato in tempio buddista, ma diventava un semplice Workaway come tutti gli altri. Per fortuna la divisione monastica che si occupava dei volontari ci teneva a che noi facessimo pratica del buddismo e cercava sempre di organizzare delle attività extra apposta per noi. Ricordo che una volta ci hanno fatto partecipare a una cerimonia del tè in perfetto stile cinese. Altre volte un monaco ci ha insegnato la meditazione Chan per come viene fatta nel loro tempio. Siamo stati invitati nella sala della scrittura per praticare a disegnare gli ideogrammi cinese, peccato che non ci fosse nessuno che ci insegnasse, ma siamo dovuti andare a caso. Infine ci hanno permesso di partecipare alla cerimonia finale del Dharma Service ed è stata un’esperienza veramente interessante!

cerimonia del tè
Cerimonia del tè

Pasti formali e non

Come volontari eravamo liberi di partecipare ai pasti formali che sono quelli in cui si mangia con i monaci seguendo l’etichetta monastica. Ci si mette diligentemente in fila, dietro i monaci che sono i primi a entrare e quando è il nostro turno si prende posizione a un tavolo. Questi sono stretti e c’è spazio solo per una fila di persone, questo per non avere nessuno davanti e non distrarsi. Si mangia in silenzio, a volte un monaco recita i sutra durante il pasto altrimenti vengono recitati solo all’inizio e alla fine, da tutti. Le ciotole, le bacchette e il piatto devono essere disposti secondo un preciso ordine. Il cibo è tassativamente vegetariano. Ci sono dei gesti codificati per ricevere il pasto, per restituire quello che non si vuole, per chiederne ancora. Nonostante sia una mensa buddista, il pasto viene consumato molto in fretta in netto contrasto con gli insegnamenti di Buddha e con la modalità Zen che ho sperimentato in Giappone. Come si dice, posto che vai, usanza che trovi.

Fo guang shan
Mensa monastica

Oltre alla mensa dei monaci, esistevano diversi altri posti dove noi volontari potevamo mangiare, sempre gratuitamente. In tutti questi posti il cibo era vegetariano, a volte nella formula a buffet, a volte si poteva scegliere fra due piatti principali. In questi ambienti la situazione era decisamente più rilassata e si poteva parlare al tavolo con chi avevi accanto. Io, come molti altri volontari, preferivamo questa formula perché durante i pasti formali c’era una tensione e un’atmosfera poco piacevoli. I monaci servitori che correvano riempiendo le ciotole, tutti che mangiavano in fretta, nessun senso di rilassatezza e modo di gustarsi il cibo.

fo guang shan
Sala relax per i volontari, dove si faceva meditazione

Il buddismo del Fo Guang Shan

Come tutte le religioni, anche il buddismo ha avuto i suoi momenti di crisi. Momenti necessari per sviluppare una nuova concezione della religione più vicina all’uomo di oggi. Così è nato il buddismo umanista che il Fo Guang Shan propugna e diffonde, mostrandosi come uno dei più importanti promotori di questo movimento. Esso si basa sul riconoscere Buddha come figura umana e non divina e quindi sull’andare incontro alle persone nella loro vita quotidiana, promuovendo l’uguaglianza, la libertà e la ragione. L’impegno nel sociale è una diretta conseguenza e il tempio ha aperto e gestisce svariate strutture come scuole, università, ospizi, orfanotrofi, ospedali e via dicendo, permettendo anche a chi non se lo può permettere di usufruire di questi servizi. I monaci, quindi, invece di stare chiusi in monastero a pregare, si dedicano a svariate attività sociali e per questo sono molto occupati e difficilmente avvicinabili.

Oltre a prendersi cura del prossimo il buddismo umanista si preoccupa di diffondere il messaggio buddista in uno stile simile a quello del proselitismo cristiano. I monaci scrivono libri, articoli, tengono conferenze, partecipano e organizzano eventi per far conoscere il messaggio di Buddha al mondo sotto questa nuova interpretazione umanistica. Ma allora cosa ne è delle scuole buddiste tradizionali? Fo Guang Shan, sebbene si spacci per buddismo Chan, sostiene anche di integrare e incorporare le 8 scuole buddiste cinesi: della Terra Pura, Tiantai, dell’Ornamento Fiorito, Lǜ, Fǎxiāng o Wéishì, dei Tre Trattati, della Vera Parola, Chan. Di queste scuole viene presa l’essenza sbarazzandosi delle superstizioni, rituali, adorazioni di varie divinità e spiriti per riportare il buddismo alle origini dell’insegnamento di Sakyamuni. Chiaramente non mancano le critiche da parte del buddismo tradizionale.

fo guang shan
Sala della scrittura

Meditazione

Sebbene il monastero si definisca come Chan e il fondatore fosse della scuola Linchi del buddismo Chan, la meditazione viene praticata ma non è il fulcro della loro disciplina quotidiana. Come nel tempio Zen in cui sono stato in Giappone, la recita dei sutra rimane la pratica più importante e viene fatta comunitariamente, con canti e strumenti musicali. La meditazione viene lasciata all’uso personale e, a parte degli eventi particolari, non c’è un momento di contemplazione comune. Sinceramente lo trovo abbastanza deludente e contro i precetti originari del Chan, che erano quelli di mettere la meditazione al di sopra di ogni cosa, anche dei sutra. Nonostante questo le poche meditazioni guidate fatte con un monaco espressamente per noi volontari sono state interessanti, anche se un po’ superficiali per chi, come me, ha una pratica decennale alle spalle.

fo guang shan
Il mio monaco preferito!

Il museo

Una delle attrazioni principali del Fo Guang Shan è sicuramente il museo. Esso è costruito su una piana fra dei monti (si dice che sia stata buttata giù una montagna per farlo…) ed è a dir poco spettacolare. Il primo edificio che incontriamo, costruito in modo tradizionale, all’interno presenta tutta una serie di negozi in stile centro commerciale. Questi vendono souvenir, oggetti sacri, cibo e ci sono anche dei ristoranti dove poter mangiare. Superato quello si entra nella spianata che è fiancheggiata da 8 monumentali pagode, quattro per lato. Ogni pagoda ha un nome simbolico e presenta al suo interno varie situazioni: un centro per gli eventi, uno per l’arte, uno con gli scritti del fondatore e via dicendo. Sotto una delle pagode sono sotterrati preziosi beni buddisti secondo la tradizione cinese.

Di fronte alla spianata si trova una specie di piramide a base quadrata a gradoni su cui siede una gigantesca statua di Buddha. La piramide è il museo vero e proprio che racchiude interessanti reperti archeologici, un fantomatico dente di Sakyamuni e dei percorsi interattivi per adulti e bambini sulla vita di Buddha, le festività buddiste, etc. L’utilizzo della tecnologia e dell’elettronica è uno degli elementi del Fo Guang Shan temple, che cerca di usare il progresso moderno a scopi spirituali. Una delle domande che uno si fa è come sia possibile che un movimento monastico che tradizionalmente abbraccia la povertà abbia potuto costruire qualcosa di così mastodontico e moderno. E soprattutto se forse non fosse stato meglio fare qualcosa più in piccolo e usare quei soldi a scopi caritativi…

Museo
Museo
Museo
Museo
Museo
Museo

Conclusione

L’esperienza al monastero di Fo Guang Shan è stata sicuramente diversa da come me l’aspettavo. Sarà stato anche il momento meno ideale (la settimana del Dharma Service) ma il contatto con una vita spirituale è stato decisamente lontano. La netta separazione fra monaci e volontari non permette veramente di assaporare la loro vita e benché ci sia sempre almeno un monaco disponibile a rispondere a tutte le tue domande, molte risposte rimangono volutamente vaghe ed elusive, come se non volessero condividere alcuni aspetti della loro quotidianità. Nonostante ciò io mi sono divertito molto principalmente grazie al bel gruppo di volontari che insieme a me lavoravano nel monastero e con cui ho costruito interessanti amicizie, alcune delle quali perdurano nel tempo.

Chi cerca un luogo isolato, tranquillo e genuino dove fare un’esperienza spirituale direi che non è il posto migliore. Chi invece si accontenta di lambire superficialmente il buddismo e la vita monastica rimanendo uno spettatore ma godendo di una buona compagnia e dell’ottimo cibo, e dell’occasione di fare qualche meditazione e porre alcune domande ai monaci, può essere il luogo adatto. A me rimane sempre il dubbio di come un movimento nato nel 1967 da un monaco povero di famiglia si sia espanso a macchia d’olio in tutto il mondo costruendo edifici da miliardi di euro…

Il gruppo di volontari
Il gruppo di volontari

Per due articoli sul Taiwan: eccone uno sulle curiosità di questo paese così sconosciuto, l’altro è sul mio viaggio e il luoghi visitati.

Vi ricordo che è possibile finanziare i miei viaggi e quindi i miei articoli! Grazie!

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