Ritorno in Occidente: un viaggio spirituale

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A Firenze si dice spesso: “Se ‘un son grulli, e ‘un si vogliano!”, ovvero se non sono strambi non ci piacciono, detto in modo ovviamente ironico. E io che grullo me lo sono sentito dire molte volte per via delle mie scelte estreme, ci tengo a riconfermare il mio status con questo viaggio che di normale non ha nemmeno il titolo. Ispirato dal celebre romanzo cinese Il Viaggio in Occidente di Wu Cheng’en, ho preso un biglietto di sola andata per il Giappone, con l’intento di iniziare dalla terra del Sol Levante il mio lento ritorno verso casa. L’intento è quello di fermarsi nei vari paesi dell’Asia, vivendo con i nativi, apprendendo la loro cultura, ma soprattutto la spiritualità e le arti olistiche, con lo scopo di riportarle in Occidente e diffonderle secondo lo spirito originario.

Ritorno in Occidente

Era il 2014 quando misi piede per la seconda volta in Asia, esattamente in Thailandia (La prima fu in India nel 2010, ma i tempi non erano ancora maturi). Già allora avevo chiaro lo spirito che poi avrebbe caratterizzato i miei futuri spostamenti: viaggiare sì, ma anche imparare e portare a casa. Infatti, durante quel primo peregrinare mi sono soffermato a Chiang Mai per studiare il massaggio Thailandese. L’Asia mi piacque così tanto che ogni anno ci sono tornato, cercando di visitare un paese nuovo (anche se poi in India e in Thailandia ci sono tornato una seconda volta). Ogni volta mi fermavo un po’ di più ma venivo via sempre con un senso di vuoto e incompletezza, come se avessi solamente assaggiato le briciole di quello che si può assaporare vivendoci.

Così nasce questo progetto, dal desiderio di vivere le varie culture asiatiche, assaporarle il più possibile, imparando alla fonte quella spiritualità e quelle discipline olistiche che stanno sparendo anche là. Desiderio nutrito anche dalla delusione provata a vedere come queste stesse discipline vengono trasmesse qua in Occidente: snaturate della loro essenza, adattate alle esigenze di marketing, vivisezionate e scollegate fra di loro.

Come nasce il progetto

“Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.”

Josè Saramago

Il Viaggio in Occidente

Perché questo titolo? Come detto sopra, si ispira alla storia leggendaria di Tripitaka e dei suoi 4 discepoli, che a sua volta si basa su un evento storico. Il monaco buddista Xuanzang, nel VII secolo, stanco delle incongruenze nei sutra cinesi, dopo aver imparato il sanscrito, parte per un lungo pellegrinaggio in India percorrendo parzialmente la Via della Seta. Si soffermerà nei più importanti centri buddisti, rendendo omaggio ai luoghi di pellegrinaggio più famosi e studiando all’università di Nalanda. Ritornerà in Cina 16 anni dopo, portando con sé un gran numero di sutra in sanscrito e trascorrendo il resto della sua vita nella traduzione di essi. Su questa base storica viene poi scritto il favoloso romanzo Il Viaggio in Occidente attribuito a Wu Cheng’en. Di questo capolavoro tratto in maniera più approfondita qui.

Perché l’Occidente?

Innanzitutto perché l’India, rispetto alla Cina, si trova a Occidente (molti potrebbero obiettare che si trova a Sud, a ragione, ma rispetto all’allora capitale Chang’an e in generale ai centri culturali e più abitati dell’enorme paese, rimane a Sud Ovest). Ma soprattutto perché l’Occidente, in molte culture e tradizioni, è il paese degli Dei. È dove si recano i morti per vivere la vita eterna. Il sole vi tramonta portando con sé i segreti della morte e della resurrezione, e tutte le anime che con lui vogliono rinascere a nuova vita. A Occidente è collocata la mitica Atlantide, la leggendaria Iperborea secondo Ecateo di Abdera; Tolkien vi posiziona la Terra dei Valar, a cui gli elfi, portandosi Bilbo e Frodo, fanno ritorno dopo la loro lunga esistenza nella Terra di Mezzo.

Per quanto mi riguarda, io che vengo dall’Occidente, si tratta di un viaggio di ritorno, per questo il titolo Ritorno in Occidente. Un ritorno simile a quello di Ulisse, per certi versi: lento, pieno di incontri, avventure, imprevisti che non possono far altro che trasformarti e prepararti alla “missione” finale, qualsiasi essa sia. L’idea è nata mentre ero a Kos, in Grecia, lavorando come massaggiatore in una spa 5 stelle. Stufo di tanta falsità, di come venivo trattato e delle modalità usate con i clienti, deciso già ad abbandonare il lavoro, durante un massaggio mi arriva l’illuminazione: e se andassi in Giappone facendo un viaggio a ritroso verso l’Occidente e fermandomi a imparare il più possibile? Così ho mollato tutto e ho deciso di partire: a cuore aperto, con un programma di massima, lasciando al “destino” di scegliere per me i tempi e i modi, le mete e gli incontri, fiducioso che saranno quelli giusti per me.

L’organizzazione

Non smetteremo di esplorare. E alla fine di tutto il nostro andare ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta

T. S. Eliot

Modalità di viaggio

Sebbene il romanticismo sia bello occorre anche saper mantenere i piedi per terra e avere capacità organizzative. Essendo il mio budget limitato, mi sono appoggiato a piattaforme come Couchsurfing e Workaway: la prima permette di essere ospitati da persone locali e vivere con loro per qualche giorno, gratuitamente, la seconda ti mette in connessione con realtà che offrono alloggio (a volte anche il vitto) in cambio di semplici lavoretti: e così che collaborerò con il Mickey House Cafè di Tokyo. Un luogo in cui i giapponesi possono incontrare madrelingua di altre nazioni e migliorare così le lingue che stanno studiando (inglese, italiano, spagnolo, francese, etc). In cambio di qualche ora di chiacchierata al giorno, per 5 giorni la settimana, mi viene fornito alloggio gratuito. È un ottimo modo per conoscere persone, entrare in relazione con la loro cultura e fare dei veri e propri scambi interculturali, oltre che per creare amicizie. Inoltre, chi meglio di un giapponese può conoscere dove imparare da dei veri maestri la spiritualità, le arti marziali, le tecniche olistiche?

La seconda modalità riguarda lo stare nei monasteri, nelle comunità spirituali e religiose del luogo. Ho già contattato diversi monasteri Zen Soto che forniscono ospitalità agli stranieri e permettono loro di vivere un’esperienza monastica più o meno breve, di ricevere insegnamenti in lingua inglese, di praticare lo Zazen e alcune delle arti correlate alla tradizione Zen. Sto aspettando delle risposte ma essendo la seconda parte del mio periodo in Giappone, non ho troppa fretta. Purtroppo i monasteri in Giappone non accettano lavoro in cambio di ospitalità e chiedono sempre soldi, chi più, chi meno. Alcuni addirittura, essendo ormai un’usanza di moda, arrivano a chiedere anche 80-100€ al giorno! Per fortuna, grazie a vari amici, ho trovato dei canali per contattare monasteri più seri e meno attaccati ai soldi.

La terza modalità è quella del lavorare, solo che molti stati sono abbastanza rigidi sul rilascio di visti lavorativi e permessi per gli stranieri (il Giappone è uno di questi). Quindi questa possibilità non sarà applicabile ovunque. Ci sono stati più poveri, come il Vietnam, le Filippine, la Cambogia, etc. in cui c’è molto bisogno di insegnanti di inglese anche non madrelingua: in quel caso sarà più facile ottenere permessi lavorativi per sovvenzionare il mio ambizioso progetto. C’è sempre la possibilità di fare qualche massaggio in privato, o fare qualche lezione di yoga sottobanco, ma è sempre un rischio azzardare queste cose in un paese straniero con una mentalità molto diversa dalla nostra.

Infine, l’ultima modalità è quella del semplice viaggio. Sarà impossibile fermarsi a lungo in ogni paese e in alcuni di essi mi limiterò a esplorarli passandoci. Sempre con la stessa filosofia del cercare posti spirituali, maestri, imparare tecniche e discipline. In tutto questo, non mancheranno anche i momenti di svago, di divertimento, di mero scambio culturale o ludico: siamo esseri umani! Questa sezione del blog appositamente creata, oltre a parlare di elementi spirituali e olistici, tratterà quindi anche quelli naturalistici, culturali, sociali, ludici.

Itinerario

Se c’è qualcosa di difficile, in progetti come questo, è fare un itinerario. Ho scelto il paese di partenza, ho trovato dove e come fare Workaway, ma sto ancora cercando il monastero, per esempio. In Giappone, col visto turistico, posso fermarmi 3 mesi. Se tutto va bene, dovrei riuscire a sfruttarli tutti o quasi. Finito il tempo, mi sposterò in Corea del Sud, che è ancora tutta da decidere! Ma se le cose vanno come spero, sarò in Corea a inizio novembre, il che vuol coincide con l’inizio del freddo e del “brutto” tempo. Quindi l’idea è quella di proseguire a sud, passare da Taiwan, andare nelle Filippine. A questo punto si crea il dubbio se tornare in Indonesia (visitata nel 2017) per vedere quelle isole che ancora non ho visto e quindi poi procedere in Malesia, salutare una vecchia amica, passare dalla Thailandia, Cambogia, Vietnam, Laos, Birmania, Cina, Mongolia, Tibet, Nepal e finire in India. Oppure dalle Filippine proseguire direttamente in Vietnam e continuare come sopra. Vedremo strada facendo! Essendo un progetto che condivido con tutti voi, sono aperto a consigli di ogni tipo.

Ritorno in Occidente

Cosa aspettarsi

Per tutti la vita è come un ritorno a casa: commessi viaggiatori, segretari, minatori, agricoltori, mangiatori di spade, per tutti… tutti i cuori irrequieti del mondo cercano tutti la strada di casa.

Dal film Patch Adams

Rischiare o non rischiare?

Fare dei progetti è bene, organizzarsi anche, crearsi aspettative mai. Come tutte le idee folli, portate avanti per inseguire un sogno, da soli, senza aiuti di nessun tipo, con pochi soldi, il rischio che falliscano appena iniziate è alto. Ne prendo atto e la considero una possibilità che è parte del cammino. Ci metto la faccia e non me ne pento. Parto per un viaggio da cui potrei tornare dopo un mese o non ritornare affatto… Ma se non lo faccio ora, forse non lo farò mai. Sono ANNI che desidero fare una cosa del genere e ogni volta trovavo sempre una scusa: i soldi (ricorrente), il tempo, il lavoro, la fidanzata, etc. Ci sono un milione di motivi per non partire, per fortuna le poche motivazioni che ho sono così forti da superare tutte le altre.

Supporto

Sicuramente avere la voglia di condividere tutto questo con altre persone, da forza e concretezza al progetto, che non rimane il piccolo e fragile sogno di un uomo in piena crisi dei quarant’anni, ma magari è partecipato, anche solo in piccola parte, da amici, parenti e sconosciuti che hanno desideri simili al mio. Molto spesso incontro persone che mi dicono: “Non vedo l’ora di vedere le foto del tuo prossimo viaggio! Ti seguo sempre, è come se viaggiassi anche io”. Questo dà speranza e motivazione nell’andare avanti. Sebbene sia un progetto personale e quello che più mi preme è l’esperienza del viaggio, più che qualsiasi meta o risultato, ciò che vivrò e imparerò sarà primariamente condiviso al mio ritorno e chiunque ne voglia usufruire, sarà il benvenuto. Anche in quest’ottica ho deciso di mettere un bel tasto DONATE con la speranza di ricevere un minimo di supporto monetario, oltre che psicologico e affettivo.

A presto!

Concludo questo articolo solo per dirvi di rimanere in contatto perché ogni elemento importante del viaggio e del progetto, sarà condiviso su questo blog nell’apposita sezione che ha il nome del progetto. Questa non è la fine dell’articolo, ma l’inizio di una grande e bella esperienza! Ci terrei davvero a rendervi partecipi il più possibile, così io da non essere solo e voi da gustare un po’ di Asia rimanendo a casa vostra.

La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Presto, la segua colui che parte!
Cominci pure un nuovo viaggio,
Ma io che sono assonnato e stanco
Mi recherò all’osteria del villaggio
E dormirò un sonno lungo e franco.


Voltato l’angolo forse si trova
Un ignoto portale o una strada nuova;
Spesso ho tirato oltre, ma chissà,
Finalmente il giorno giungerà,
E sarò condotto dalla fortuna
A est del Sole, ad ovest della Luna

Tolkien

Il matrimonio tradizionale giapponese

in Amore, Spiritualità
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