Lo Yoga moderno

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Sono sempre di più gli studi, le palestre, i centri olistici, le spa, i circoli ricreativi che offrono corsi di yoga. Se ne vedono di tutti i colori: hot yoga, beer yoga, naked yoga, dog yoga, boxing yoga e chi più ne ha più ne metta. Sono molti quelli che lo praticano seguendo questo o quell’altro trend. Ma sanno veramente di cosa si tratta? Cosa contraddistingue una pratica definita yoga da un’altra che non lo è? Da dove vengono le asanas, o posizioni, dello yoga? Abbiamo già visto in questo articolo approfondito sulle sue origini cosa fosse tradizionalmente lo yoga e quanto fosse diverso dallo yoga di oggi. Ma allora, cos’è questo yoga moderno? È una realtà che riguarda l’India e la sua tradizione millenaria o è una nuova pratica nata in occidente?

Cos’è lo yoga moderno?

“Yoga significa unione: unione di mente e corpo, unione di sé con il divino, unione con gli altri e così via. È una disciplina che parte dal corpo e si estende alla filosofia e alla meditazione; lavora sul concreto per sondare il sé e cosa ci sia oltre. Più di tutto, lo yoga è 99% pratica e 1% teoria”

Pattabhi Jois
yoga moderno

Per capire cos’è lo yoga oggigiorno, basta andare in qualsiasi studio, centro o palestra che fornisce corsi e segnarsi per una lezione di prova (quasi sempre gratuita, almeno in Italia). Lo scenario che vedremo è il seguente: una sala più o meno ampia, solitamente con il pavimento in legno, una fila di tappetini ordinatamente sistemati e qualche attrezzo come cinghie, coperte o cuscini. Un insegnante che, in fondo alla sala, mostra delle posizioni e guida i suoi studenti con la voce. Un numero indefinito di persone che, vestite con abiti tipici della palestra, si sforza di tenere la posizione.

Variazioni al quadro possono essere: specchi ai muri, un maggiore o minore numero di attrezzi, eventuali incensi, musica rilassante, immagini della tradizione indiana, buddista o new age. Le lezioni iniziano con un riscaldamento iniziale, a volte fatto dopo un breve rilassamento o dopo aver cantato qualche mantra, raggiungono un apice nello sforzo all’incirca a metà lezione, per poi ritornare piano piano a un livello meno impegnativo che si conclude con un rilassamento finale. A volte vengono fatti esercizi di respirazione, il cosiddetto pranayama.

Lo yoga di oggi

Ma quando è nato tutto questo? Svariati libri e giornali parlano di yoga come tradizione millenaria, ma abbiamo visto nel mio articolo che lo yoga tradizionale ha ben poco a che vedere con lo scenario sopra descritto. Come siamo arrivati a rendere lo yoga una ginnastica non poi tanto differente dalle altre? Bisogna fare un tuffo nel passato, ma senza scomodarci troppo andando indietro di chissà quanto, è più l’impegno spaziale che ci spinge a dirigerci fino in India.

Con il termine yoga moderno, infatti, ci si riferisce a una realtà che nasce in India insieme al movimento nazionalista indiano di fine XIX secolo e inizio XX. Si tratta di uno dei tanti progetti di riportare lustro e importanza a una nazione che per molti versi era caduta in forte disgrazia e che ha visto il governo indiano impegnarsi in molti settori, sfruttando menti eccelse che si battevano per un’India libera, forte, indipendente, culturalmente avanzata. Per quanto molti insegnanti o praticanti di yoga possano dare la colpa all’occidente se lo yoga di oggi è prettamente fisico, è principalmente a causa dell’India stessa se le asanas sono associate allo yoga a un livello di quasi equivalenza. Ma vediamo dove nascono queste posizioni famose.

Le asanas o posizioni

Sebbene nei primi testi di yoga, includendo gli Yoga Sutra di Patanjali, non si parli di posizioni (solo di una, quella seduta durante la meditazione), ci sono evidenze sin dal I sec. CE di pratiche fisiche da parte dei cosiddetti sannyasin (asceti) in testi induisti, ma anche da parte dei monaci nei testi buddisti e dei fedeli del jainismo nei testi jainisti dello stesso periodo. Non è chiaro quali fossero queste pratiche fisiche di yoga. Soltanto intorno al 1000 appaiono scritti con le prime descrizioni delle asanas e successivamente, in maniera sempre più approfondita, nei testi relativi all’Hatha yoga tradizionale. Si tratta di scritti più o meno dal XIII secolo in poi con un numero limitato di asanas e principalmente posizioni sedute. Con il passare dei secoli e il proliferare dell’Hatha yoga, i testi si arricchiscono di esercizi fisici e posture fino ad arrivare al Gheranda Samhita (XVII o XVIII secolo) che sostiene che Shiva abbia insegnato all’umanità 8.4 milioni di asanas, ma poi di fatto ne descrive solo 32. Nell’Hatha Ratnavali, scritto nel XVII secolo, sono elencate 84 posizioni.

I Nath o gli yogi da strada

Verso il XVIII e XIX secolo il fenomeno dell’Hatha yoga declina decisamente, anche a causa dell’occupazione inglese. Sin dall’XI o XII secolo era presente il movimento dei cosiddetti nath o yogi erranti, che si rifaceva allo shivaismo, al buddismo e all’Hatha yoga. Alcuni di essi si mobilitarono in forze armate combattendo l’invasione islamica prima e quella inglese poi, prendendo il controllo militare di alcuni commerci britannici. Con il declino dello yoga, molti di questi nath si guadagnavano da vivere facendo le asanas in strada, soprattutto quelle più acrobatiche, attirando l’attenzione dei passanti e ricevendo così l’elemosina. Per questo, e per i precedenti atti di brigantaggio, erano malvisti dai britannici ma anche degli indiani stessi. Fu così che le asanas e l’Hatha yoga vennero considerate pratiche inferiori relegate alle caste povere.

Lo yoga moderno

Sotto la spinta della nuova cultura nazionalista che si respirava nella maggior parte dei paesi di tutto il mondo nel XIX e XX secolo, in cui veniva celebrata la mascolinità sotto forma di forza fisica, in India vengono introdotti molti esercizi di ginnastica, callistenia militare, wrestling e sport. Nel frattempo il governo britannico fece un cambio di rotta e si impegnò a perseguire politiche di conciliazione verso la cultura locale dell’India. Come risultato di questa politica, molti amministratori, intellettuali e pubblici ufficiali indiani ed europei iniziarono a sostenere la creazione di una nuova e moderna India che combinava il meglio di ciò che la modernità e l’Occidente avevano da offrire, ma in una forma tradizionale indiana.

Nascono così tutta una serie di scuole e movimenti atti a rivalorizzare la tradizione indiana soprattutto nella forma dello yoga. Nel 1918 viene fondato il The Yoga Institute a Mumbai da Yogendra: il più antico centro di yoga organizzato del mondo (ed ha solo un centinaio di anni…). Nel 1924, Kuvalayananda ha creato il suo Kaivalyadhama Health and Yoga Research Center a Maharashtra. Nel 1926 Krishnamacharya iniziò a insegnare nel palazzo di Mysore, sotto le direttive del Maharaja, creando una scuola di yoga per i figli delle famiglie agiate indiane. Viene fondata la ISKCON di Prabhupada nel 1966 (da noi conosciuti come Hare Krishna), il movimento di Osho chiamato Rajneeshism nel ‘64 e la meditazione trascendentale di Maharishi Mahesh Yogi negli anni ‘50. Solo per citarne alcuni, ma vediamo nel dettaglio lo sviluppo dello yoga moderno.

Le quattro grandi scuole dello yoga moderno

Valutare e presentare gradi di innovazione e continuità nelle tradizioni contemporanee o rivivificate come lo yoga transnazionale è sempre pericoloso, nella misura in cui la modificazione è tipicamente (sebbene non sempre) presentata come la trasmissione trasparente di insegnamenti antichi e immutabili.

Mark Singleton

Sebbene non tutti gli studiosi condividano questa classificazione, noi la usiamo perché semplifica il tutto. Secondo Elizabeth De Michelis questo movimento di rinascita dello yoga può essere diviso in queste 4 principali categorie.

Modern Psychosomatic Yoga

Lo yoga psicosomatico moderno, tanto per usare la forma tradotta in italiano, è un tipo di yoga che coinvolge l’allenamento corpo-mente-spirito. Secondo De Michelis, esso sottolinea l’esperienza pratica, pone relativamente poca attenzione alla dottrina ed è praticato in un ambiente intimo. Esponenti di questa scuola sono il succitato The Yoga Institute di Mumbai, la Divine Life Society fondata da Shivananda nel 1936, il Kaivalyadhama Health and Yoga Research Center di Maharashtra e la Self-Realization Fellowship di Yogananda, fondata a Los Angeles nel 1925. Ce ne sono molti altri, ma quello che ci tengo a dire è che si tratta di scuole, approcci, in cui lo yoga è visto come un mezzo di realizzazione psicofisica dell’individuo nella società. Uno strumento per curare i problemi fisici ma anche mentali, emotivi e spirituali. Una via per realizzare tutte le potenzialità umane e fiorire in pienezza.

Modern Meditational Yoga

Si tratta di un movimento di yoga basato su tecniche di meditazione, di diverso tipo. Uno degli esempi è la meditazione trascendentale per come veniva insegnata da Maharishi Mahesh Yogi negli anni ‘50, famoso per essere stato il guru dei Beatles e di altre celebrità. La meditazione trascendentale è fatta seduti in silenzio, ripetendo mentalmente dei mantra specifici, in modo da entrare in questo stato di profondità e rilassamento. Da praticare giornalmente. Un altro esponente di questo tipo di yoga è Shri Chinmoy che ha fondato molti centri di yoga in cui diffondeva la meditazione, la preghiera, i mantra cantati unendo il tutto all’arte, la musica e la pratica sportiva. Alcune di queste scuole di yoga meditativo sono areligiose mentre altre sono religiose, ad esempio quelle di stampo buddista.

Modern Denominational Yoga

Chiamato anche neo-induismo, questo tipo di yoga è di stampo devozionale. Si basa su insegnamenti di guru che hanno ideato un loro sistema di credenze, rituali, gerarchie in cui si usano anche le asanas e la meditazione. Si tratta di veri e propri culti, a volte di stampo settario. Alcuni chiari esempi sono gli Hare Krishna o meglio l’ISKCON di Prabhupada, il Sahaja Yoga di Nirmala Srivastava, il Rajneesh movement di Osho e la meditazione trascendentale nella sua forma istituzionalizzata. In queste forme di yoga si propone una visione di Dio al quale ci possiamo avvicinare tramite diversi stadi di meditazione, preghiera e pratiche, precetti morali e religiosi. In altri non si parla di Dio ma di risveglio e liberazione e si promuove una vita in comunità in campagna con amore libero e meditazione dinamica che aiuta a liberarsi dalle proprie follie. La figura del guru rimane comunque centrale e l’aspetto devozionale è alla base di ognuna di queste scuole.

Modern Postural Yoga

Il padre dello yoga posturale è senza dubbio Tirumalai Krishnamacharya che negli anni ‘30, sotto la volontà del Maharaja di Mysore, ha insegnato quello che Singleton ha definito come “un matrimonio fra Haṭha yoga, esercizi di lotta libera e ginnastica occidentale moderna”. Ha ripreso il saluto al sole ideato dal Raja di Aundh pochi anni prima e lo ha inserito nella sua pratica dinamica. Fra i suoi studenti ci sono stati quelli che sono diventati importanti maestri a loro volta, come Pattabhi Jois, promotore dell’Ashtanga Vinyasa yoga, Iyengar ideatore del suo omonimo stile, Indra Devi e infine suo figlio Desikachar, che ha diffuso il Viniyoga. Questo yoga si basa principalmente, ma non esclusivamente, sulle famose posizioni.

Prima del 1900 c’erano pochissime posizioni in piedi. A oggi gli stili di yoga posturale sono innumerevoli, con migliaia di asanas all’attivo. Ogni stile pone l’accento su un aspetto peculiare, che sia la respirazione, il lavoro aerobico, la precisione nell’allineamento o anche la parte spirituale dell’Hatha yoga. Col diffondersi di questo tipo di yoga in occidente, nascono nuovi stili, i primi marchi registrati e associazioni che riconoscono o meno i vari insegnanti di yoga e le scuole nel mondo (tipo Yoga Alliance). Ci sono, inoltre, una miriade di insegnanti che non si rifanno a nessun specifico stile ma insegnano un generico Hatha yoga moderno personalizzato. Quello che è diventato lo yoga oggi è il risultato di questo tipo di scuola, che è di gran lunga la più diffusa, anche in India. Ormai lo yoga viene visto come una ginnastica che apporta benessere, aiuta a eliminare lo stress, il peso in eccesso, aumenta la flessibilità e fa passare il mal di schiena. Tutte cose che se le sentisse Patanjali brucerebbe i suoi Yoga Sutra…

Early modern yoga

Voglio spendere due parole riguardo a questa forma di yoga diffusa nel mondo alla fine del XIX secolo da Vivekananda e Madame Blavatsky, giusto per citare i più famosi. Si tratta di un movimento che rispecchia il disgusto della pratica delle asanas molto diffuso dai già citati nath. La Blavatsky, co-fondatrice della Società Teosofica, ha spianato la via per la diffusione di questo yoga in occidente, incoraggiando l’interesse nell’occulto e nelle dottrine esoteriche costruendo una visione dell’”Oriente Mistico”. Dopo aver viaggiato per qualche anno in India, si interessò in maniera crescente allo yoga, disprezzando le pratiche delle asanas che contrastavano la sua idea del “vero yoga”, relegandole a mero esercizio fisico. Blavatsky era interessata al mantra yoga come mezzo per sviluppare consapevolezza spirituale, il bhakti, il karma e il jnana yoga, forme più alla portata della mentalità occidentale e infine il Raja Yoga (ovvero quello di Patanjali), considerata la strada regale per raggiungere lo stato divino e che contiene in sé tutte le più importante tecniche e credenze delle altre vie di yoga.

Vivekananda, dal canto suo, ha diffuso uno yoga basato sul pranayama, la meditazione, il pensiero positivo (derivato dal New Thought movement nato negli USA). Rifiutava in maniera esplicita ogni forma di asana. Il che è spiegato anche dalla sua condizione sociale elevata che lo spingeva a vedere non di buon occhio gente come i fachiri e i nath praticare forme di yoga posturale e ascetismo per strada in cambio di soldi. Seguiva la filosofia dell’Advaita Vedanta che riteneva quella che spiegasse meglio l’essenza dell’induismo, sebbene considerasse l’Assoluto sia immanente che trascendente (andando contro l’Advaita Vedanta stesso e conciliando, così, il dualismo con il non dualismo). Ha cavalcato l’onda del movimento nazionalista indiano per portare l’induismo a religione principale in India ed è per questo considerato un santo patriota. La sua forma di “yoga” va in linea con i movimenti esoterici contemporanei, tipo la succitata teosofia, il New Thought e il trascendentalismo statunitensi. La sua figura è stata fondamentale per la rinascita dell’India sia a livello di nazione che a livello religioso e spirituale.

Gli stili più diffusi oggigiorno

Dal Modern Postural Yoga, si sono diffusi gli stili di yoga che vengono praticati oggi in tutto il mondo, India compresa, sotto il nome generico di Hatha yoga (moderno, ovviamente). Vediamo quali sono quelli nati in India e quelli invece creati in occidente.

Ashtanga Vinyasa

A dispetto del nome, ha ben poco a che vedere con il Raja yoga di Patanjali. Ideato da Pattabhi Jois, discepolo di Krishnamacharya, a Mysore, si basa su 6 sequenze predefinite eseguite in modo dinamico. Questa tecnica combina la respirazione (in particolare quella ujjayi che consiste nel chiudere quasi completamente la glottide mentre si respira) con il movimento delle asana e l’utilizzo dei bandha, ovvero le chiusure del corpo (il perineo, il diaframma, la gola). Le posizioni sono rese dinamiche dal vinyasa, ovvero una sincronizzazione di respiro e movimento. Infine la fissazione dello sguardo, detta drishti in sanscrito, completa l’elenco delle caratteristiche fondamentali di questa disciplina. In particolare, per Pattabhi Jois, gli elementi più importanti sono tre, chiamati tristhana: respiro, asana, drishti. Ognuno lavora a un livello diverso, ovvero corporeo, del sistema nervoso e mentale.

ashtanga yoga

Praticando le serie, che hanno un ordine progressivo di difficoltà, si trattiene ogni singola asana un massimo di 5 respiri completi, sempre usando la respirazione ujjayi, fissando lo sguardo in un determinato punto, che varia da asana ad asana e si pratica un bandha specifico. Viene considerata una meditazione in movimento e la fluidità fra una posizione e l’altra ricorda che tutto è impermanente e in continuo cambiamento. Si tratta di uno stile molto impegnativo da un punto di vista fisico, che richiede estrema flessibilità e forza. La respirazione ujjayi riscalda il corpo e tramite la sudorazione permette di eliminare le tossine; la concentrazione su un punto aiuta a purificare e stabilizzare il funzionamento della mente; i bandha donano stabilità all’asana e permettono di usare l’energia vitale (prana) al meglio; infine il vinyasa fa si che respiro e posizione si sposino in un dinamismo fluido.

Iyengar Yoga

Anch’egli discepolo di Krishnamacharya, a causa di alcune problematiche fisiche, ha adattato la pratica del maestro creando uno stile tutto suo. Questo si basa su attenzione ai dettagli, all’allineamento e alla precisione, ottenute, quando necessario, tramite l’utilizzo di appositi attrezzi (cinghie, blocchi, bolster, coperte, corde, etc.). Ogni asana deve essere eseguita in maniera estremamente precisa nei minimi dettagli, per trarne il maggior beneficio ed evitare eventuali infortuni. Vengono ideate sequenze, variabili, per lavorare su specifici scopi da raggiungere tramite l’esecuzione della serie. L’insegnante di questo stile deve necessariamente essere qualificato dalla scuola di Iyengar (in quanto marchio registrato), la cui sede principale si trova a Pune, in India.

iyengar yoga

L’approccio che ha è quello di intervenire attivamente nella correzione costante dei propri studenti. Le posizioni sono tenute a lungo in modo da rinforzare i muscoli attivi e rilassare quelli non necessari e permettere così loro di allungarsi. Grazie all’uso di attrezzi, diventa molto più facile eseguire l’asana nel modo corretto e trarne così i suoi benefici. Una volta che la consapevolezza del corpo aumenta, che i muscoli si sono allungati e rafforzati, gli attrezzi vengono lentamente abbandonati. Questo stile prevede anche la pratica del pranayama, ma viene “sottomessa” all’allineamento posturale. Ovvero per praticare correttamente gli esercizi di respirazione si deve prima conquistare una postura corretta che ci permetta di eseguirli senza errori. Anche in questo caso si parla di meditazione sul corpo: la pratica delle posizioni, tenute a lungo e unite al respiro, porta a lo studente a vivere un’esperienza meditativa.

Vinyasa Yoga

Prendendo le mosse dall’Ashtanga Vinyasa di Pattabhi Jois, è uno stile dinamico che ha come base la fluidità fra un’asana e l’altra. Chiamato per questo anche Vinyasa flow. A differenza dell’Ashtanga Vinyasa, non ha sequenze rigide e queste sono di più facile approccio per gente che non è super flessibile, come invece richiede l’Ashtanga. Le posizioni vengono tenute poco e c’è il solito collegamento fra respiro e movimento del suo stile ispiratore. Per quanto riguarda gli altri aspetti dell’Ashtanga, come la drishti (focalizzare lo sguardo su un punto) o i bandha (le chiusure del corpo) dipende molto dall’insegnante. Una forma più intensa di Vinyasa viene chiamata Power yoga, dove si praticano asana più complesse o sequenze più impegnative. Sviluppata nel 1995 da Bender Birch, in USA, si rifà all’Ashtanga Vinyasa, esattamente come il Vinyasa flow.

vinyasa yoga
power yoga

Kundalini Yoga

Come già parlato nell’articolo sulle origini dello yoga, si tratta di uno stile ideato da Yogi Bhajan nel 1968 in USA. In esso si praticano sequenze di asana chiamate kriya, tecniche di respirazione dinamica, si cantano mantra della tradizione Sikh e si fa una peculiare forma di meditazione. In questo è una disciplina completa, di stampo tantrico, e non appartiene al movimento del Modern Postural Yoga, che invece si basa principalmente sulle posizioni. L’obiettivo di questo yoga è risvegliare la kundalini, l’energia vitale che solitamente è dormiente, arrotolata su se stessa alla base del coccige, e farla salire lungo la spina dorsale per farle raggiungere l’ultimo chakra. Per fare ciò vengono usate tecniche derivate dal kundalini yoga tradizionale, dal layla yoga e dal tantra, come descritto nel mio articolo, adattate da Yogi Bhajan allo stile di vita moderno occidentale, ma con lo stesso scopo di creare una disciplina completa che abbracci tutto l’essere umano e non solo la sua parte fisica.

Bikram Yoga

Ideato dall’indiano Bikram Chudhury una trentina di anni fa, si tratta di una sequenza di 26 asana praticate in stanze chiuse e riscaldate intorno ai 35-42° C. La sequenza è sempre la stessa, in tutti gli studi di Bikram yoga del mondo. Il calore permette al corpo di essere molto più elastico e di sudare copiosamente, permettendo alle tossine di essere eliminate. Non si usano supporti ma è consigliato l’asciugamano un ottimo tappetino antiscivolo. Da questo stile, marchio registrato, è nato l’Hot yoga: si basa sullo stesso identico concetto di fare yoga in una stanza riscaldata ma senza seguire la rigida sequenza stabilita da Bikram (e senza così dover pagare fior di quattrini per avere il marchio registrato). L’Hot yoga varia nella scelta delle asana, nella durata delle posizioni, nell’eventuale flow a seconda dell’insegnante.

Yin Yoga

Disciplina sviluppata alla fine degli anni ‘70 in USA da Paulie Zink, artista marziale di Kung Fu. Dopo aver praticato per 10 anni con un maestro dello stile della Scimmia e aver vinto diversi premi in ambito delle arti marziali, Zink inizia a insegnare uno stile di yoga mischiato al Dao Yin, esercizi taoisti che prevedono posizioni statiche mantenute a lungo, posizioni dinamiche e visualizzazioni unite ad automassaggio e stretching, il tutto sempre accompagnato dalla respirazione, per permettere all’energia vitale, chiamata Qi, di fluire liberamente. Lo stile sviluppato da Zink lo ha chiamato “Yin Yang Yoga” e si basa su posizioni tenute per lungo tempo in modo passivo alternate a posizioni dinamiche praticate in modo attivo. Inoltre Zink insegna, durante le sue lezioni, tecniche di respirazione prese dal Qi Gong e l’alchimia taoista basata sui 5 elementi e su come sviluppare le relative qualità, e quelle di alcuni animali, incarnandoli.

yin yoga

Paul Grilley, uno studente di Zink già esperto di Bikram e Ashtanga, ha sviluppato ulteriormente lo Yin Yoga mischiando anatomia, la fisiologia dei meridiani della medicina cinese sviluppata da Motoyama ed esercizi di Dao Yin, mirando a creare delle sequenze di posture che avessero lo stesso effetto di una seduta di agopuntura. Sarah Powers, una studentessa di Grilley, insegnando lo stesso stile del suo maestro, ha incorporato la psicologia buddista e ha aggiunto più enfasi sul targetizzare i meridiani per il raggiungimento di una salute migliore e dell’illuminazione. Nel suo libro spiega anche una tecnica consapevole e sistematica di respirazione da usare durante la pratica. Sotto l’insegnamento di queste tre figure, lo Yin Yoga è diventato presto famoso diffondendosi in tutto il mondo. Le lezioni quindi si basano principalmente su posizioni sedute o sdraiate tenute per lungo tempo (da 45 secondi a qualche minuto) in modo passivo, così da lavorare principalmente sul tessuto connettivo. Durante la posizione viene spiegato dall’insegnante quali meridiani sono coinvolti nel corso dell’esecuzione dell’asana.

Restorative Yoga

Diventato famoso recentemente soprattutto nel mondo anglosassone, il Restorative Yoga è stato ideato da una delle prime discepole di Iyengar, Judith Hanson Lasater. Si basa su una tecnica in cui si usano gli attrezzi derivati dall’Iyengar per tenere a lungo (anche 20 minuti) posizioni di yoga in modo passivo. È uno stile adatto soprattutto a persone che hanno problematiche fisiche, vicine all’esaurimento nervoso, sotto stress o che stanno recuperando dopo un’operazione o un incidente importante. Differisce dallo Yin per l’uso degli attrezzi, per il tempo di tenuta di un’asana e perché è rivolto a persone con problematiche, mentre lo Yin è pensato per persone sane (oltre ad avere tutta la parte relativa alla medicina cinese che il restorative yoga non ha).

Viniyoga

Chiamato anche Vinyasa Krama Yoga è stato ideato da Tirumalai Krishnamacharya e insegnato dal figlio Desikachar. Non differisce in maniera significativa dagli altri stili di yoga posturale, semplicemente ritiene che l’insegnamento debba essere fortemente personalizzato a seconda delle esigenze del singolo studente. Si rende così importante, se non fondamentale, il rapporto insegnante-studente proprio della tradizione yogica classica. Il motto di questo stile è che non deve essere la persona a conformarsi allo yoga bensì quest’ultimo si deve adattare a ogni persona. Si deve tenere presente la specificità di ogni individuo, i suoi bisogni e le sue potenzialità, ma anche la sua storia e il suo presente. Questo approccio non è seguito solo nelle lezioni individuali ma anche in quelle di gruppo.

Reali benefici dello yoga moderno

Una delle cose su cui puntano praticamente tutti gli stili di yoga moderno sono i presunti benefici psico-fisici della sua pratica. Escono costantemente articoli a riguardo, principalmente in testate giornalistiche riguardanti lo yoga. Di fatto, lo yoga ha dei reali benefici sulla salute, sia a livello posturale o fisico in generale (mal di schiena, rigidità muscolare, tendinea, articolare, migliora il funzionamento del sistema endocrino e del sistema simpatico) che psico-emotivo (aiuta a rilasciare lo stress, l’ansia e a costruire sicurezza in se stessi) ma si tratta comunque di benefici riscontrabili in molte altre discipline fisiche di vario tipo. Ci sono anche situazioni, guarda caso mai riportate negli articoli, di persone che si sono fatte male durante classi di yoga, a volte anche in modo permanente. La tendenza a spingere gli studenti oltre il limite è una tentazione che hanno diversi insegnanti e che può portare a danni anche gravi.

Stress

Uno dei benefici dello yoga e della meditazione (o mindfulness per come viene chiamata da alcuni) è quello di ridurre lo stress in maniera significativa. Senza troppo argomentare se effettivamente funzioni o meno, ciò che si vuol far notare è che

la società tende a spingere il singolo a trovare modalità per ridurre lo stress creato dalla società stessa, soprattutto relativamente al mondo del lavoro, ma non solo, invece che cercare di trovare nuove modalità di vita, lavorative e sociali che riducano la generazione dello stress stesso.

Sempre più compagnie oggi giorno introducono lo yoga, la meditazione e altre tecniche di benessere per aiutare i propri sottoposti a gestire lo stress lavorativo, invece di pensare a trovare dei modi per evitare di stressare i dipendenti. Si tratta di un tipo di approccio chiamato “incolpare la vittima”, che spinge chi è vittima dello stress a trovare una soluzione a un problema creato dalla società stessa. Su questo ci sarebbe da dire molto, ma ci limitiamo a citare questo articolo.

Conclusioni

Quello che è evidente da questo articolo e i miei precedenti riguardo allo yoga è che quello che viene praticato oggi giorno non ha quasi nulla a che vedere con lo yoga tradizionale ma è un’invenzione del secolo scorso, invenzione dell’India stessa che per stare al passo con le potenze occidentali ha creato e adattato le proprie pratiche tradizionali creando una nuova forma di ginnastica, mutuata da asanas tradizionali ed esercizi ginnici moderni, e spacciandola per conoscenza millenaria. Si deve anche considerare, però, che lo yoga non è mai stata una disciplina sistematizzata e unitaria e che nei vari secoli e nei differenti luoghi acquisiva connotati diversi a seconda di chi la insegnava e praticava. Quindi, da un lato, possiamo continuare a considerare lo yoga moderno come un’ulteriore evoluzione della disciplina tradizionale più adatta all’uomo contemporaneo. È anche vero, per contro, che esistono ancora alcune realtà che cercano di portare avanti quello che viene ritenuto lo yoga tradizionale in un modo genuino.

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