Salviamo il dormitorio Yoshida dell’Università di Kyoto!

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Non tutti sanno che uno dei fondamenti dell’importante Università di Kyoto è il dormitorio Yoshida. Si tratta di una realtà più unica che rara, un dormitorio autogestito dagli studenti, che esiste da più di 100 anni. Purtroppo, a causa dell’incuria tendenziosa dell’autorità universitaria giapponese, gli edifici del dormitorio sono diventati pericolosi, soprattutto in una nazione fortemente sismica come il Giappone. Un ordine di evacuazione è stato emesso per settembre 2018, con l’intento di demolire gli stabili, ma un nutrito gruppo di studenti e simpatizzanti sta lottando perché le autorità si prendano le loro responsabilità e sistemi gli edifici pericolanti di modo da non distruggere questa tradizione centenaria. Ho avuto il piacere di soggiornare in questo dormitorio per ben due volte: nel 2015, prima dell’ordine di evacuazione e nel 2019.

L’Università di Kyoto

“L’Università è un’istituzione autonoma che produce e trasmette criticamente la cultura mediante la ricerca e l’insegnamento. Per essere aperta alle necessità del mondo contemporaneo deve avere, nel suo sforzo di ricerca e d’insegnamento, indipendenza morale e scientifica nei confronti di ogni potere politico ed economico.”

Magna Charta Universitatum, Bologna

Storia e caratteristiche

L’università di Kyoto è statale (ex-imperiale) e fu fondata nel 1869. Ciò la rende la seconda più vecchia del Giappone. Nasce inizialmente come Scuola di Chimica, per poi diventare Terza Scuola Superiore. Nel 1897 l’Università Imperiale di Kyoto venne stabilita negli edifici della Terza Scuola Superiore. Negli anni, diverse riforme, l’hanno portata a una certa indipendenza economica e amministrativa, ma resta tutt’ora parzialmente soggetta al Ministero della Pubblica Istruzione Giapponese.

È considerata una delle università più prestigiose dell’Asia, 26esima a livello mondiale ed è leader a livello asiatico nella ricerca, soprattutto per la fisica teorica, le scienze matematiche, la ricerca sui primati, biologia marina e botanica. Ha sfornato ben 19 premi Nobel, un premio Gauss e due medaglie Fields. Entrarvi è abbastanza difficile: occorre superare con il 92% di risposte positive ben 8 esami per le università pubbliche (chiamati senta) e infine i test di ammissione specifici per l’università di Kyoto. La retta è decisamente alta anche se il governo provvede dei sussidi economici. Un aiuto in tal senso è proprio il dormitorio Yoshida.

yoshida dormitory
Ingresso

Yoshida Dormitory

Costruito nel 1913, si tratta del più antico dormitorio studentesco di tutto il Giappone. Vanta anche il primato di essere il più antico edificio del campus dell’Università di Kyoto. A questa struttura ne è stata costruita un’altra di fianco nel 2015 e, quando ho avuto il piacere di dormirci nell’agosto di quell’anno, era stata appena finita. Il vecchio edificio vanta ben 120 stanze, con il pavimento in tatami, stile tradizionale giapponese. Il nuovo edificio ne ha 60, sempre con i tatami. Bagni, docce, cucina, lavanderia con lavatrici sono di uso comune.

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Una delle stanze

Il primo edificio è stato riconosciuto di valore architettonico dall’Architectural Institute del Giappone. Il costo mensile è praticamente simbolico: 2500 yen al mese! Che equivale a circa 21€. Tutto incluso: bollette comprese. Questo consente anche agli studenti in difficoltà economiche di permettersi un posto dove vivere, il che non è poco considerando quanto sia caro il Giappone, soprattutto Kyoto. Giusto per farvi capire, il dormitorio accanto (Yoshida International House) parte da 38000 yen al mese, circa 316€.

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I bagni del vecchio edificio

Autogestione, attività e studio

Il dormitorio è interamente autogestito dagli studenti. Le decisioni vengono prese democraticamente durante apposite riunioni. Anche i non residenti possono partecipare alla gestione, alle attività e addirittura dormire per una misera cifra (200 yen a notte, neanche due euro). Gli stranieri sono i benvenuti e non c’è un limite al numero di notti da trascorrere al dormitorio. La zona pranzo ospita una innumerevole serie di eventi come concerti, spettacoli teatrali, mostre, conferenze, meeting, etc. Ogni venerdì sera c’è serata disco mentre il sabato ci sono bar e concerti. Tutti gli anni, a maggio, organizzano lo Yoshida Dormitory Festival, in cui ha luogo la Kamogawa Race: i partecipanti corrono dal ponte Sanzyo fino al Demachiyanagi passando dal fiume, ovvero nell’acqua. Il tutto accompagnato da una festa in maschera.

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Ex sala da pranzo, centro di eventi, musica, attività culturali

Parte della vecchia sala da pranzo è diventata una sala prove in cui a turno ogni band formata da studenti può provare. La sala è utilizzabile anche dagli esterni, sotto previa autorizzazione del dormitorio. Nella zona adiacente, che è abbastanza verde, si possono incontrare svariati gatti, galline e galli allevati dagli studenti. Nonostante il clima bohemian e libertino, lo Yoshida dormitory non è solo un luogo per esprimersi liberamente a livello artistico, culturale, scientifico, politico; infatti vi hanno risieduto personaggi illustri come il premio Nobel Isamu Akasaki, il giornalista ed editore del Sunday Mainchi Takao Iwami e Shiro Ishii, chirurgo nell’Esercito Imperiale Giapponese e direttore dell’Unit 731. La lista completa nella pagina Wikipedia dedicata.

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sala di fronte alla cucina nel nuovo edificio

Libertà e condivisione

Il vero cuore pulsante del dormitorio di Yoshida è lo spirito di libertà e fraterna condivisione che vi si respira. Nelle università giapponesi, così come nei posti di lavoro, la gerarchia è molto rigida e severamente rispettata (come si può vedere in molti manga e anime). Il dormitorio di Yoshida distrugge questo vetusto concetto sociale basandosi su una democrazia e una libertà di pensiero unici nel Sol Levante. Infatti il dormitorio è sede di movimenti studenteschi (principalmente di sinistra), ricettacolo di scambi ideologici, politici, artistici, culturali mal visti dalla società tradizionalista giapponese.

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Indicazioni per come usare la doccia

Infatti, nelle università nipponiche si hanno rigide regole da seguire, la politica è totalmente bandita e l’insegnamento è improntato sul nozionismo a totale discapito del ragionamento personale. Questo perché il governo e la società giapponesi vogliono creare menti sottomesse che non si ribellino al potere. Il fatto è abbastanza evidente guardando all’affluenza delle ultime elezioni nazionali: soltanto il 40% dei votanti ha espresso il proprio diritto (votando i soliti noti, ovviamente).

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Il dormitorio di Yoshida oggi 

“Prima di ogni altra libertà, datemi la libertà di conoscere, di esprimermi e discutere liberamente secondo coscienza.” 

John Milton
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Esterno

La mia prima visita al dormitorio

La mia prima visita, totalmente fortuita, allo Yoshida Dormitory è avvenuta ad agosto del 2015, insieme al mio inseparabile compagno di avventure Emanuele Peruzzi. In quel periodo stavo viaggiando per il Giappone usando la famosa app Couchsurfing, che permette di chiedere ospitalità gratuitamente così da vivere la vita, almeno per qualche giorno, di una persona del posto. Non avendo trovato nessun ospite a Kyoto (città con un elevatissimo numero di turisti), uno di questi che avevo contattato mi dà un consiglio che mi cambierà la visione del Giappone per sempre.

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Esterno

Mi dice che esiste un dormitorio nell’università di Kyoto che accetta esterni per pochi soldi. Mi dice il nome, mi dà il numero di telefono e la mail sottolineando che non serve nessuna prenotazione. Infine mi avvisa che è un po’ sporco e incasinato. Non avendo trovato altro e volendo evitare di spendere un sacco di soldi in hotel, appena arrivati a Kyoto telefoniamo. Ci passano una persona che parla inglese e ci dicono che possiamo andare anche subito.

Il vecchio edificio

Così ci avviamo e quello che vediamo ci sembra impossibile: un edificio in legno sgangherato, puzzolente di muffa, pieno di ragnatele, sudicio, mozziconi di sigarette e ciarpame infinito. Qualcuno ci viene incontro e ci ospita facendoci pagare la prima notte (200 yen, poco più di 1.50€) perché, non essendo sicuri di volerci fermare di più, diciamo che per adesso facciamo una notte. Ci accomodano in una grande stanza con un letto a castello e così tanta roba sparsa che non si vede il pavimento.

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Stanza riservata agli ospiti…

I muri sono scrostati e pieni di scritte. Nella stanza ci sono 3 monitor, collegati a PS4, XBOX e un’altra console che non ricordo. Non sappiamo se ridere o piangere. Cercando di farci passare lo shock, facciamo un giro per gli edifici e quello che vediamo è difficilmente descrivibile: dei bagni così schifosi che nemmeno nei film di Tarantino, corridoi pieni di mobili, fornelli o piastre per cucinare, lavandini e via dicendo. Chiediamo dove possiamo fare una doccia e ci indirizzano in un altro edificio.

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I videogiochi non mancano
Il nuovo edificio

Questa struttura è di nuovissima costruzione, praticamente l’antitesi del precedente. Solido, ancora abbastanza pulito, luminoso. I bagni sono moderni, come le docce e anche le lavatrici sono tecnologiche con asciugatrice incorporata. La cucina è ampia e già piena di incrostazioni di grasso e cibo. Nella zona lavanderia ci sono vestiti in terra lasciati là da chissà quanto tempo. C’è molto fermento, è pieno di studenti che cucinano, bevono, fumano, parlano, ridono e scherzano. Nonostante il nuovo edificio sia, appunto, appena costruito, se viene trattato in quel modo ci metterà poco affinché diventi come l’altro.

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Cucina del nuovo edificio

Siamo talmente allibiti da ciò che vediamo che proviamo a chiedere spiegazioni a qualcuno. Pensiamo a una protesta studentesca o qualcosa di simile, perché ci sembra impossibile che degli esseri umani vogliano vivere in quelle condizioni (un conto è non avere scelta, un conto è farlo di proposito). Al che un ragazzo che parla bene inglese ci dice semplicemente che è un dormitorio autogestito e che, si sa, i giovani sono così, eccentrici, sporchi, disordinati.

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Lavanderia

Dopo esserci lavati e sistemati, proviamo ad andare a dormire, ma nella stanza affidataci, che è il dormitorio in cui mettono i visitatori e gli studenti appena arrivati, la luce è sempre accesa e partono tornei di videogiochi in piena notte. Così decidiamo di prendere la nostra roba e di andare in un’altra stanza dato che, cosa che abbiamo scoperto grazie alla nostra precedente esplorazione, era pieno di stanze vuote. Ne scegliamo una e ci sistemiamo. L’odore di muffa e di umido era forte, ma riusciamo a dormire bene. Nessuno ci viene a dire niente. Di fatto, rimaniamo a dormire in quel dormitorio per 3 notti. Allora non avevo ancora chiara l’idea di cosa si trattasse e, finita la mia visita a Kyoto, ho continuato il mio viaggio rimanendo nell’ignoranza.

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Docce

Dal 2015 al 2019: cosa è cambiato

Durante il mio secondo viaggio in Giappone, sebbene Kyoto l’avessi già ampiamente visitata, decido di tornarci, stavolta da solo, alloggiando nuovamente in quel mitico dormitorio. Faccio una ricerca su internet per cercare di capire se esiste ancora e mi imbatto in interessanti articoli. Contatto il dormitorio e mi dicono che sono il benvenuto. Appena arrivo noto subito un cambiamento considerevole: il numero degli studenti è più che decimato.

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Area relax

Ricevo la stessa accoglienza e vengo sistemato nella stessa stanza di 4 anni fa, solo che stavolta c’è un letto a castello in più e nessun monitor e nessuna console. Memore dell’altra esperienza, mi trovo subito un’altra stanza dove stare tranquillo. Vado a fare la doccia nell’altro edificio, che rispetto a 4 anni fa è più sporco e disordinato. Il vuoto, non c’è quasi nessuno. La vitalità di pochi anni prima non si respira più. Nella mensa/sala prove vedo un volantino che dice: Save Yoshida Dormitory. Lo prendo e lo leggo. E comincio a capire.

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Le autorità universitarie di Kyoto hanno emesso un ordine per cui il dormitorio deve smettere di accettare nuovi residenti e deve essere totalmente evacuato entro settembre 2018. Questo a causa dello stato pericolante in cui versa il vecchio edificio: si teme che un violento terremoto lo possa distruggere mettendo a rischio la vita degli studenti. Sono 40 anni che le autorità universitarie hanno paura di questo e che provano a chiudere e demolire il dormitorio di Yoshida. Infatti, la storia di questo luogo è assai complicata, come si può leggere su Wikipedia giapponese.

Ma gli studenti continuano a lottare. Molti se ne sono andati dopo l’ordine, ma un manipolo di una sessantina continua a tenere in vita questo luogo, aiutato da esterni simpatizzanti frequentatori. Gli studenti sono consapevoli del pericolo riguardante il vecchio edificio e sono anni che chiedono interventi di ricostruzione, senza essere ascoltati. La cosa strana è che le autorità non vogliono che solo il vecchio edificio sia evacuato, ma anche quello nuovo del 2015, che non presenta nessun tipo di pericolo strutturale. Ma allora, perché l’ordine di evacuazione?

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Uno dei corridoi del vecchio edificio

La verità dietro al dormitorio di Yoshida

Demolire il vecchio dormitorio è distruggere 100 anni di storia e tradizione. È disintegrare un’istituzione. Per riportare le parole di Watanabe, un residente: “Spero che un posto come Yoshida Ryo esista sempre nella nostra società. L’edificio stesso e lo spirito che abita l’edificio sono inseparabili, quindi se ne distruggi uno, non puoi ricostruirli entrambi facilmente”. Gli studenti sanno benissimo che, al di là delle promesse delle autorità universitarie di costruire un nuovo dormitorio, se questo viene demolito non esisterà più un luogo in cui esprimersi liberamente all’interno dell’Università di Kyoto. I precedenti storici riguardo altri dormitori sono sotto gli occhi di tutti. Quello che vogliono fare le autorità universitarie non è mettere in sicurezza gli studenti, ma eliminare un’istituzione per loro scomoda.

Corridoio del vecchio edificio
Giappone: università e movimenti politici

Senza addentrarci dentro la complicata storia dei movimenti rivoluzionari universitari giapponesi, spendiamo due parole a riguardo della situazione. I giovani e i movimenti giovanili sono stati culturalmente e politicamente attivi in Giappone sin dai primi anni del ‘900. Ma è nel nel dopoguerra che questi iniziano a riunirsi in maniera sistematica creando dei veri e propri sindacati studenteschi. Il più famoso di tutti, ancora esistente, è lo Zengakuren, abbreviazione di Federazione dell’Autogoverno Studentesco del Giappone, nato nel 1948.

Altri movimenti sono il Kyoto Gakusei Renmei, il Kakukyodo, il Marugakudo e il Shagakudo. Questi si opposero violentemente alla guerra di Corea e del Vietnam, soprattutto perché gli Stati Uniti usavano il Giappone come base militare. Impedirono la visita dell’allora presidente americano Dwight David Eisenhower. Ottennero maggior rispetto e diritti, come l’abolizione di lavorare gratis per un anno ai neolaureati in medicina. Occuparono le università per chiedere più partecipazione del popolo al governo e l’elezione diretta del presidente.

Alimentati dal fervore antiamericano ampiamente diffuso all’epoca (soprattutto in America, tra l’altro), questi movimenti portarono alla luce, mettendoli in discussione, tutti i problemi e le contraddizioni del governo e della società giapponese. Purtroppo non sono mancati gli episodi di violenza in cui ci sono stati morti e feriti. Ma è grazie a questi movimenti se alla fine, negli anni ‘70, sono stati raggiunti importanti accordi con il governo. Purtroppo gli anni ‘80 e seguenti hanno visto il declino di queste realtà creando una società sempre più stordita e incurante delle manovre politiche e facendo iniziare una discesa economica e culturale in cui il Giappone si trova a dover fare i conti proprio oggi.

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Galline

L’importanza del dormitorio Yoshida

Di fronte a tale realtà, che vede il giapponese medio totalmente distante e inattivo nella vita politica e sociale, quindi facilmente manovrabile, il dormitorio Yoshida rappresenta ancora un faro di speranza per i giovani. Le università giapponesi hanno regole molto rigide, il sistema gerarchico è estremamente cristallizzato e la libertà di espressione non viene coltivata, anzi. Non si può parlare di politica e recentemente è uscito un nuovo decreto che limita l’uso dei cartelli e striscioni. Si tratta di un fenomeno che in Giappone è chiamato col nome di tatekanban. Vengono utilizzati cartelli per esprimere idee, concetti, ideali, proteste ma anche informazioni, eventi e via di seguito. L’attuale governo ha ulteriormente apportato restrizioni al loro utilizzo, ribadendo la proibizione dell’uso ideologico e/o politico. Tali accuse sono state mosse anche contro il dormitorio di Yoshida.

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uova

Attivismo, petizioni e aiuti

Da un anno ormai i membri del dormitorio, residenti e non, cercano di far sentire la loro voce, chiedendo giustizia e ascolto. Sanno che il problema è principalmente di tipo ideologico e politico e stanno facendo di tutto per farsi conoscere e attirare consensi. Hanno lanciato una petizione su change.org, hanno creato un archivio di molti cartelli universitari per far capire la loro importanza in questo sito e cercano donazioni per sostenere le spese legali contro le autorità universitarie, che hanno deciso di far evacuare il dormitorio senza neanche interpellare i residenti. Inoltre organizzano spettacoli teatrali, concerti, volantinaggio, sensibilizzazione sui social media per portare la questione sotto gli occhi di tutti. Quindi, più facciamo girare la voce, meglio è. Questo mio articolo è il mio contributo per aiutare la loro causa.

Conclusioni personali

Quando si entra in quel dormitorio, si hanno emozioni contrastanti: la prima è il rifiuto di fronte a tanto disordine e tanta sporcizia, incuria e indecenza. Il secondo è un senso di fascino, di mistero che si respira camminando in quei corridoi antichi e carichi di storia. Si percepisce una profondità che è difficilmente spiegabile. Infine, si è riscaldati dall’accoglienza degli studenti che non dicono di no a nessuno e sono sempre gentili e disponibili. Un luogo così è un bene prezioso da difendere in una società tradizionalista e gerarchica come il Giappone, un’oasi di libertà che dà la possibilità di far vedere nuovi modi di vivere e condividere impensabili per il giapponese medio.

Quello che, secondo me, dovrebbero fare per rendersi più credibili di fronte alle autorità e diventare così inattaccabili, è pulire tutto quello schifo che c’è in giro. Il dormitorio si presenta proprio male e questo dà ai detrattori ottimi argomenti per demolirlo. Se invece fosse tenuto in modo impeccabile, mantenendo lo spirito di libertà espressiva e di condivisione, avrebbero sicuramente più sostenitori e un’immagine inattaccabile da usare contro le autorità. Il film di animazione La collina dei papaveri dello Studio Ghibli potrebbe essere un buon modello da seguire per loro.

Link sull’argomento:

Sito ufficiale giapponese: https://sites.google.com/site/yoshidadormitory/kakuyaku

Sito in inglese: https://yoshidaryozaiki.wixsite.com/website-9/

https://www.japantimes.co.jp/community/2018/09/29/issues/kyoto-dorm-time-forgot-japanese-students-dig/#.Xc9tyFczZPY

https://www.kyoto-u.ac.jp/en/about/events_news/office/kyoiku-suishin-gakusei-shien/kosei/news/2018/190212_1.html

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