Made in Japan parte 1: Tokyo life

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È ormai un mese che vivo a Tokyo, è giunto il momento di condividere con voi la mia esperienza in questa città che non finisce mai di stupire. Sebbene possa sembrare pretenzioso permettersi di parlare di “vivere a Tokyo” dopo solo due mesi di permanenza, posso a ragion veduta dire di essere almeno riuscito a carpirne gli elementi fondamentali. Il mio lavoro come volontario nel Language Exchange Cafè mi ha permesso di parlare con decine di giapponesi ogni giorno, così da scambiare conoscenze culturali anche in modo molto approfondito. 

Innanzitutto bisogna aver chiara una cosa: Tokyo NON è il Giappone. Come Milano non è l’Italia. La capitale è un mondo a sé in questo vasto paese pieno di isole, che ha un’estensione di 75000 km2 superiore all’Italia e più del doppio dei suoi abitanti. Conoscendo l’incredibile diversità che c’è nel Bel Paese, potete immaginare quella che si può incontrare viaggiando per il Sol Levante. In questo articolo ci concentreremo solo su Tokyo, in particolare su alcuni aspetti che mi riguardano da vicino e quelli che ho potuto estrapolare dalle conversazioni che ho avuto (non è un articolo su cosa vedere o cosa fare a Tokyo). 

Un po’ di storia

– Tokyo? Che cos’è?
– Beh, è una specie… una specie di giungla fatta dall’uomo.

Il Figlio di Godzilla
Tolyo Sky Tree
Tokyo dallo Sky Tree

Tokyo letteralmente significa “capitale orientale”, essendo essa a est della precedente, Kyoto. È tale soltanto dal 1867, quando l’imperatore Meiji dopo la fine dello shogunato, trasferì il potere politico da Kyoto a Edo, chiamandola Tokyo e andando a vivere nel palazzo dello shogun. Edo, a sua volta, fu fondata dallo shogun Tokugawa Ieyasu alla fine del XVI secolo e divenne lentamente il centro più importante della regione. Di fatto, si tratta di una grande quantità di città indipendenti fusesi fra di loro. Dal 1943, infatti, con il nome di Tokyo si indica la prefettura stessa e non una specifica città: Tokyo è tecnicamente una metropoli. Ha quindici milioni di abitanti ma se consideriamo i pendolari dalle prefetture adiacenti il numero si raddoppia. La Grande Area di Tokyo raggiunge i 13500 km2 e i 35 milioni di abitanti, incorporando parte delle prefetture di Chiba, Kanagawa e Saitama. Questo agglomerato è il più grande del mondo in termini di popolazione.

Nel 1923 un potente terremoto distrusse gran parte della città, che fu presto ricostruita cambiandone notevolmente l’urbanistica. Ma furono i bombardamenti della seconda guerra mondiale che la rasero al suolo completamente. Ecco come la descrisse Fosco Maraini quando la vide nel 1945:

“Intorno a Marunouchi, il centro finanziario della metropoli, restavano in piedi alcune grandi costruzioni di cemento armato (sembra che gli alleati le avessero appositamente risparmiate per non mancare di uffici, e poter così governare efficientemente il paese al loro arrivo), ma i vastissimi quartieri costituiti da abitazioni, da piccoli negozi, da magazzini, della Tokyo bassa ed alta erano stati completamente rasi al suolo. Non restavano neppure le montagne di macerie delle città tedesche; il legno si era consumato in fiamme e fumo lasciando un terreno cosparso di polvere nera e brace spenta. L’occhio spaziava per ettari ed ettari d’un deserto bigio, dove ogni tanto trovavi dei cocci, degli strani sassi verdi (mucchi di bottiglie fuse), dei pezzi di latta contorta ricoperta appena da qualche rampicante fiorito, che aveva fatto in tempo a germogliare fra un bombardamento e l’altro”.

Oggigiorno non sono presenti i segni di tale devastazione.

Tokyo oggi: 2019

Tokyo è una città in piena evoluzione, ci sono rinnovamenti urbani e piani dello sviluppo in continuazione. Soprattutto adesso, in vista delle Olimpiadi del 2020. Considerata capitale mondiale del progresso tecnologico: ha il secondo edificio più alto al mondo, il Tokyo Sky Tree, detiene particolari meriti per scoperte pionieristiche in ambito ingegneristico, informatico ed elettronico. Possiede un quartiere dedicato all’high tech, la cosiddetta “Electric Town” di Akihabara, dove è possibile acquistare avanzatissimi devices; ha un museo, Maraika, dedicato alle innovazioni emergenti, la cui mascotte è Asimo, ad oggi il robot umanoide più complesso mai realizzato; infine conosciamo tutti le famosi toilette elettroniche.

Tokyo Sky Tree
Tokyo Sky Tree
Robot Restaurant Shibuya
Robot Restaurant in Shibuya
Gundam di Odaiba
Gundam in Odaiba
Bagno giapponese
Bagno dell’aeroporto di Narita
Shinjuku
Shinjuku
Shinjuku
Shinjuku

Sotto un esempio di un Robot Restaurant, nella fattispecie quello di Takadanobaba in Shinjuku, Tokyo

Si vedono spesso schermi giganti con pubblicità ad alto volume, insegne luminose, robot restaurant dove si viene serviti da macchinari ad alta tecnologia. Infine, i due colossi dell’elettronica come Bic Camera e Yodabashi Camera, hanno apparecchiature che in Europa non si trovano: modelli di smartphone, marche di PC (principalmente per videogiochi), modelli Apple o Microsoft (tipo il Surface, che da noi c’è solo in pochissimi modelli), smart watches, batterie per PC una miriade di altra roba. Una delle cose più sorprendenti rimangono le sale giochi, molto frequentati, con dei videogames che da noi ce li possiamo soltanto sognare.

Bic Camera in Shinjuku
Bic Camera a Shinjuku
Laptop per Videogiochi
Laptop per videogiochi
Ok Google
Ok Google
Batteria per PC
Batteria per PC
VR in Akihabara
VR a Akihabara
VR in Akihabara
VR a Akihabara

Ecco due esempi di videogiochi che vanno per la maggiore in Giappone:

Ma Tokyo non è soltanto modernità, bensì tradizione che si fonde mirabilmente con la tecnologia sfrenata. Basta visitare Asakusa, con il suo storico tempio Sensoji risalente al 645 (gli edifici attuali sono del secondo dopoguerra) oppure il santuario shinto Meiji Jingu, nel verde del parco Yoyogi; il palazzo imperiale, la cui area visitabile è solo il giardino; il santuario shinto di Kanda, costruito nel 730, a due passi dalla modernissima Akihabara; o quello di Yasukuni nell’area di Chiyoda. Non mancano le feste tradizionali, dette masturi, le cui principali sono il Kanda Matsuri, il Sanja Matsuri e il Sanno Matsuri

Sensoji
Sensoji
Sensoji
Sensoji
Sensoji
Sensoji
Meiji Jingu
Meiji Jingu
Meiji Jingu
Meiji Jingu
Meiji Jingu
Meiji Jingu
Kanda Shrine
Kanda Shrine
Kanda Shrine
Kanda Shrine
Kanda Shrine
Kanda Shrine

Non è raro trovare persone in abiti tradizionali in giro per strada, al di fuori delle feste e dei luoghi “antichi”. È facile trovare dentro Shinjuku dai mille neon colorati, un edificio tradizionale al cui interno si trovano dei cantastorie che narrano le leggende e i miti del Giappone, un’arte chiamata Rakugo. Ma non solo, ancora molte sono le regole sociali che si portano dietro i giapponesi da quello che era un Giappone feudale fino a non moltissimi anni fa. Una di queste è la dedizione estrema al lavoro, il senso di responsabilità, la gentilezza e cortesia, l’ospitalità, il rispetto delle regole.

Rakugo
Edificio dove fanno il Rakugo
Rakugo
Edificio dove fanno il Rakugo

La seguente galleria riguarda uno degli edifici più vecchi di Tokyo, una ditta che fa placcatura di bottoni, uno dei pochi sopravvissuti alla guerra.

Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra
Edificio storico di Tokyo
Ditta per la placcatura dei bottoni anteguerra

Vivere a Tokyo

Organizzazione e puntualità

Una delle prime cose che colpisce chi si trasferisce a Tokyo, fosse anche per un breve periodo, è l’efficienza dei trasporti. La rete ferroviaria locale è estremamente capillare e funzionale. Ci sono un’infinità di linee gestite da compagnie diverse, ma alle quali si può accedere con un un’unica tessera prepagata (ce ne sono due, Pasmo e Suica). Solitamente, i treni giapponesi spaccano il minuto. Sono talmente affidabili che, cercando un qualsiasi percorso su Google Maps, questo ti sa indicare l’entrata della stazione, il binario in cui andare, la carrozza in cui entrare per ottimizzare i tempi, se durante quell’orario è solitamente affollato o meno, l’orario del treno con quelli successivi.

Google Maps Tokyo

Nonostante questa fama di precisione, puntualità e organizzazione, devo dire che molti giapponesi sono ritardatari e mal organizzati. Più volte mi è capitato di dover aspettare un giapponese dopo aver fissato un appuntamento. Spesso ho ricevuto messaggi di cambiamenti di piano all’ultimo minuto, di orario, di posto dove vederci, etc. Ovviamente non lo sono per quanto riguarda il lavoro.

Pulizia

Tokyo, nonostante la sua grandezza e la fiumana di persone che ci vivono è incredibilmente pulita. Certo, ci sono orari e zone in cui diventa un macello anche Tokyo, soprattutto il weekend, eppure la mattina dopo è tutto magicamente pulito e a posto. A causa di un attentato terroristico perpetrato dalla setta religiosa Aum Shinrikyo nel 1995, che usando il gas nervino provocò 13 morti e 6200 feriti, il governo ha deciso di far sparire tutti i cestini nelle strade, nei parchi, nelle stazioni delle principali città del Giappone, per evitare simili situazioni in futuro. Così ogni cittadino si porta sapientemente dietro il suo sacchetto dove raccoglie la propria immondizia portandosela a casa (o lasciandola nei convenience store, che di solito hanno recipienti in cui lasciare la differenziata). Nonostante l’assenza di cestini, Tokyo rimane una città pulitissima. Lo stesso vale per i bagni pubblici, che si possono trovare ovunque: nelle stazioni, in alcuni convenience store, nei parchi, etc. Tutti gratuiti e puliti.

Costi

Tokyo è una delle città più care al mondo. I suddetti trasporti sono molto costosi: l’efficienza si paga. Lo stesso vale per gli appartamenti, infatti sono molti i giovani lavoratori che vivono ancora con i genitori, a volte fino a tarda età (se non si sono riusciti a sposare prima). La convivenza con altre persone, siano esse amici o estranei, così diffusa in Europa, è abbastanza estranea ai Giapponesi, che preferiscono vivere da soli, magari in 20 m2, ma pur sempre lontani dagli altri. 

Cibo

Quello che invece costa poco, è il cibo: il maschio giapponese medio non sa cucinare e non cucina (ci sono sempre le eccezioni) e le ragazze che vivono in famiglia neanche, visto che fa sempre tutto la mamma (in questo non sono diverse dalle famiglie italiane). Quindi sono moltissimi quelli che mangiano fuori, sia durante la pausa pranzo che a cena dopo lavoro. La quantità di ristoranti con la sua miriade di tipologie diverse, izakaya (come le nostre osterie o i pub irlandesi: si consuma alcool ma viene servito anche cibo), ristoranti locali, ristoranti etnici (ovvero di cucina non giapponese) è elevata ed è facile mangiare con poco. L’alcol costa più o meno come in Italia.

Fare la spesa in Giappone è abbastanza costoso, soprattutto nei supermercati. I mercati rionali o i vecchi negozi di frutta e verdura sono più accessibili. Nonostante la quantità di riso coltivato e consumato nel Sol Levante, il suo prezzo è decisamente alto: un riso di qualità media costa intorno ai 7-10€ al kg. Ma quello che mi ha stupito di più è stato il costo di frutta e verdura nei supermercati, soprattutto della prima.

Frutta Tokyo
Mezzo cocomero costa quasi 10€
Frutta Tokyo
Un grappolo d’uva scontato a 11€
Frutta Tokyo
Due pesche a 6.30€
Verdura Tokyo
Un mini broccolo a 1.50€
Verdura Tokyo
Un peperone a 1.70€

La frutta non viene vista come un alimento quotidiano, ma come un qualcosa di speciale: viene infatti regalata per occasioni particolari. Le coltivazioni di frutta sono principalmente intensive (e non estensive), i frutti vengono curati uno a uno e spesso protetti con speciali “cappelli di carta” e soprattutto i lavoratori non sono immigrati sottopagati ma persone locali con stipendi più che dignitosi. Questa cura quasi maniacale, fa sì che ogni frutto abbia una forma perfetta e un sapore gustoso, ma rende il prezzo estremamente alto. Molte di queste coltivazioni si concentrano esclusivamente sui migliori frutti di ogni singola pianta, tralasciando gli altri che non vengono venduti.

Sport

Sentendo i racconti dei clienti del Cafè, una delle cose che mi ha sorpreso non poco è il costo delle attività sportive. Andare in palestra, frequentare un corso di yoga in uno studio, praticare boxe, etc. richiede una discreta cifra di soldi. Le lezioni di prova gratuite, come da noi in Italia e in altri paesi Europei, non esistono, ma anzi spesso si pagano di più. Una lezione di prova di yoga (o un drop in) può costare dai 25€ in sù, mentre un pacchetto da dieci lezioni (da usare in due mesi) viene 20€ a lezione (200€ in totale) o più. Sport come la boxe sono ancora più care mentre per iscriversi in palestra ci vogliono fra i 70 e 100€ al mese.

Capitalismo

Il Giappone ha una mentalità estremamente capitalista, il che fa sì che sia normale pagare per un qualsiasi servizio. I rifugi sul monte Fuji sono TUTTI a pagamento (e molto cari), per dirne una. Così come molti templi e i santuari (e soprattutto le preghiere, gli amuleti che si posso acquistare o i rituali che si possono compiere): per fare una semplice preghiera, si butta una moneta in un apposito contenitore e si procede a pregare. Ci sono negozi in cui puoi pagare una persona (di solito una ragazza) per essere abbracciati (esatto, niente sesso, solo abbracci). In molti parchi nazionali paghi gli ingressi, così come molti bar, club e simili. Sembra che in Giappone tutto abbia un prezzo e si possa comprare tutto (pure le mutande usate delle studentesse…).

Tokyo Life: Cartello Monte Fuji
Uno dei tanti simpatici rifugi sul monte Fuji

Eccezione la fanno i bagni pubblici, sempre curati e gratuiti, e l’acqua nei ristoranti (che comunque è del rubinetto). La sanità ha un sistema simile a quello americano, ma con prezzi più accessibili. È obbligatorio avere un’assicurazione sanitaria il cui prezzo varia a seconda di molti fattori (lavoro dipendente o autonomo, studente, entrate, etc.), che può essere parzialmente pagata dall’azienda e che copre il 70% dei costi (ma non di tutto, per esempio la medicina preventiva non rientra, infatti mettere l’apparecchio ai denti ha dei prezzi proibitivi, per questo molti giapponesi hanno denti storti, oppure copre solo gli impianti o le corone di metallo e non di ceramica). 

Lavoro e stress

Il Giappone è famoso per l’estrema dedizione dei suoi abitanti al lavoro. Cosa più che vera: i giapponesi lavorano tanto, hanno pochissime ferie l’anno, fanno spesso straordinari senza essere pagati. Tutto ciò è dato dalla cultura, basata sull’efficienza, la dedizione, il senso di responsabilità, il non essere capaci di ribellarsi e la rigida gerarchia sociale e lavorativa. Tutti i giapponesi sono stressati e sono molti quelli che muoiono per eccesso di lavoro o quelli che si suicidano per lo stress o altre implicazioni relative all’ambito lavorativo.

Se è vero che la disoccupazione è estremamente bassa e tutti, bene o male, hanno un lavoro, sono molti quelli che non amano la loro professione. La maggior parte di quelli che sono laureati, finiscono per fare lavori che hanno poco a che vedere con la loro formazione universitaria. Ulteriore stress è dato, oltre che dal lavoro in sé, dall’ambiente lavorativo così formale, rigido, pieno di regole che non permette di lavorare in modo rilassato. I superiori hanno un notevole potere sui loro sottoposti. Sono frequenti i casi di giapponesi costretti ad andare a bere e ubriacarsi con i loro capi dopo lavoro (perdendo l’ultimo treno per tornare a casa e quindi costretti a dormire per strada e nei famosi capsule hotel). Ho sentito anche storie in cui queste serate beverecce finivano con prostitute volute dal boss e a cui i dipendenti (non importa se sposati e con figli) non potevano tirarsi indietro.

Vita notturna

Vivendo nella zona di Shinjuku, che insieme a Roppongi e Shibuya è il quartiere della movida giapponese, ne ho viste di tutti i colori. I giapponesi bevono moltissimo, a tutte le età. La sera è pieno di uomini e donne ubriachi che ciondolano per le strade: adulti maschi, femmine, giovani, di mezza età, lavoratori, discotecari, punk, fricchettoni, barboni, studentesse, fighetti e via dicendo. Il fatto è che, geneticamente parlando, hanno una resistenza all’alcol molto bassa, quindi ci mettono poco a ubriacarsi, e molti lo fanno fino a distruggersi: c’è una via, non lontano da dove lavoro, che la sera è piena di gente che vomita, tutte le sere. Tokyo offre un’infinità di attrazioni per chi ama la movida, molte delle quali molto costose per i maschi (di solito le donne pagano circa meno di un terzo rispetto a un uomo per entrare in un club) tipo club, discoteche, bar, pub, maid cafè, girls bar, strip club, language cafè, karaoke e via dicendo.

Maid Cafè

I maid cafè, caratteristici del Giappone, sono quei luoghi dove vieni accolto da queste ragazzine vestite in modo appariscente, tipo cameriera sexy, dove tutto ciò che viene offerto da bere o da mangiare è kawaii (ovvero molto cool, carino, bellino) e si ha la possibilità di ricevere gadget (tipo orecchie da gatto o da coniglio), fare dei mezzi show per bersi un drink o mangiarsi un gelato (ovvero le maid ti servono e ti fanno cantare canzoncine stupide con della specie di balletti prima di consumare). Si può anche assistere a dei veri e propri show delle ragazze. Il tutto a un consistente prezzo.

Made in Japan: Maid Cafè
Maid Cafè
Girls bar

I girls bar sono realtà particolari. Sono principalmente frequentati da uomini interessati a incontrare donne, giapponesi o straniere, e a trascorrere la serata con loro. Sono ragazze belle, scelte apposta per attrarre clienti, farli bere e intrattenerli il più possibile. Non c’è nessun tipo di sesso implicato, solo compagnia. Le giovani, chiamate hostess, oltre a servire i drinks fanno questo servizio extra ovviamente compensato. Conoscendo quanto siano soli e privi di relazioni sociali appaganti i giapponesi, questi bar sono molto frequentati.

Gaijin areas

In zone tipo Golden Gai e Roppongi, si trovano molti locali frequentati dai Gaikokujin, o stranieri (Gaijin, parola più famosa da noi per indicare gli stranieri, è in realtà considerata offensiva dai giapponesi, viene utilizzata quando si rivolgono agli stranieri in modo negativo, di solito). Per lo più bar in stile americano (nulla a che vedere con quelli italiani che all’estero si chiamano cafè or coffee), dalle dimensioni decisamente ridotte per i nostri standard, hanno quasi tutti un costo di entrata, che è più alto per i giapponesi. Questo per attirare gli stranieri che a sua volta attirano tutti quei giapponesi, maschi o femmine, che vogliono avere a che fare con stranieri (sia per sesso, relazioni amorose e via dicendo).

Conclusione

Questi sono solo una serie di spunti riguardanti la mia diretta esperienza in questa magnifica città. Leggete gli altri articoli per sapere di più sul giapponese medio, quali sono le stranezze del Sol Levante (per noi italiani) e sulla mia esperienza al Language Exchange Cafè.

Ricordo che è possibile sostenere il mio viaggio facendo una donazione, grazie!

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