Operatore olistico o influencer?

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Con la diffusione delle discipline olistiche e la nascita degli influencers siamo entrati in una nuova era di marketing. Così, quello che nasce come un insieme di discipline per il benessere psico-fisico-spirito-emozionale della persona, per sopperire alle mancanze della medicina tradizionale, diventa un palcoscenico per fenomeni da baraccone.

influencer olistico

Ormai il mercato mondiale è stato impregnato dalle figure dei cosiddetti influencers. Per vendere devi farti conoscere e per farti conoscere devi postare costantemente sui principali social network. Postare cosa, elementi relativi al tuo lavoro? No, affatto! Devi condividere quello che attira le persone, ciò che è trendy e va di moda in quel momento. Così, se sei un insegnante di yoga, devi fare foto in cui sei in una posa da contorsionista, indossando vestiti di cui sei promoter, con un cane o un gatto in sottofondo; se poi sei una giovane ragazza, magra e carina ancora meglio.

Il massimo lo raggiungi se fai un video mentre fai una sequenza, sempre con i vestiti di cui sei promoter, col cagnolino che salta e scodinzola intorno e magari nel finale arriva il tuo ragazzo e ti bacia. Poi se il teacher training di yoga l’hai finito sei mesi fa ed è solo un anno che pratichi, che importanza ha? Eppure tutto questo con lo yoga non c’entra niente, ma al mondo dei social non frega poi molto…

Olismo

“Poiché siamo un unico con la Natura, le sue fibre genetiche scorrono attraverso il nostro essere, i nostri organi fisici ci connettono con i milioni di anni della sua storia, le nostre menti sono piene di antichissimi sentieri dell’esistenza preumana”

Jan Smuts

Storia e principi

Olismo viene dal greco holos, cioè “totale”, “globale”, “intero”, “tutto”. I termini “olismo” e “olistico” sono stati usati per la prima volta da Jan Smuts, filosofo, politico e intellettuale sudafricano, nel suo libro Olismo ed Evoluzione, uscito nel 1926. Da qui viene estrapolato il concetto che “l’intero è più della somma delle parti”, uno dei capisaldi dell’olismo, in cui si fa notare l’importanza e il valore dell’intero come entità organica, vitale, realizzata e perfetta. Le funzioni fondamentali dell’olismo, secondo Smuts, sono:

  1. fattore creativo e come tale si mostra nell’ingrandimento e differenziazione delle strutture organiche e delle loro funzioni
  2. responsabile dell’intero corso dell’Evoluzione 
  3. fattore generale di organizzazione, coordinazione e regolamentazione negli organismi
  4. l’ordinamento è esercitato sulle strutture e funzioni degli organismi 
  5. attività fondamentale dell’universo da cui derivano tutte le altre
  6. la fonte di tutti i valori. Amore, Bellezza, Onestà, Verità sono tutti nell’Intero.

Jan Smuts, Olismo ed Evoluzione 

Si intuisce la complessità dell’argomento, tra l’altro applicabile e applicato a tutto ciò che nell’Universo esiste, compreso l’Universo stesso. Per capire meglio il concetto di olismo, facciamo degli esempi: la nostra galassia è formata da pianeti, stelle, satelliti (materia oscura, energia oscura, etc). Ma essa non è un’entità astratta, arbitraria, un semplice insieme di corpi celesti. Essa è un’unità vivente, con una sua “anima”, organica, strutturata. Così è per ogni gruppo, insieme, per ogni “intero”. Compreso l’intero “finale” che è l’Universo. Per Smuts, l’olismo è questa tendenza di tutto ciò che esiste ad aggregarsi in interi. Per uno studio più approfondito di Smuts e le sue opere, rimando a questo articolo.

Olismo e filosofie orientali

In Oriente la situazione è diversa, o almeno lo è stata fino a poco tempo fa. L’approccio olistico (seppure questo termine non venisse ovviamente utilizzato) è riscontrabile sin dal XIII secolo a. C. soprattutto in India, ma anche in Cina (sebbene posteriormente) e di conseguenza si è diffuso in tutta l’Asia. Basti pensare alle Upanishad, alle filosofie come la Vedanta Advaita, al Taoismo, al Buddhismo Mahayana e a tutti i loro derivati. In Occidente simili teorie sono state riscontrate tardivamente, in Plotino e nel Neoplatonismo (III – IV secolo d. C.). Baruch Spinoza le ha successivamente riprese dopo Giordano Bruno.

Un’altra grande personalità ad avere un approccio olistico ante litteram fu Goethe, amato e citato spesso dal suddetto Jan Smuts. A parte questi singoli casi, nella mentalità occidentale l’olismo è una questione abbastanza “nuova”. Non a caso chi vi si approccia intraprende, molto spesso, dei viaggi in Asia per nutrirsi alla fonte della filosofia olistica, comunemente condivisa e vissuta nel quotidiano. Altrimenti gli olistici si rifanno alle nuove (ormai neanche troppo) teorie della fisica quantistica, proprio per la carenza di riferimenti nella nostra cultura occidentale.

Evoluzione

Ad oggi l’olismo è un mondo ben diffuso e conosciuto, almeno superficialmente, soprattutto riguardo la medicina complementare (o alternativa, come veniva chiamata fino a poco fa). È pieno dei cosiddetti “operatori olistici”; si tratta perlopiù di persone che, deluse in qualche modo dal metodo riduzionista della medicina allopatica, si sono dedicate allo studio di discipline e tecniche il cui scopo è riportare la persona nella sua interezza allo stato di benessere. Se si ha un problema allo stomaco, magari di reflusso, la maggior parte dei dottori ti prescriverà dei farmaci da prendere a vita, dato che non curano il reflusso ma i suoi effetti. Non indagano sulla dieta, le motivazioni psicologiche, lo stile di vita, la condizione emotiva e via dicendo. Ora, di fronte a ciò, molta gente si è stancata di sentirsi trattare come un oggetto con le gambe, senza un minimo di contatto umano, e si è messa nelle mani di chi, invece, fa di quest’ultimo una delle parti più importanti.

Il problema è che, non essendo materia considerata scientifica, non essendoci regolamentazioni di nessun tipo, chiunque può spacciarsi per operatore olistico e vendere fumo prendendo in giro chi si rivolge a lui. Di questi casi ne abbiamo sentiti a bizzeffe e sono quelli che fanno sì che l’olismo venga relegato a una pseudo terapia, un placebo, “acqua fresca”. Nonostante ciò, l’olismo continua a godere di una fama crescente. Sono sempre più gli insegnanti di yoga, gli operatori shiatsu, i massaggiatori, i pranoterapisti e via dicendo. Emergere in questo mare magnum è diventato pressoché impossibile, quindi anche gli operatori olistici hanno cominciato ad avvalersi delle moderne tecniche di marketing. È così che nasce l’influencer olistico.

Influencer

“– Nonna, sono un influencer
– Stattene ‘n po’ riguardato”

lefrasidiOsho, Twitter

Chi sono

Secondo la definizione di Glossario Marketing.it, gli influencer sono “individui con un più o meno ampio seguito di pubblico che hanno la capacità di influenzare i comportamenti di acquisto dei consumatori in ragione del loro carisma e della loro autorevolezza rispetto a determinate tematiche o aree di interesse”. Si tratta di blogger, YouTuber, Instagrammer, gestori di pagine Facebook e di account Twitter. Tramite l’uso (massiccio) dei social media cercano di influenzare le tendenze di mercato, proponendo prodotti di vario tipo, siano essi materiali (vestiti, elettrodomestici, attrezzi per la palestra, automobili, etc.) o immateriali (viaggi, conti in banca, servizi di vario tipo, etc.). Ormai anche molti attori, cantanti, opinionisti, intellettuali si sono messi a fare gli influencer, magari spinti da un desiderio di maggior fama (o maggior guadagno).

La febbre dell’influencer

Di fronte a casi come Chiara Ferragni, sono molte le persone che dal niente si buttano su l’uso smodato dei social network nella speranza di diventare famosi e vivere facendosi foto e scrivendo cavolate nella descrizione. Di solito chi ragiona così ignora tutto il lavoro che c’è dietro e si aspetta che gente come la Ferragni viva senza fare niente dalla mattina alla sera, quando magari per fare una foto ci ha messo un’ora e le ci è voluto il doppio del tempo per trovare la frase giusta, la musica di sottofondo perfetta, etc. Nascono i servizi che garantiscono un alto numero di followers (quando spesso si sa che sono bot, entità virtuali e non persone reali), chiaramente a pagamento, a cui si rivolgono questi neofiti. Perché la base di questi lavori è avere tanti followers, tanti mi piace, tante visualizzazioni.

Così una come Mia Khalifa, che ha lavorato nel porno giusto per qualche mese, ovvero il tempo necessario per diventare famosa, avendo più di 16 milioni di followers su Instagram, si può permettere di postare foto di lei che mangia, fare video mentre è dalla parrucchiera, promuovere le sue magliette di merda, scrivere libri sulla sua vita e fare qualche shooting, vivendo solo di questo. Tutto ciò perché ci sono persone a cui interessa vedere le foto di qualcuno famoso nella sua vita quotidiana: mentre mangia, passeggia col cane, si sbaciucchia col fidanzato, compra un paio di calzini, gioca a bowling, prende l’aereo. Gente che probabilmente considera la propria vita triste e vuota, tanto da interessarsi di più a quelle degli altri che alla propria.

influencer olistico

L’influencer olistico

Una figura che è l’incarnazione dell’ipocrisia

Tecnicamente, marketing e olismo sono due antitesi. Il secondo si basa sull’essenza a discapito della superficialità, sulla ricerca delle cause profonde, sull’accoglienza no matter what, sulla compassione, l’empatia, l’ascolto: conta la persona ben più dei risultati. Il marketing si basa sul trovare le migliori modalità per vendere un prodotto o un servizio, targetizzare il prodotto, sviluppare metodi efficaci: non conta la persona, contano i risultati. L’influencer deve CONVINCERTI a comprare un prodotto o un servizio. Si tratta semplicemente del suo lavoro. L’operatore olistico non dovrebbe convincere proprio nessuno a fare niente! Ma anzi, il contrario, deve tirare fuori da dentro di te la tua verità, qualsiasi essa sia. È assurdamente paradossale che ormai l’olismo sia principalmente business: si deve vendere, vendersi, come delle puttane, senza scrupoli di sorta. 

Ormai l’olismo è diventato questo: cavalcare l’onda del successo di quella o l’altra tecnica, magari imparata in poco tempo, e venderla finché se ne possono ricavare soldi. E quando gira il vento, così deve fare l’operatore olistico, adeguandosi alle mode, per rimanere competitivo, appetibile. Tutto diventa una gara, un agonismo, una lotta a chi ha più clienti, a chi fa più “miracoli”, a chi conosce più tecniche. Ma questo non è più olismo, è solo business, del più becero.

Social Networks

Così, Facebook, Instagram, Twitter si riempiono di post con frasi filosofiche sotto a foto dell’operatore di turno che sta facendo coppettazione al suo cliente. Vengono scelti emoticon mirati, si crea una formula per generare interesse. Video in cui il terapista fa reiki al suo gatto. Si postano costantemente domande su argomenti di vario genere per suscitare partecipazione da parte di chi legge, di solito su temi personali e delicati, per cercare di toccare l’altro nel vivo; non che interessi veramente la risposta, serve solo per attirare attenzione. Alla gente piace pontificare su tutto, quindi sono ottime esche. Perché si sa, la formula dell’influencer, sebbene tale figura sia presa in giro dai più, piace. Basti pensare a quei politici che hanno raggiunto larghi consensi, nonostante la dubbia moralità e ideologia, proprio perché postano in continuazione foto della loro vita quotidiana: i piatti che mangiano, le sagre che frequentano, i luoghi di villeggiatura in cui passano le vacanze, etc. Condividono i loro pensieri sulla vita, sul mondo, le loro aspirazioni e le loro indignazioni.

L’influencer olistico lo riconosci subito per questo: svende la sua attività sui social come un influencer fa con la sua vita. Sai esattamente cosa è andato a fare quel giorno e dove, che quell’altro giorno ha lavorato fino alle 1 di notte (come se fosse un vanto: se uno lavora così tanto è perché è un pezzente che ha bisogno di soldi…), a quali convegni parteciperà e con chi. Si vede il suo faccione ovunque: mentre tratta uno sportivo o un attore famoso (quei famosi che neanche l’operatore stesso aveva idea che esistessero prima che entrassero nel suo studio), mentre pulisce il suo studio olistico, mentre fa meditazione nel bosco, mentre si fa fare un massaggio “perché oggi tocca a me!”, mentre accarezza il gatto. Scriverà che la sua arte è unica, corroborata da una medicina millenaria (di cui lui/lei avrà studiato si è no lo 0,00001%), che il suo metodo è originale, è quello “vero”, infallibile e più usato. Lui/lei ha studiato con i migliori maestri del mondo perché “per voi solo il meglio”, dato che poi quello che impara lo usa sui suoi clienti.

Diffidare dai social

Come giustamente, da un lato, si prendono per il culo gli influencer, i fashion blogger, i travel blogger, i food blogger e via dicendo, bisogna fare attenzione anche a questa pericolosissima e insidiosa figura che è l’influencer olistico. In un mondo in cui vince l’apparenza, i social sono lo strumento principe per apparire. Ma purtroppo solo quello mostrano: ciò che appare. Non ti fanno vedere i messaggi che tali individui mandano in privato disperati chiedendoti com’è la situazione in Irlanda (quando ci lavoravo), perché a loro gira male. Chi sa, non ha bisogno di tanta pubblicità. Se sei bravo, i tuoi clienti parlano per te. Un esempio vivente è un medico taiwanese agopuntore che nel fiorentino è assai conosciuto: ha le giornate strapiene di clienti. E non lo vedi mai sui social network. Perché lui il tempo lo passa a curare pazienti, studiare, migliorarsi e quello che gli avanza, vive.

Diffidate di chi si fa troppa pubblicità: è normale che uno debba farsi conoscere, ma un conto è dire al mondo che esisti, un conto è il delirio di onnipotenza di uno sfigato che non riesce a emergere in un lavoro e quindi cerca di inventarsene un altro: quello dell’influencer. Prendete tutto con le pinze, giudicate solo dall’operato e non dalle parole: se vi sentite realmente ascoltati, capiti e soprattutto se il trattamento ha sortito effetti, allora può essere l’operatore per voi. Ma di solito chi investe le proprie energie cercando di emergere in quella maniera becera che è propria dell’influencer, che sono espressione massima di superficialità e dell’effimero, difficilmente ha un cuore libero dall’ego, ha fatto il vuoto per lasciare lo spazio alla verità, all’essenza, elementi necessari per fare olismo.