La mia storia

· 5 minuti >

Sin da bambino sono affascinato dalle storie, soprattutto quelle di fantasia. Quando ho cominciato ad occuparmi delle persone, ho scoperto una fonte inesauribile di incredibili storie fantastiche. Le nostre cellule, i nostri geni, sono i cronisti dell’epopea della nostra vita.

Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo.

Pablo Picasso

La mia storia

Adolescenza turbolenta

Fiorentino di nascita, classe 1980, da bambino ero timido e chiuso. Con l’adolescenza e la voglia di emergere, stanco di perdere occasioni, ho fatto un lavoro personale per superare i miei blocchi e limiti. La mia esuberanza è cresciuta fino ad alimentare quell’orgoglio ferito da anni di incomprensioni, ingiustizie, assenza di sensibilità ed empatia da parte della famiglia, della scuola, dei compagni e amici. Niente di esagerato, una normale adolescenza di un normale ragazzo di una media famiglia occidentale. Un ragazzo forse un po’ troppo sensibile e fuori dalle righe per trovare una vita normale come soddisfacente. Un sognatore, amante di storie d’avventura, romantico, in cerca di giustizia ed eroismo. Un ingenuo che ha dovuto presto fare i conti con la crudezza della vita, fino a raggiungere il cinismo tipico di chi non riesce più a vedere poesia nel mondo. Questa “ferita del cuore” mi ha permesso sin da giovane di essere sensibile e attento alle emozioni delle altre persone e lentamente diventare un confidente ricercato. Nonostante non fossi una cima a italiano, almeno secondo i miei professori, mi dilettavo nello scrivere poesie e racconti.

Vocazione o meno?

La svolta

Dopo qualche anno durante il periodo universitario in cui la mia energia e voglia di emergere non trovavano realizzazione in nessun campo specifico, mi sono avvicinato alla meditazione profonda di Gianvittorio Cappelletto, fondatore de I Ricostruttori nella Preghiera. Ci è voluto poco perché un ribelle e rivoluzionario come me, incapace di adeguarsi alla vita ordinaria, trovasse in quella comunità religiosa la propria dimensione. Nonostante il mio background fortemente cattolico, per via della mia famiglia e del contesto sociale, avevo abbracciato l’ateismo da almeno sei anni. Grazie (o per colpa) de I Ricostruttori ho riscoperto una spiritualità e una religiosità che non credevo possibili.

La vita da monaco

Così, alla soglia dei 23 anni, decido di farmi monaco. Si susseguono anni intensi, impegnativi se non addirittura ardui in certi momenti, ma estremamente fruttuosi. La comunità era strutturata in modo da mettere la meditazione e la filosofia dello yoga al centro. Nonostante fosse (e sia ancora) una comunità cristiana cattolica, l’apertura alle altre tradizioni spirituali era notevole. Meditazione 4 volte al giorno, asanas (le posizioni dello yoga), pranayama (la respirazione), pratiche ascetiche come l’essere vegetariani, fare digiuni due volte al mese, dormire sul duro, lavarsi con l’acqua fredda. Uomini e donne convivevano con una certa armonia. I tre voti monastici erano presi estremamente sul serio, povertà, castità ed obbedienza, soprattutto quest’ultima, che diventava spesso militaresca. Lavoravamo come muratori, per ricostruire (da qui il nome) vecchi ruderi e trasformarli in centri spirituali da cui diffondere la meditazione profonda. In questi anni ho studiato Filosofia e Teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, conseguendo la laurea.

Un aspetto peculiare di tale comunità, che loro hanno sempre cercato di nascondere e per cui sono stati accusati varie volte, era la presenza massiccia di esoterismo e iniziazioni relative. Che era, ovviamente, uno degli aspetti che mi attraeva di più. Così ho conosciuto anche parte del mondo esoterico e ricevuto alcune interessanti iniziazioni. Purtroppo questo filone, a causa delle critiche ed accuse, è sempre più finito in secondo piano e con la morte del fondatore si può dire che è quasi scomparso. Ciò che si crea in ambienti di questo tipo, è la forte credenza collettiva nella superiorità spirituale del fondatore e di certi suoi seguaci (soprattutto i primi), tanto che avere idee, esperienze, intuizioni diverse è segno di “blasfemia”.

La mia storia

La fioritura

Non posso ringraziare a sufficienza quegli anni che hanno permesso alla mia sensibile e complicata personalità di fiorire lentamente. Grazie alla disciplina, alla guida spirituale e psicologica, alla meditazione, alla vita comunitaria che permetteva un continuo confronto e scambio di idee e riflessioni, mi sono arricchito profondamente per tutto ciò che riguarda gli aspetti della vita. Il lavoro manuale, la convivenza, lo studio, il servizio agli altri. Nonostante fossimo monaci, dedicavamo gran parte del nostro tempo al cosiddetto apostolato, che altro non era se non organizzare eventi come conferenze, corsi di vario tipo, spettacoli, concerti, feste per attirare persone e fargli conoscere la meditazione.

Eravamo sempre in mezzo alla gente, ascoltando i loro problemi, motivandoli nei loro sogni, accogliendoli per quello che erano. La mia capacità di ascolto, di dare consigli, di empatia e discernimento si è ulteriormente sviluppata: è stato il miglior allenamento e banco di lavoro con l’animo umano che fosse possibile. Ho conosciuto, incontrato, ascoltato centinaia e centinaia di persone. Ho imparato tantissimo da loro, ciò che mi hanno dato è immisurabile. Essere guidati, avere costanti incontri con la propria guida, essere seguito da vicino e al tempo stesso dedicarsi agli altri, seguirli, per anni, è stata la migliore scuola che potessi desiderare.

La mia stessa scrittura è piano piano maturata fino a portarmi a generare una serie di racconti di stampo iniziatico e di ricerca interiore, il primo dei quali è stato pubblicato nel 2008 dalla rivista Appunti di Viaggio, con il titolo La fonte dell’amore.

Gli attriti

Non tutto quel che è oro luccica. Le difficoltà all’interno della comunità non sono certo mancate, anzi. In quegli anni ho iniziato a perdere i capelli (e non c’entra nulla la genetica, visto che nella mia famiglia tutti hanno e hanno avuto i capelli fino alla loro morte) a causa di un’alimentazione di dubbia qualità sia nei prodotti (vivendo in povertà di mangiava un po’ quello che capitava) che nella dieta, principalmente a base di carboidrati; inoltre lo stress dato da un’obbedienza militaresca ha dato il suo importante contributo al che lentamente i miei capelli mi salutassero per sempre. Infatti, fra i tre voti monastici, l’obbedienza è stato sicuramente quello con cui ho fatto più fatica. Inizialmente, essendo giovane e voglioso di imparare, mi era più facile obbedire ciecamente, mettere da parte il mio io. Poi, quando la mia personalità ha cominciato a fiorire, gli attriti si sono fatti sempre più forti.

Da buon fiorentino, non ho mai potuto rinunciare alla mia goliardia e questo non è certo un aspetto che una comunità religiosa può tollerare. Finché il fondatore Gianvittorio Cappelletto era vivo, mi difendeva (come faceva con molti altri) dagli attacchi di confratelli bigotti, rigidi ed ottusi. Con la sua morte questa difesa è venuta meno e lo stesso nuovo leader, un personaggio estremamente chiuso e clericale, timoroso di tutto, non vedeva di buon gusto il mio carattere esuberante, goliardico e fuori dalle righe. Così, dopo 7 anni dall’inizio della mia vita monastica, non trovando più quei valori e intenti del principio, grazie a un pellegrinaggio in India, ho deciso di abbandonare la comunità per trovare una mia personale dimensione di vivere la mia spiritualità.

La mia storia

La “Vita Nova”

Morendo si comincia a vivere

Tornare alla vita “normale” è stato tutto meno che facile. Ricominciare a 30 anni un’esistenza senza soldi, senza esperienze lavorative “vendibili”, senza amicizie (perché ormai i vecchi amici si erano organizzati senza di me) non è stato per niente facile. Sono passato da lavorare con i bambini nei centri estivi, a insegnare religione alle superiori, a fare massaggi e trattamenti olistici in una spa. Perché nel frattempo si era sviluppata la passione per quelle discipline orientali atte al benessere della persona, come lo shiatsu, il massaggio thai, il tuina che avevo sperimentato quando ero monaco (avevano ambulatori di medicina complementare). Ho approfondito anche lo yoga e ho preso la certificazione come insegnante in India, a Rishikesh. Il mio amore per l’oriente è cresciuto tanto da andarci ogni anno per corsi di formazione e per puro piacere di viaggiare ed essere immersi nella loro cultura.

Facendo un’antologia dei miei racconti, spinto da amici e conoscenti, ho pubblicato il mio primo libro Racconti intorno al fuoco, nel 2014, per la casa editrice Zerounoundici. Attualmente disponibile nella seconda edizione per Amazon.

Ho fatto anche esperienze di tipo sciamanico come l’Ayahuasca in cui ho scoperto il mondo delle sostanze enteogene, che mi ha dato molte risposte alle esperienze già fatte in meditazione.

Non trovando un compenso remunerativo al pari di ciò che offrivo, nel 2016 ho lasciato l’Italia per l’Irlanda, con l’intenzione di cercare “fortuna e gloria” e migliorare l’inglese. Qua mi sono formato come Life Coach, dando un nome socialmente riconosciuto alla mia passione e dedizione di aiuto e supporto dell’altro. L’esperienza è stata fruttuosa da tutti i punti di vista ma, non sopportando più il clima freddo, umido e carente di sole, mi sono spostato in Grecia, dove ho continuato a seguire la mia “vocazione”, libera da ogni tipo di connotazione religiosa, politica, culturale, per dedicarmi al meglio all’ascolto, all’accoglienza e alla motivazione di chi incrocia la mia strada.

Abbandonata anche la Grecia, ho deciso di lanciarmi in un lungo viaggio in Oriente alla ricerca di esperienze di ogni tipo, ma soprattutto legate alla medicina orientale, le discipline olistiche e la relazione con le persone oltre il mero filtro del business.