Made in Japan parte 2: i tokyoti

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Tokyota non è una parolaccia di ultima generazione, ma è il termine con cui si definiscono gli abitanti di Tokyo. Durante questo mese di vita e lavoro nella capitale, ho avuto modo di conoscerne diversi, soprattutto grazie al Language Exchange Cafè. Non sono mancati gli incontri romantici con ragazze locali e spenderò due parole anche sulla vita sentimentale dei giapponesi della grande città qua.

Per un articolo sulla città di Tokyo, rimando a questo.

Chi sono veramente i Tokyoti

Tokyo fa 15 milioni di abitanti, ma se consideriamo la Grande Area di Tokyo, che raggiunge i 13500 km2 e i 35 milioni di abitanti, incorporando parte delle prefetture di Chiba, Kanagawa e Saitama, ci ritroviamo l’agglomerato più grande del mondo in termini di popolazione. Sono molti quelli che vivono e lavorano nella capitale ma che sono nati in altre prefetture, anche molto lontane da Tokyo. A dire il vero sono rari quelli che ci vivono da generazioni, come accade per molte metropoli del mondo (qualcuno ha detto Londra?). Giusto ieri ho conosciuto una di Tokyo che si vantava di essere tokyota da ben tre generazioni!

Molti sono quelli che si trasferiscono nella capitale a lavorare e vivere, centro economico e lavorativo di tutto il Sol Levante. Chi vive nelle prefetture di Saitama, Chiba e Kanagawa fa da pendolare, preferendo farsi dalle 2 alle 4 ore di commuting ogni giorno piuttosto che pagare gli affitti esorbitanti della capitale (e di vivere in un tugurio sudicio nelle zone meno “sicure” della città, per quanto possa essere poco sicura Tokyo…). Chi invece è nato in prefetture lontane, si trasferisce nella capitale per vari motivi: maggiori opportunità lavorative, viene mandato dalla sua azienda in modo permanente o temporaneo (qualche mese) o semplicemente vuol provare l’ebrezza di vivere la vita di Tokyo.

Chiusura e paura

Nonostante il Giappone sia probabilmente il paese più sicuro del mondo, dove puoi lasciare lo smartphone o il portafoglio sul tavolo del ristorante mentre vai in bagno anche se sei da solo perché sei tranquillo che lo ritroverai, i giapponesi sono persone estremamente premurose e diffidenti. Si fidano della comunità giapponese e del senso civico del suo popolo, per questo si permettono di addormentarsi sul treno senza pensare ai bagagli o al portafogli, lasciano oggetti personali sui tavoli dei pub mentre si alzano per parlare con i loro amici in un altro tavolo e via dicendo. Ma di fatto, sono anche persone piene di paure.

Rispetto a 15-20 anni fa, ci sono molti meno giapponesi che viaggiano in Europa: sicuramente il motivo è una concatenazione di situazioni, ma una che gioca il ruolo determinante è che il mondo occidentale, soprattutto l’Europa, è diventato un posto meno sicuro. I recenti anni di attentati terroristici (evito di approfondire l’argomento che ci sarebbe da dire molto sull’origine e la causa di tali “attentati”) e la tendenza di molti capi di stato alla dittatorialità hanno fatto sì che i giapponesi considerino l’Europa e i paesi vicini non molto sicuri.

Sfiducia

Secondo il famoso Edelman Trust Barometer, il Giappone è uno dei paesi con la percentuale di sfiduciati più alta, secondi solo ai russi, nonostante la sicurezza che si respira nel Sol Levante. Sfiducia nel proprio governo, nella propria economia, nei media. Il sondaggio riporta che i giapponesi sono le persone meno ottimiste in assoluto e con più preoccupazioni per il futuro: soprattutto riguardo alla sicurezza sul lavoro (nonostante la percentuale di disoccupazione sia estremamente bassa).

La premura si manifesta anche nella salute, e fa sì che li spinga ad andare dal dottore anche per una minima stupidaggine: le statistiche lo considerano uno dei paesi il cui numero di pazienti che vanno all’ospedale al primo sintomo è più alto. La paura di rimanere senza soldi li spinge a lavorare tanto, oltre ai ben noti fatti culturali come l’alto senso di responsabilità etc. Per contenere la loro paura intrinseca, costruiscono regole rigide per tutto: da che parte devi stare per salire le scale o per scenderle alle stazioni, da che lato camminare sul marciapiede, come mettersi in fila e via dicendo. Tutto è già prestabilito da qualcun altro, così non si può sbagliare.

In Giappone si tiene la sinistra e la corsia di aiuto per i non vedenti divide le “corsie”
In tutte le stazione ci sono le frecce che indicano da che parte stare

Vita sociale

Ma i giapponesi hanno anche regole non scritte, soprattutto a livello sociale. Non troverete mai un giapponese che parla di politica o che dica la sua opinione sull’imperatore. Tanto meno una ragazza giapponese che parla apertamente di sesso di fronte a uomini, perché porterebbe gli altri a pensare che sia una donna facile. Ma lo stesso per un maschio, fare battute sessuali a una collega amica è rischioso perché lei può denunciarlo per molestie sessuali. Non si parla di problematiche che affliggono il mondo, come l’eccesso di plastica, le guerre che devastano il globo, il problema del capitalismo (guai a criticarlo o verrai accusato di essere comunista!) gli incendi in Siberia o in Amazzonia. Non che sia proibito, semplicemente non sono argomenti comuni fra i giapponesi. Si preferisce mantenere un tono superficiale e parlare di cose non troppo pesanti.

Dormire

Nonostante il contegno e l’aplomb proverbiali dei giapponesi, la loro chiusura, timidezza e freddezza, per quanto riguarda il dormire non hanno nessun tipo di freno. Si addormentano ovunque: sui treni, nei musei, in autobus, nelle aiuole, nei bagni pubblici, davanti alle stazioni ormai chiuse, etc. Mentre in Europa è considerata maleducazione, in Giappone dormire sui treni è il simbolo di un lavoratore indefesso, quasi da vantarsene. Per questo i treni sono pieni di figure ciondolanti vestite in giacca e camicia bianca o con l’abito e i tacchi alti. Ma non si limitano a questo, i giapponesi possono dormire tranquillamente per strada come se tutto fosse normale, soprattutto il weekend quando perdono l’ultimo treno dopo una notte di bagordi. Questo fenomeno è così diffuso a Tokyo che hanno creato una pagina Instagram chiamata Shibuya Meltdown, piena di video e foto di tokyoti che dormono veramente ovunque.

tokyota
giapponese
Uno dei tanti giapponesi che dorme per strada

Sessualità

Visto che, come abbiamo detto, non si può parlare di sesso se non con gli amici più intimi, il giapponese medio è sessualmente frustrato. I maschi sono di solito molto timidi e imbranati nell’approcciare le ragazze, che a loro volta sono timide e riservate. Da qui nascono le famose perversioni sessuali che ormai tutti conosciamo, come quella di comprare le mutande usate di scolarette o giovani universitarie, pratiche sessuali estreme, uso massiccio di pornografia (che sia fatta da persone reali o disegnate, i famosi hentai), l’andare nei girls bar o seguire in modo morboso i gruppi musicali di tendenza come le idols. Poi non ci si stupisce se si ubriacano ogni weekend per cercare di superare i propri freni inibitori…

Alcool

Una cosa che uno non si aspetterebbe mai dai giapponesi è il vizio dell’alcool, bevanda invece estremamente diffusa. Sono moltissimi i tokyoti che bevono tanto, anche tutti i giorni e non è basso il numero di chi si ubriaca regolarmente tanto da stare male. Tutti i weekend si vedono ubriachi in giro, uomini e donne, che vomitano per strada o che barcollano sorretti dai loro amici o accasciati nei posti più disparati della capitale. C’è una via vicino al posto dove lavoro, frequentata da universitari, che è sempre piena di ragazzi piegati in due dagli effetti devastanti dell’alcol. Loro stessi ammettono che non possono farne a meno, soprattutto quando si tratta di socializzare e comunicare con gli altri o di eliminare lo stress lavorativo. Lo considerano una necessità senza il quale socializzare sarebbe estremamente difficile. Esattamente le stesse motivazioni degli Irlandesi, ma con la sfortuna di avere una genetica che non permette di reggere e smaltire l’alcool facilmente.

giapponesi ubriachi
Un ordinario venerdì sera a Takadanobaba

Le bevande preferite dai tokyoti sono la birra (iniziano sempre con questa bevanda), gin & tonic, whiskey & soda, rum & coca, vodka e succo d’arancia, Cassis orange, Jinro e Soda. Il sake non viene bevuto nei club o nei bar e sinceramente l’ho visto ben poco anche alle cene.

Jinro e Soda
Jinro e Soda
Jinro
Jinro
Soda
Soda
Kinmiya Shochu
Kinmiya Shochu, fatto dalla canna da zucchero
Tè giapponese
Tè giapponese
Kinmiya Shochu e Tè
Tè + Kinmiya Shochu

Ospitalità

Un capitolo a parte va dedicato all’ospitalità. Nonostante ciò che ho scritto finora faccia vedere i giapponesi e soprattutto i tokyoti, non in una buonissima luce, in realtà si tratta di persone estremamente ospitali e di cuore. Ho vari amici giapponesi e ogni volta che vengo a trovarli, mi trattano come un re. Se un giapponese ti invita a cena fuori, in amicizia, 90% dei casi pagherà lui il conto. Lo stesso se ti invita a bere fuori. Non solo, di qualsiasi cosa tu abbia bisogno cercano di aiutarti e soddisfarti in tutti i modi. Se un giorno vi trovate a Tokyo, provate a fare questo esperimento: andate in una stazione affollata e fermate uno qualsiasi di questi lavoratori che corrono per prendere il treno chiedendogli informazioni. Nonostante la fretta si fermerà e finché non è riuscito a rispondere alle vostre richieste, magari accompagnandovi di persona, non riprenderà la sua corsa.

Non solo, in genere i giapponesi sono estremamente inclusivi, non peccano certo di gelosia. Sono sempre entusiasti di presentarti ai loro amici e farti integrare nel gruppo, che tu parli la lingua o meno. La prima volta che sono venuto qua, nel 2015, ho chiesto a un ragazzo che avevo ospitato a Firenze se conosceva qualcuno che mi potesse ospitare a Tokyo. Lui, data la casa piccola, poteva accogliermi solo per tre giorni e io avevo bisogno di più tempo a causa di un corso di Shiatsu che dovevo seguire. Così una sua amica compagna di università si è resa disponibile.

Pochi giorni prima che arrivassi a Tokyo lei e una sua amica hanno fatto un gruppo su Line (equivalente al nostro WhatsApp) chiamandolo “Welcome to Japan”, presentandosi e iniziandosi a conoscere già da prima. Sono venute a prendermi entrambe e mi hanno portato un po’ in giro. Siamo infine andati a casa della mia host e la sua amica, che doveva lavorare ci ha salutati. Poco dopo la rivediamo tornare a casa dicendo: “ho detto al mio boss che sono malata, avevo voglia di stare con voi”. Conoscendo il senso di responsabilità per il lavoro, ne sono rimasto a dir poco stupito! Siamo andati a fare la spesa e abbiamo preparato il sushi tutti insieme. Un’altra volta siamo andati a Odaiba e hanno portato una loro amica. Io ho fatto conoscere loro una mia cara amica e sono diventati amici, finendo al ristorante della mia amica tutti insieme e dormendo a casa sua.

Amici
Ne manca una all’appello

Accoglienza

Sempre durante il mio primo viaggio nel 2015, ho usato molto Couchsurfing. Vengo così ospitato da molti giapponesi (e qualche straniero), sempre trattato con estremo riguardo. Quando sono andato ad Hakodate, in Hokkaido, il mio host mi è venuto a prendere in macchina alla stazione, mi ha preparato la cena, mi ha fatto dormire nella sua stanza e lui in salotto (a niente è servito insistere che ci avrei dormito io in salotto), mi ha preparato la colazione il giorno dopo e mi ha riaccompagnato alla stazione! Sono stato ospitato da ragazze molto giovani (studentesse universitarie) nelle loro minuscole case con una stanza sola dividendola e a volte dividendo anche il letto, senza nessun tipo di interesse sessuale dietro. Cosa assai rara in Italia.

Sempre la stessa ragazza che si è data malata per stare con me e la sua amica, aveva già programmato di andare in vacanza nel Kyushu con una sua amica. Appena ha saputo che in quelle date ci sarei stato anche io, mi ha invitato, ha cambiato la prenotazione della stanza in albergo prendendone una da tre (e dormendo in tre in una stanza), ha preso la macchina a noleggio e siamo andati in giro insieme. Un ragazzo che ho conosciuto al Language Exchange Cafè quest’anno, sapendo che forse sarei rimasto senza alloggio, si è subito offerto di ospitarmi a casa sua a tempo indeterminato. Mi fermo qua perché potrei andare avanti per ore!

Residenti stranieri

A sentire le storie di quelli che vivono in Giappone, soprattutto a Tokyo, sono molti quelli che si lamentano del fatto che i giapponesi siano chiusi, freddi e qualcuno addirittura razzista. Molti vivono qua come semi-emarginati, decidendo di rimanere solo per la famiglia (chi ha sposato un/una giapponese e magari ha dei figli), per il lavoro o per una passione come le arti marziali, i cosplay, etc. Esistono anche persone estremamente entusiaste che non lascerebbero il Giappone e soprattutto Tokyo per tutto l’oro del mondo. I pareri sono molto contrastanti ma è evidente che il giapponese è estremamente accogliente con gli ospiti (quindi viaggiatori) ma molto poco con gli immigrati, sebbene ci siano delle eccezioni.

Non perdetevi il mio articolo sulla vita a Tokyo, le stranezze del Giappone e la mia esperienza al Language Exchange Café più famoso di Tokyo.

Questo articolo termina qua ma ricordo che è possibile finanziare il mio viaggio con una piccola donazione, arigatou!

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