Storia e diffusione del buddhismo

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Il buddhismo è una religione molto antica le cui origini si perdono nella trasmissione orale. Da un punto di vista di fonti, è assai carente e ciò che è stato ricostruito si basa su quello che la tradizione ha portato avanti per secoli. Su Buddha stesso, ovvero Siddhartha Gautama, ci sono pochissime documentazioni e molto è stato lasciato alla leggenda. Eppure è una realtà tuttora esistente, che dall’India (da cui è sparita) si è diffusa in tutta l’Asia fino ad arrivare, in anni piuttosto recenti, nel mondo occidentale. Nei secoli si è sviluppata, adattandosi alle culture del luogo, assorbendo elementi di altre religioni e creando dei sincretismi che nel mondo orientali sono molto comuni. Il buddhismo stesso si è diviso subito in svariate scuole che hanno convissuto, e continuano a convivere, in un modo per noi occidentali difficilmente concepibile.

Premessa

In questa disamina mi limiterò a parlare della vita di Buddha (secondo le fonti storiografiche e tralasciando la leggenda), della diffusione del buddhismo dopo la sua morte e della formazione delle varie scuole. I principi di questa religione, specifici per ogni scuola, vengono invece approfonditi in questo articolo. Ciò che ci tengo subito a precisare, è che purtroppo le fonti a noi pervenute sono molto tardive (e spesso di parte) e ricostruire in maniera scientifica sia la vita di Siddhartha Gautama che lo sviluppo del buddhismo è pressoché impossibile.

Buddha seduto, arte indo-greca, Gandhara, II o III sec CE
Buddha seduto, arte indo-greca, Gandhara, II o III sec CE

Buddha

“Ciò che siamo è il risultato di ciò che pensiamo”

Siddhartha Gautama

Difficoltà storiografiche

Per quanto, ormai, la figura del Buddha, nato come Siddhartha Gautama presumibilmente nel 566 BCE, sia accertata storicamente e la sua vita sia conosciuta dai più, da un punto di vista storico-critico non sappiamo neanche se sia mai esistito. Nonostante più e più studiosi si sono dedicati alla ricerca storico-scientifica sulla figura di Buddha, non sono riusciti a ricavare molto. È praticamente impossibile separare gli eventi storici da quelli mitici, collocare storicamente gli episodi della vita di Siddhartha Gautama, comprese le date di nascita e di morte, perché le fonti a noi pervenute non sono attendibili. Esse risalgono almeno a 200 anni dopo la morte del Buddha. Quello su cui concordano tutte è l’età di Gautama alla sua morte: 80 anni. Quindi, se il Buddha è esistito, è vissuto in un intervallo di 80 anni fra il VI e il IV secolo BCE. Più di questo non possiamo dire e, come ricorda Étienne Lamotte, il tentativo di ricostruire o tracciare la vita di Gautama Buddha è “una impresa priva di speranza”.

Quello specifico periodo fra il VI e il IV secolo BCE, viene descritto da Karl Jaspers in questo modo:

“In questo periodo si concentrano i fatti più straordinari. In Cina vissero Confucio e Lǎozǐ, sorsero tutte le tendenze della filosofia cinese, meditarono Mòzǐ, Zhuāng Zǐ, Lìe Yǔkòu e innumerevoli altri. In India apparvero le Upaniṣad, visse Buddha e, come in Cina, si esplorarono tutte le possibilità filosofiche fino allo scetticismo e al materialismo, alla sofistica e al nihilismo. In Iran Zarathustra propagò l’eccitante visione del mondo come lotta fra bene e male. In Palestina fecero la loro apparizione i profeti, da Elia a Isaia e Geremia, fino a Deutero-Isaia. La Grecia vide Omero, i filosofi Parmenide, Eraclito e Platone, i poeti tragici, Tucidide e Archimede. Tutto ciò che tali nomi implicano prese forma in pochi secoli quasi contemporaneamente in Cina, in India e nell’Occidente, senza che alcuna di queste regioni sapesse delle altre. 

La novità di quest’epoca è che in tutti e tre i mondi l’uomo prende coscienza dell'”Essere” nella sua interezza (umgreifende: ulteriorità onnicomprensiva), di se stesso e dei suoi limiti. Viene a conoscere la terribilità del mondo e la propria impotenza. Pone domande radicali. Di fronte all’abisso anela alla liberazione e alla redenzione. Comprendendo coscientemente i suoi limiti si propone gli obiettivi più alti. Incontra l’assolutezza nella profondità dell’essere-se-stesso e nella chiarezza della trascendenza. Ciò si svolse nella riflessione. La coscienza divenne ancora una volta consapevole di se stessa, il pensiero prese il pensiero ad oggetto.”

Siddhartha Gautama storico

Cercando di ricostruire i pochi dati riguardo a Buddha, possiamo dire che fu un uomo di nome Siddhartha Gautama, venuto al mondo, secondo alcune fonti, nel 566 BCE nel nord dell’India da famiglia ricca, probabilmente di casta guerriera (kshatriya), del clan dei Sakya (da qui il nome Sakyamuni: il saggio dei Sakya). Seguì le orme del padre, sposandosi e facendo un figlio fino a che decise di abbracciare la vita ascetica itinerante, senza il permesso del genitore. Dopo un lungo ricercare ottenne il risveglio o illuminazione; nel tentativo di comunicare la sua esperienza andò incontro a un iniziale fallimento. Quando, finalmente, dei fedeli abbracciarono i suoi insegnamenti e si formò una comunità monastica (oltre che laica), la sua leadership andò in crisi quando suo cugino cercò di imporre delle regole ascetiche più rigide. Infine morì, all’età di ottant’anni, in un luogo remoto a causa di cibo avariato. Questi sono gli elementi comuni alla maggior parte delle fonti.

Il Buddha: nascita

Secondo la leggenda, Buddha nacque a Lumbini (attuale Nepal) nel 566 BCE. Di famiglia regale, tanto che viene definito un principe, ebbe una nascita fuori dal comune, come molti altri personaggi divinizzati. Il nome Gautama (o Gotama), che significa “colui che disperde l’oscurità (ignoranza) grazie alla propria luce (conoscenza)” fu stato scelto da Buddha stesso in onore della sua madre adottiva Gautami. Prima di nascere come Siddhartha, il Buddha visse una quantità di vite innumerevoli (in realtà le hanno numerate e sono 547) che sono state raccolte in altrettanti racconti.

Nascita di Buddha: arte thailandese
Nascita di Buddha: arte thailandese

Così, quando Buddha era finalmente pronto si è incarnò come tale nel 566 BCE. Figlio del raja Suddhodana e della bellissima moglie Maya, la sua nascita venne annunciata da inequivocabili segni che avrebbero fatto capire che si trattava di una persona speciale, un grande maestro spirituale. I due genitori, sposati da molti anni, non riuscivano ad avere figli quando una notte, Maya, sognò un elefante bianco che le entrava nel grembo e senza dolore le donò il piccolo Siddhartha. Quando il momento del parto si avvicinò, Maya iniziò il viaggio per recarsi dalla famiglia paterna. Avendo le doglie durante il viaggio, si fermò nel parco di Lumbini dove dette alla luce Buddha, partorendolo da un fianco senza nessun dolore. Ovviamente il piccolo Siddhartha nacque in un corpo perfetto, pienamente cosciente e appena nato fece sette passi e disse: “Per conseguire l’Illuminazione io sono nato, per il bene degli esseri senzienti; questa è la mia ultima esistenza nel mondo”.

Profezie

Com’era consuetudine, dopo la nascita furono invitati brahmani e asceti per la cerimonia di buon auspicio. Asita, un anziano saggio, mostrando l’oroscopo del nuovo nato disse che sarebbe diventato un monarca universale o un asceta rinunciante destinato a conseguire il risveglio (o illuminazione), ovvero un Buddha. A sette giorni dalla nascita, sua madre Maya muore. Così il figlio venne accudito da un’altra delle mogli di Suddhodana, Pajapati, sorella minore di Maya. Al piccolo venne dato il nome di Siddhartha (colui che ha raggiunto lo scopo) Gautama (appartenente al ramo Gotra dei Sakya). 

Profezia di Asita, arte indo-greca, Gandhara
Profezia di Asita, arte indo-greca, Gandhara

Gioventù

Il padre, preoccupato che il figlio lo potesse abbandonare lasciandolo senza eredi, fece di tutto affinché stesse lontano dalla vita contemplativa, ma con scarsi risultati. Siddhartha, infatti, sin da piccolo dava evidenti segni di essere interessato alla vita spirituale, alla compassione. Sono molteplici le leggende che narrano dei suoi “miracoli” durante l’infanzia e l’adolescenza. All’età di sedici anni si sposò con sua cugina Yasodhara ma soltanto a 29 ottenne da lei un figlio, Rahula.

Nonostante Siddhartha vivesse nello sfarzo più totale, lontano dalla povertà e dalla sofferenza, proprio all’età di 29 anni lasciò il palazzo reale per vedere la realtà del mondo, sperimentando la crudezza della vita: malattia, povertà, sofferenza, morte. Preso da una profonda crisi, si allontanò dalla città e, incontrando un monaco itinerante, vedendolo calmo e sereno, decise di rinunciare alla sua vita che, per quanto ricca e sfarzosa, non gli avrebbe evitato di ammalarsi, soffrire e morire. Fuggì dal palazzo di notte, di nascosto, abbandonando il figlio e la moglie.

Siddhartha esce da palazzo e vede vecchiaia, malattia e morte, arte thailandese
Siddhartha esce da palazzo e vede vecchiaia, malattia e morte, arte thailandese

Vita ascetica

Una volta lasciato il palazzo reale, Siddhartha si diresse dal maestro Alara Kalama nella regione del Kosala. Si esercitò sotto la sua guida, alla meditazione e all’ascesi, per raggiungere la sfera di nullità, che per Kalama equivaleva a ottenere la liberazione dal ciclo delle rinascite (la cosiddetta moksha). Insoddisfatto dei risultati, Siddhartha  si recò a Magadha per seguire Uddaka Ramaputta. Per tale maestro, invece, occorreva concentrarsi sulla meditazione nei suoi 4 metodi, per ottenere la sfera della né percezione né non percezione. Una volta raggiuntala, Siddhartha fu un’altra volta insoddisfatto.

Lasciò quella regione per stabilirsi presso la confluenza di due fiumi, vicino all’attuale Bodhgaya. Insieme a cinque asceti di famiglia brahmanica, che nel frattempo erano diventati suoi discepoli, si dedica a pratiche ascetiche molto austere: meditazioni prolungate e lunghi digiuni. Avendo capito che queste pratiche non portavano a niente, accetta una tazza di riso bollito nel latte offertogli dalla giovane Sujata. Vedendolo mangiare, i 5 discepoli lo abbandonano, prendendolo come un segno di debolezza.

Ascesi estrema di Siddhartha e il suonatore di sitar
Ascesi estrema di Siddhartha e il suonatore di sitar

Suonatore di sitar

Alcune tradizioni sostengono che, assorto in meditazione, sul fiume vicino passò una barca con dei musici che parlavano. Mentre suonavano il sitar, uno disse all’altro, riguardo all’accordatura dello strumento: “La corda troppo tesa si spezza e la musica vola via; la corda troppo lenta è muta e la musica muore; accorda il sitar né troppo basso né troppo alto”. Da lì Siddhartha capì che la sua ascesi era troppo estrema e che non gli permetteva di meditare propriamente. Al che sviluppò la via di mezzo, come via principe e ricominciò a mangiare propriamente.

Il risveglio

Fu così che all’età di 35 anni, dopo sette settimane ininterrotte di raccoglimento, in una notte di luna piena del mese di maggio, seduto nella posizione del loto sotto un Ficus Religiosa a Bodhgaya, Siddhartha meditò per tutta la notte fino a che non raggiunse il risveglio (o illuminazione): il Nirvana. Molte tradizioni descrivono questo momento in modo molto pittoresco e drammatico: Siddhartha venne tentato e torturato da schiere di demoni di ogni tipo, ognuno dei quali rappresenta una tentazione (bramosia, noia, passione, etc.) fino al demone finale che è Mara, la morte stessa. Grazie alla sua inamovibile concentrazione Buddha riuscì a sconfiggere tutti i demoni, compreso Mara stesso, ovvero la paura della morte. Questo risveglio lo liberò per sempre dal ciclo delle rinascite, facendogli comprendere le Quattro Nobili Verità sulla condizione umana e l’Ottuplice Sentiero, ovvero gli strumenti per raggiungere il Nirvana.

Buddha assalito da Mara e i demoni, arte tibetana
Buddha assalito da Mara e i demoni, arte tibetana

Siddhartha acquisì il titolo di Buddha (risvegliato). Continuò a meditare per una settimana sotto il Ficus Religiosa e per altre tre sotto tre alberi diversi ed eventi miracolosi accaddero: un diverbio teologico con un brahmano dimostrò che le caste non esistono, ma brahmano è chi segue il Dharma; un naga, spirito-serpente del luogo lo coprì durante una lunga pioggia; due mercanti gli portarono dei dolci al miele e divennero i suoi primi discepoli laici; Brahma in persona gli apparve per spronarlo a diffondere la sua dottrina.

La messa in moto della Ruota del Dharma

Buddha decise di elargire i suoi insegnamenti a tutti, senza distinzioni di casta, sesso, età. Si recò dapprima a Sarnath, presso Varanasi, nel Parco delle Gazzelle, dove si trovavano i suoi cinque precedenti discepoli. Questi inizialmente lo ignorarono, poi vedendolo così radioso, si fecero convincere e ascoltarono i suoi insegnamenti. Quello fu il primo discorso tenuto dal Buddha sulla sua dottrina e le sue prime parole sono riportate nel Dhammacakkappavattana-vagga Sutta ovvero La messa in moto della Ruota del Dharma (o Dottrina). Buddha spiegò come le due vie estreme, quella della dissoluzione e quella dell’ascesi radicale, siano entrambe da rigettare per seguire la via di mezzo, apportatrice di chiara visione e di conoscenza. Il Buddha descrisse in seguito la modalità per percorrere questa via, che è l’Ottuplice Sentiero e, tornando a ritroso, esplicò che esso deriva dalle Quattro Nobili Verità, che si oppongono al Samsara, il ciclo delle rinascite.

Il primo sermone a Sarnath, arte thailandese
Il primo sermone a Sarnath, arte thailandese

Uno dei cinque discepoli in ascolto, di nome Anna Kondanna, una volta sentito l’insegnamento di Buddha esclamò: “Tutto quello che nasce è destinato a perire!” e grazie a ciò, raggiunse il Nirvana diventando Arhat. Venne quindi ordinato monaco (Bhikkhu), la ruota del Dharma fu avviata e il Sangha (comunità monastica) formato. Da quel giorno Buddha si spostò lungo la valle del Gange predicando e accogliendo nuovi discepoli, creando comunità monastiche e fondando il primo ordine monastico mendicante della storia (a oggi conosciuto). L’insegnamento del Buddha si rivolgeva a tutti, indipendentemente dalla casta, dal sesso e dalla condizione sociale, era sufficiente rispettare le regole del Sangha. In questo, Buddha si contrappose al brahmanesimo, che invece imponeva la divisione in caste e concentrava tutto il potere spirituale nelle mani dei brahmani.

Diffusione della dottrina

Buddha convertì molte persone, dai più poveri ai ricchi re. Tra i personaggi principali che lo seguirono, da notare il brahmano Kashyapa, che diventò il suo più importante discepolo insieme ad Ananda, il medico regale Jivaka Komarabhacca, che fu il suo medico personale (e che la tradizione dice essere il creatore della medicina thailandese e del famoso massaggio thai). Tornò anche nella sua terra natia, visitò il padre e la moglie col figlio e li convertì tutti. Lo stesso accadde con i suoi cugini Ananda e Devadatta. Dopo anni di peregrinazioni e conversioni, di prediche a favore dei deboli, dei malati, dei poveri, Devadatta, dato che Buddha era ormai anziano, spinse affinché lui venisse nominato suo successore e guida del Sangha, la comunità monastica.

La sua intenzione era di apportare delle modifiche, mettendo delle regole ascetiche più rigorose (tra cui il vegetarianesimo: mangiare carne era concesso quando era offerta ai monaci e questi erano sicuri che l’animale non era stato ucciso appositamente per loro). Buddha non accettò e allora Devadatta, con l’aiuto di un sovrano, tentò di assassinare Siddhartha assoldando degli arcieri, ma si rifiutarono. Allora provò egli stesso con le sue mani, ma non vi riuscì e perse anche l’appoggio reale. Infine, il malefico cugino di Buddha, optò per lo scisma e convinse circa 500 monaci a separarsi dal Sangha. Siddhartha inizialmente li lasciò fare, poi inviò un paio di monaci da Devadatta e questi riuscirono a convincere i 500 scismatici a tornare da Buddha, dicendo che un’ascesi più rigida era concessa ma non doveva essere la regola per tutti. Devadatta rimase solo e vomitò sangue. Dopo sei mesi decise di tornare da Buddha ma una voragine si aprì sotto di lui e finì in uno dei tanti inferni buddhisti.

Morte

Durante uno dei suoi pellegrinaggi, essendo rimasto solo con Ananda, Buddha si fermò a mangiare da tale Cunda, a Pava. Una volta lasciata la casa, mentre era in cammino, si sentì male e chiese al suo discepolo dell’acqua. Passò un nobile, Pukkusa, e donò al Buddha un tessuto giallo per farcelo coricare. Il maestro disse ad Ananda che era stato il cibo di Cunda a portarlo alla morte (qualcuno dice funghi, altri carne) e che l’indomani sarebbe dovuto andare da lui, ringraziarlo e tranquillizzarlo. Nel frattempo passò un altro monaco, Kapphina, e chiese a Buddha di ritardare la propria morte. Lui si rifiutò. Nel frattempo giunsero altri monaci, avvertiti da Ananda, per assisterlo e quando arrivò il suo momento, recitò le sue ultime parole:

“Ricordate, o monaci, queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a disintegrarsi! Dedicatevi con diligenza alla vostra propria salvezza!”

Quindi il Buddha si stese volto a settentrione, reclinato sul fianco destro, e spirò.

Morte di Buddha o Parinirvana, arte giapponese
Morte di Buddha o Parinirvana, arte giapponese

Cremazione

A differenza di ciò che accadeva ai guru induisti, che venivano rilasciati nei fiumi senza essere bruciati, Buddha si fece cremare. Il rito funebre fu lungo e molto sfarzoso, per riprendere la contrapposizione fra la sua vita da principe e quella da asceta. Una volta ridotto in cenere, si accese un’agguerrita competizione per possederle, tanto da mettere in campo eserciti. Allora fu scelto un arbitro, che ripartì le ceneri in otto parti, che furono consegnate a tutti i contendenti. Queste furono interrate sotto a delle stupa appositamente costruite per la venerazione delle ceneri. Questo fino a quando re Ashoka, nel III BCE, le fece dissotterrare per suddividerle ulteriormente e diffonderle per tutto l’impero Maurya (attuale India, a parte la punta a sud, compresi Pakistan,  Afghanistan, Iran, Bengala e Assam). 

Il buddhismo: storia e diffusione

Nessuno ci salva, ma noi stessi. Nessuno può e nessuno potrebbe. Noi stessi dobbiamo percorrere il sentiero.

Buddha

Dopo la morte di Buddha

Come per la vita di Siddhartha Gautama, è molto difficile proporre una ricostruzione storicamente accertata dello sviluppo del Buddhismo, per mancanza di fonti. La riluttanza di Buddha a nominare un successore e a formalizzare la sua dottrina, ha portato all’emergere di diverse fazioni all’interno dei suoi seguaci per almeno 400 anni dopo la sua morte. Le prime comunità monastiche si radunavano attorno alla tradizione degli Agama-Nikaya, ovvero i discorsi attribuiti allo stesso Siddhartha Gautama. Tutte le scuole buddhiste oggi esistenti derivano da questo nucleo iniziale, che nei secoli si è diversificato al suo interno. La cosa interessante era che, monaci di scuole diverse, potevano vivere insieme se abbracciavano lo stesso Vinaya (codice monastico).

I primi testi canonici furono messi per iscritto intorno al I secolo BCE: questo vuol dire che gli insegnamenti di Buddha sono stati trasmessi per via orale per 400 anni. Fino al regno di Ashoka il Grande, che abbracciò il buddhismo come religione di stato diffondendola in tutto l’impero, nel III BCE, il buddhismo rimane un movimento minoritario e gli eventi riguardanti la sua formazione sono difficili da stabilire, a causa di tradizioni contrastanti e molto posteriori. La scuola più antica, chiamata Theravada, sostiene che ci siano stati due concili formativi, ma è difficile sostenerne la veridicità storica a causa di fonti tardive. Secondo la tradizione, ci fu un primo concilio nel V secolo BCE, subito dopo la morte di Buddha, presieduto da Kashyapa, in cui furono raccolti i discorsi di Buddha (Sutra Pitaka) e vennero redatte le regole monastiche (Vinaya Pitaka). Mentre il primo testo è considerato pressoché ortodosso in tutte le scuole buddhiste, sebbene con diverse variante a seconda del canone, il secondo ha subito svariate diversificazioni negli anni.

Ananda e Kashyapa, i discepoli prediletti del Buddha, arte cinese
Ananda e Kashyapa, i discepoli prediletti del Buddha, arte cinese

Prima grande scissione

Il secondo concilio, sempre secondo la tradizione Theravada, fu convocato nel IV secolo BCE dal re Kasaloka a Vaisali, a causa di un conflitto fra le scuole più tradizionaliste e una fazione più liberale chiamata Mahasamghika (Grande Assemblea). I primi sostenevano che Buddha fosse un essere umano che avesse raggiunto un’illuminazione non raggiungibile dai monaci (che al massimo potevano diventare degli Arhat seguendo i precetti del Buddha), mentre i secondi sostenevano che questo approccio era egoistico e individualista (i monaci si limitavano a lavorare su se stessi, per se stessi) e che tutti dovevano aspirare a diventare dei Buddha. I Theravada accusavano i secessionisti di avere regole monastiche più blande per attirare più persone e sostenevano, invece, che il loro codice fosse più antico e quindi originale. Recenti studi hanno dimostrato il contrario, arrivando a pensare che il Vinaya dei Mahasamghika fosse più antico. Comunque, i secessionisti furono condannati e se ne andarono ritirandosi nell’India nordoccidentale e in Asia centrale, dove sopravvissero per qualche secolo.

Ashoka il Grande

Dopo aver esteso il proprio regno con guerre sanguinose creando l’impero più vasto dell’epoca, superando anche l’Impero Romano di Traiano, il re Ashoka si pentì della violenza usata e decise di abbracciare il buddhismo. Questo è ciò che raccontano le fonti buddhiste di 500 anni posteriori. Gli storiografi moderni ipotizzano che l’abbia fatto principalmente per motivi politici: la religione buddhista era quella che più facilmente abbracciava il sincretismo religioso, appianando così le divergenze e gli attriti tipici di culture diverse che vivono in un impero unificato.

Ashoka il Grande, arte indiana
Ashoka il Grande, arte indiana

Fatto sta che Ashoka dissotterrò le ceneri del Buddha e le distribuì per tutto l’impero, facendo erigere nuove stupa. Promulgò leggi come: abolizione della caccia e ferimento degli animali, favorì il vegetarianesimo, ridusse le pene corporali e aumentò l’amnistia ai condannati a morte e prigionieri, fece costruire ospedali per uomini e animali, università, ostelli gratuiti per i pellegrini, sistemi di irrigazione e traffico fluviale, e tantissime nuove strade. Le leggi promulgate non discriminavano per casta, religione o schieramento politico. I principi morali che sosteneva erano quelli del Dharma: non violenza, tolleranza di tutte le opinioni, obbedienza ai genitori e rispetto dei maestri spirituali, generosità verso gli amici, trattamento umano dei servitori, etc. Cambiò la sua politica estera da aggressione militare ad accordi politici, creando stati satelliti.

Terzo concilio

In ambito buddhista, decise di fare ordine fra le scuole di pensiero convocando a Paliputra, la capitale, sempre secondo la scuola Theravada, il terzo concilio buddhista. Venne così deciso quali fossero le scritture canoniche e si formò, verosimilmente, quello che è l’attuale canone pali della scuola Theravada: al Sutra Pitaka e al Vinaya Pitaka si aggiunge l’Abhidharma Pitaka, ovvero le elaborazioni filosofiche. Sempre secondo la tradizione Theravada, durante questo concilio furono condannate altre due scuole buddhiste che però sopravvissero per altri secoli nel nord dell’India. Una volta deciso quale fosse il vero Dharma, o dottrina, furono inviati missionari nei vicini regni ellenistici, spingendosi fino in Egitto e Grecia. Clemente Alessandrino riporta la presenza di una comunità buddhista ad Alessandria d’Egitto. Si creano, soprattutto nei regni ellenistici, dei sincretismi fra il buddhismo e la religione ellenica unici nella storia dell’umanità. Molti di questi missionari, infatti, erano greci e alcuni storici sostengono che Ashoka stesso avesse origini greche.

Re Ashoka durante il terzo concilio
Re Ashoka durante il terzo concilio

Buddhismo in Asia

Oltre ad andare in medio oriente e occidente, i missionari portarono il buddhismo nella cultura Mon dell’attuale Myanmar; il figlio di Ashoka, Mahinda, lo diffuse in Sri Lanka. La tradizione, non attestata storiograficamente, dice che Ashoka inviò missionari nel nord, oltre l’Himalaya a Khotan, nel bacino del Tarim e nella terra dei Tocari, da cui sarebbe nato l’impero buddhista del Kushan.

Repressione Sunga

Dopo la dinastia Maurya del re Ashoka, nel 185 BCE salì al trono quella Sunga, col generale Pusyamitra. Essendo un brahmino ortodosso, osteggiò fortemente il buddhismo distruggendo monasteri e uccidendo monaci. Molte stupa furono abbattute e monasteri convertiti in templi induisti. I buddhisti si rifugiarono a nord dell’India e a sud. Al di là delle fonti buddhiste, però, non si hanno altri riferimenti a queste repressioni e distruzioni di monasteri. C’è stato un chiaro declino buddhista, ma non è detto che sia a causa di repressioni e violenze. Fino a che non vengono trovate altre fonti, la storiografia dovrebbe prendere le distanze da questa visione.

I due quarti concili

Nel 29 BCE, in Sri Lanka, a casa di una carestia che aveva colpito l’isola facendo morire molti monaci, soprattutto quelli più anziani che sapevano il canone a memoria, per paura di perderlo decisero di metterlo per iscritto in lingua pali su foglie di palma. Questo sempre secondo la tradizione Theravada. Il secondo quarto concilio è stato tenuto nell’Impero Kushan, a nord dell’India, per volere del re Kanishka. Dato che i Theravada temevano che altre scuole ne avrebbero approfittato per modificare il canone (soprattutto la scuola Sarvastivada, già condannata nel terzo concilio), si rifiutarono di partecipare.

Lo scopo era quello di compilare commentari più esaustivi sull’Abhidharma Pitaka ma è probabile che fu svolto un lavoro sul canone esistente. Il contributo più grande del concilio riguardò la redazione degli Agama (ovvero i primi quattro nikaya del Sutra Pitaka sui discorsi di Buddha). Secondo gli studiosi, in questo periodo la scuola Sarvastivada tradusse il proprio canone dal pali in sanscrito: questa era la lingua dei brahmani, dei letterati e dei filosofi rendendo il buddhismo a portata di più persone, cosa che fece indignare la scuola Theravada che sosteneva che il Buddha non avrebbe mai voluto una cosa del genere essendo il sanscrito lingua dell’élite brahmanica.

Le origini della scuola Mahayana

Durante questo concilio vengono gettate le basi per la nascita della scuola Mahayana (Grande Veicolo), che tutt’oggi è la più diffusa. Durante il concilio, infatti, vennero valorizzati testi come quelli del Prajnaparamita Sutra. La nascente scuola Mahayana, pur accogliendo tali testi, fece proprie dottrine del Mahasamghika e del Dharmaguptaka, dichiarandosi diversa da chi non accoglieva il Prajnaparamita, ovvero i Theravada e i Sarvastivada, affibbiando loro il nome di Hinayana (Piccolo Veicolo), per differenziarsi da essa. Ciononostante, accolse la decisione di tradurre in sanscrito le proprie scritture. Seguendo le dottrine del Prajnaparamita Sutra, la scuola Mahayana valorizzava il concetto di vacuità (sunyata) di tutto l’esistente e quindi l’identità fra il mondo fenomenico (e doloroso) ovvero il Samsara e la condizione di Nirvana (assenza di dolore). Di conseguenza, la buddhità era presente in ogni essere vivente e ciò portò alla sacralizzazione della natura di Buddha e della sua manifestazione storica. Inoltre, lo stato di Nirvana era raggiungibile non solo dai monaci, ma anche dai laici. Questa nuova scuola ebbe un successo rapido e in pochi secoli rimpiazzò la Sarvastivada.

Regno indo-greco

Parallelamente al regno dei Sunga ci fu, dal 180 BCE quello indo-greco. Demetrio I, del regno greco-bactriano, invase l’India e arrivò fino a Pataliputra fondando il regno indo-greco che sopravvisse fino al I secolo CE. Sotto questo regno il buddhismo rifiorì e qualcuno suppone che questa invasione sia stata attuata in supporto alla dinastia Maurya e alla popolazione buddhista contro quella Sunga. Menandro I, che regnò dal 160 al 135 BCE, si convertì al buddhismo ed è considerato dalla tradizione Mahayana alla stregua di Ashoka il Grande e di Kanishka del Kushan. La cultura greca potrebbe aver influenzato la scuola Mahayana che ha un approccio più filosofico e sofisticato e una forma di “divinizzazione” di Buddha. È in questo periodo che compaiono le prime raffigurazioni di Siddhartha Gautama.

La più antica statua di Buddha, arte indo-greca, Gandhara, I sec CE
La più antica statua di Buddha, arte indo-greca, Gandhara, I sec CE

Evoluzioni successive: India

Con la fine dell’impero Kushan (III secolo CE) il buddhismo in India era principalmente di scuola Mahayana. Sotto la dinastia Gupta (dal IV al VI secolo CE), il buddhismo conobbe una certa fortuna e soprattutto con l’università di Nalanda, che diventò il polo culturale più grande e influente dell’epoca e dei secoli a venire. Con il finire della dinastia Gupta il buddhismo subisce un nuovo declino, lasciando lentamente il posto al giainismo e all’induismo (che riuscì a riconvertire molti buddhisti identificando Gautama Buddha con uno degli avatar di Vishnu). Sicuramente l’invasione degli Unni Bianchi contribuì a questo declino, seppur il buddhismo fosse ancora popolare sotto di loro. Il colpo mortale al buddhismo indiano arrivò quando i turchi mamelucchi di Delhi incendiarono l’università di Nalanda e sconfissero la dinastia Pala. Ormai privi di appoggio politico e senza più molta presa sulla popolazione, anche a causa di movimenti come l’Advaita e ai missionari islamici sufi, i monaci si rifugiarono alle pendici dell’Himalaya o nell’isola di Sri Lanka, baluardo della scuola Theravada.

Scuola Vajrayana o buddhismo esoterico

Durante l’era Gupta (IV-VI secolo) e quella Pala (VIII-XII) nacque una nuova scuola in seno a quella Mahayana, chiamata Vajrayana (veicolo di diamante), dai caratteri esoterici. Viene anche chiamata Mantrayana, buddhismo tantrico o buddhismo esoterico. Promuoveva l’uso di mantra, mudra, dharani (canti ripetitivi), mandala, visualizzazioni di divinità e di Buddha. Sviluppò una serie di testi peculiari chiamati Tantra. Le radici di questa scuola vanno molto indietro nel tempo, nell’induismo e affondano nei gruppi chiamati mahasiddha (i cultori delle “perfezioni”, ovvero i poteri speciali ottenuti tramite pratiche ascetiche). In quel periodo, a corte venivano incentivati sia lo shivaismo che il buddhismo e una fusione dei due era quasi inevitabile. Molti dei testi dei Tantra si rifanno a elementi shivaiti sostenendo che fra i due non c’è differenza.

Tibet

Il buddhismo arrivò tardi in Tibet, attorno al VII secolo CE e tradizionalmente si ritiene Padmasambhava (detto Guru Rimpoche) il fondatore del primo monastero, sebbene di lui si sappia pochissimo dal punto di vista storico. Venendo dal sud, la forma in cui fu presentato era un mix fra il Mahayana e il Vajrayana sviluppatosi nelle università dell’impero Pala nella regione del Bengala, India dell’est. Altre influenze, di stampo Sarvastivada arrivarono dal Kashmir. Queste influenze trovarono spazio nel canone tibetano. Il buddhismo Chan fu un’altra corrente che influenzò il buddhismo tibetano, ma in modo minore, soprattutto per motivi politici. Molta importanza ebbe la religione Bon tibetana, di stampo sciamanico, che inizialmente si oppose al buddhismo e poi lo contagiò radicalmente. Lo sforzo dei monaci tibetani di raccogliere i testi originali dall’India fu tale che allo stato attuale molti di questi esistono solo in lingua tibetana.

Dharamsala, India
Dharamsala, India

Nei secoli IX e X, a causa del crollo dell’impero tibetano e le successive guerre civili, anche il buddhismo subisce un declino e una frammentazione. Successivamente ai ritrovamenti di scritture chiamate terma (tesori nascosti), in cui si sostiene che questi testi furono scritti dai grandi maestri come Padmasambhava con insegnamenti segreti, il buddhismo rivive una rinascita. Famosi maestri come Tilopa, Naropa e Milarepa vissero in questo periodo e diffusero la tecnica della meditazione. Il buddhismo tibetano influenzò anche i mongoli, nonostante invasero il Tibet. Quando nel 1271 la dinastia Yuan mongola ascese al trono cinese, impose il buddhismo tibetano come religione di stato. Col declino della dinastia nel 1368, si ebbe un calo anche della religione buddhista, e dopo vari scontri interni si formò uno stato indipendente.

Dalai Lama

Nel XVI secolo nacque il lignaggio dei Dalai Lama, appartenenti alla scuola buddhista dei Berretti Gialli, che salì al potere il secolo successivo. Nel 1720, dopo la spedizione della dinastia Qing, il Tibet fu invaso e annesso alla Cina e rimase tale fino alla fine della dinastia, nel 1912. In quell’anno il Tibet torna indipendente de facto, ma viene di nuovo invaso nel 1950 dall’esercito di Mao. Nel 1959 il Dalai Lama e un grande numero di monaci e laici, fuggì dal proprio paese per trovare rifugio in India, a Dharamsala, dove tuttora vivono. Questo fu anche l’inizio della diffusione del buddhismo tibetano in tutto il mondo, soprattutto quello occidentale, che ha reso il Dalai Lama globalmente famoso (tanto che vinse il Premio Nobel nel 1989). Stati che aderiscono al buddhismo tibetano sono: la mongolia, il nord del Nepal, Kalmykia, Siberia, l’estremo oriente russo e il nord della Cina. Attualmente ci sono monasteri tibetani sparsi in molti paesi occidentali.

Asia centrale e settentrionale

Secondo la tradizione, il buddhismo si è diffuso in Asia Centrale già ai tempi di Gautama, grazie a due mercanti battriani. Grosso contributo fu dato alle missioni fatte da Ashoka il Grande. Nel II e III secolo CE, la scuola Theravada e quella Mahayana si mescolarono. Si parla di zone conosciute come gli attuali Pakistan, Afghanistan, Kashmir, Iran, Uzbekistan, Turkmenistan, Tagikistan e pure certe popolazioni turche. Luoghi in cui il buddhismo non divenne mai la religione principale e in cui la scuola Mahayana era la predominante. Con la diffusione dell’islam nel VII secolo, ai monaci buddhisti fu attribuito lo status di “popolo del libro” insieme agli ebrei e ai cristiani. Al-Biruni considerò Buddha come un profeta. Nel XIII secolo, a seguito dell’invasione mongola, il buddhismo tornò in auge ma il secolo successivo i mongoli con Ghazan si convertirono all’islam. L’Asia centrale svolse comunque un ruolo fondamentale per la diffusione del buddhismo in Cina.

Cina

Sempre secondo la leggenda, il buddhismo arrivò in Cina grazie ai missionari di Ashoka. Verosimilmente fu portato dall’Asia Centrale nel I secolo CE. Nel 67 i monaci Moton e Chufarlan diffusero ufficialmente il buddhismo mentre l’anno dopo fondarono il Tempio del Cavallo Bianco, tuttora esistente. Alla fine del II secolo esisteva già una nutrita comunità nell’area di Pengcheng (attuale Xuzhou). Le prime traduzioni in cinese dei testi Mahayana si ebbero grazie al monaco kushan Lokakshema tra il 178 e il 189. Nel V secolo nacquero nuove scuole buddhiste cinesi: la Tiantai, la Huayan, la Chan e quella della Terra Pura, tutte all’interno della corrente Mahayana. Ma fu durante la dinastia Tang (618-907) che il buddhismo fiorì. Venne costruita l’accademia di Chang’an (attuale Xi’an) e nel 629 il famoso monaco Xuanzang (rinominato poi Tripitaka) fece un lungo pellegrinaggio in India raccogliendo più scritture possibili e riportandole in patria nel 645, spendendo il resto della sua vita a tradurle.

Fioritura

Da questo evento storico nacque la famosa leggenda conosciuta con il nome di Viaggio in Occidente, probabilmente il racconto più famoso di tutta l’Asia, di cui parlo in questo articolo. Durante questo periodo fu introdotto il buddhismo esoterico dall’India, basato sui Tantra. Col declinare della dinastia Tang si ebbe parallelamente un declino del buddhismo. L’imperatore Wuzong, spinto da un sentimento nazionalista, chiuse gli scambi culturali con gli altri paesi e bandì le religioni straniere (buddhismo, zoroastrismo e nestorianesimo) favorendo l’autoctono taoismo, distruggendo templi e arrestando monaci. Amidismo e buddhismo Chan (due correnti buddhiste che approfondiremo in seguito) sopravvissero a livello popolare. Il Chan rifiorì grazie alla dinastia Song (960-1279) e si diffuse in Corea e poi in Giappone, dove acquisì il nome Zen. Insieme al Chan anche il buddhismo della Terra Pura divenne popolare e spesso i due erano praticati insieme.

I protagonisti di Viaggio in Occidente
I protagonisti di Viaggio in Occidente
Influenza tibetana

Durante la dinastia Yuan (1271-1368) si ebbe un’inversione di tendenza, con la scuola tibetana che diventò quella ufficiale in Cina mentre durante la dinastia Ming (1368-1644) il Chan tornò a essere la scuola predominante. Nel XVII secolo il buddhismo venne esportato in Taiwan (per un mio articolo sul Taiwan, leggete qua. Per uno sulla mia esperienza in un monastero Chan, rimando qua). Durante l’era Qing (1644-1911) fu di nuovo il buddismo tibetano a farla da padrone. Con l’avvento della Repubblica Cinese (1912-1949) furono fatti diversi tentativi di riportare in auge il buddhismo in chiave moderna, tra cui il buddhismo umanista divulgato da Taixu e il revival del buddhismo Chan lanciato da Hsu Yun.

Rivoluzione culturale

Con la rivoluzione culturale cinese si ebbe un periodo di grandi cambiamenti: nonostante le rassicurazioni del governo sulla libertà di culto, si assistettero a numerose distruzioni di templi, uccisione di monaci e incendi di libri sacri. Le terre dei monasteri furono confiscate, gli edifici adibiti a uso pubblico, i monaci furono secolarizzati e mandati a lavorare nei campi o nelle fabbriche. Dei 130 mila centri religiosi esistenti nel 1947, ne rimasero meno di un centinaio nel 1954, con un totale di appena 2500 monaci. I monasteri sopravvissuti, unicamente nelle grandi città, rimasero funzionanti esclusivamente per gli stranieri e solamente come attrazione turistica.

Associazione Buddhista

Il governo prese in mano la religione immettendovi fedeli al partito e nel 1953 venne inaugurata una nuova Associazione Buddhista (quella precedente si era trasferita in Taiwan). Fra i punti fondamentali di questa associazione, si avevano: il sostegno della riforma agraria, della lotta ai controrivoluzionari, la campagna contro l’America e in favore della guerra in Corea (la guerra rivoluzionaria era considerata non contraria ai principi di Buddha) e la formazione dei buddhisti al dovere di rinnovare la religione secondo la nuova realtà sociale. Il buddhismo, insomma, doveva servire il partito. Questa Associazione Buddhista esiste ancora e ha lo scopo di mantenere la religione in linea con gli ideali comunisti.

Tempio di Fo Guan Shang , Taiwan
Tempio di Fo Guang Shan , Taiwan

Il partito, per dissipare i dubbi della comunità buddhista asiatica, si dedicò a tutta una serie di iniziative di scambio culturale con gli altri paesi, eleggendo il Dalai Lama, il Panchen Lama e il Lama mongolo fra i 4 membri onorari dell’Associazione (il quarto era Hsu Yun). Pochi anni dopo i tibetani si rivoltarono e il Dalai Lama fuggì nel ‘59; venne sostituito dal Panchen Lama che fu, però, arrestato nel ‘64 come nemico dello stato. Nel ‘66 l’Associazione Buddhista interruppe ogni attività e per un decennio non si trovava un tempio aperto o una sola comunità monastica funzionante. Soltanto negli anni ‘70, col cambio di politica del partito comunista dopo la morte di Mao nel ‘76, si ebbe una rinascita del buddhismo cinese. Alcuni templi vennero restaurati e si formarono nuove comunità monastiche che celebravano riti inizialmente solo per stranieri o cinesi d’oltremare e poi per i locali.

Corea

Il buddhismo fu introdotto ai tre regni della Corea nel 372 CE. Durante il VI secolo molti monaci viaggiarono in Cina e India per studiare il buddhismo e si svilupparono diverse scuole coreane, di stampo Mahayana. Fra il 688 e il 926 diventò la religione predominante. Nei secoli successivi mantenne la sua popolarità, soprattutto il buddhismo Seon (ovvero il Chan, conosciuto in Giappone col nome di Zen). Nel XV secolo però, a casa della dinastia confuciana degli Yi, buddhismo subì un declino con confisca di terreni, la chiusura di monasteri e il divieto di fare nuove ordinazioni. Questo durò, con alti e bassi, fino al 1910, quando il Giappone annesse la Corea e il buddismo coreano subì diversi cambiamenti, adattando regole giapponesi (come il matrimonio per i monaci). Con la liberazione dagli invasori nel ‘45, il buddhismo coreano recuperò in parte le vecchie tradizioni e si prodigò per creare una scuola unificata. Per un articolo sulla Corea con un approfondimento sul buddhismo coreano, rimando qua.

Tempio Jogyesa a Seoul
Tempio Jogyesa a Seoul

Vietnam

Non è chiaro quando il buddhismo è arrivato in Vietnam. Alcuni sostengono sia stato portato dall’India nel III o II secolo BCE, altri che invece sia venuto dalla Cina nel I o II secolo CE. Quello che è certo è che dal II secolo CE si ebbe una solida scuola Mahayana. Nel IX secolo il buddhismo della Terra Pura e quello Thien (traduzione vietnamita di Chan) erano i più diffusi. Fino al XV secolo induismo, buddhismo Mahayana e Theravada convivevano parallelamente, ma dopo un’invasione dal nord si diffuse un buddhismo di stampo cinese. Sebbene la scuola Theravada è sopravvissuta nel sud del Vietnam, il buddhismo vietnamita è del tutto simile a quello cinese del periodo Song; in aggiunta ha sviluppato una simbiosi con il taoismo e la religione popolare vietnamita. Per un articolo sul vietnam con un approfondimento sul buddhismo vietnamita, rimando qua.

Interno di un tempio buddhista ad Hanoi, Vietnam
Interno di un tempio buddhista ad Hanoi, Vietnam

Giappone

Il buddhismo arrivò in Giappone nel VI secolo CE grazie a dei monaci coreani. Durante il periodo Nara (710-794) l’imperatore fece costruire numerosi templi in tutto il regno. Proliferarono molte sette tra cui quella Kegon (derivante dalla scuola cinese Huayan). Nell’VIII secolo due figure di spicco, Kukai e Saicho, fondarono rispettivamente la scuola Shingon e la Tendai. Shinto e buddhismo si influenzarono a vicenda. Durante il periodo Kamakura (1185-1333) nacquero nuove scuole buddhiste che entrarono in competizione con quelle tradizionali: Honen e Shinran provenienti dalla Terra Pura, le scuole Zen Soto e Rinzai, fondate da Eisai e Dogen e quella Nichiren del Sutra del Loto.

Tempio di Jomanji, Shikoku, il più antico tempio Zen dell'isola, Giappone
Tempio di Jomanji, Shikoku, il più antico tempio Zen dell’isola, Giappone

In ambito buddhista si svilupparono varie arti e la religione rimase influente per tutti i secoli, associandosi, in casi come il buddhismo Zen Rinzai, con i samurai. Soltanto con l’era Meiji il buddhismo fu fortemente ostacolato a favore di un nazionalismo che vedeva nello shinto l’unica religione di stato (1868-1912). Successivamente, il buddhismo si affiancò spesso a movimenti nazionalisti e militaristi, subendo molte critiche. Dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto a causa del forte progresso materialista, il buddhismo giapponese subisce un forte declino. Per un articolo sul buddhismo Zen rimando qua, mentre per una mia esperienza in un monastero Soto Zen, leggete qua.

Sud est asiatico

Tutto il sud est asiatico ha subito fortemente l’influenza indiana. Induismo e buddhismo sono stati esportati insieme a beni, arti, cultura, politica. Regni come quello di Funan (attuali Cambogia, Laos, Thailandia del nord e Vietnam del sud), quello di Sukhothai (Thailandia), quello Khmer (Cambogia) e altri in Indonesia furono dei grandi promotori del buddhismo sia di scuola Theravada che Mahayana. Durante i secoli XIII e XIV, in seguito all’opera missionaria dei monaci Theravada dello Sri Lanka, riuscirono a promuovere la loro scuola tanto che divenne la principale in tutti i suddetti regni. Nacquero i famosi complessi di Angkor Wat e Borobudur. A tutt’oggi stati come la Thailandia, il Laos e la Cambogia, insieme a Sri Lanka e Myanmar, sono i maggiori depositari della scuola Theravada.

Parte dello spettacolare complesso di Angkor Wat
Parte dello spettacolare complesso di Angkor Wat

Myanmar: rinascita Theravada

Il Myanmar accolse il buddhismo almeno dal V secolo CE. Inizialmente coesistendo con altre forme religiose e altre scuole buddhiste, ma dopo il declino del buddhismo in India, i monaci Theravada dello Sri Lanka si lanciarono in missioni di conversione in Myanmar, Thailandia, Laos, Cambogia con grande successo. Re Anawrahta (1044-1078), fondatore del regno di Pagan, accolse il buddhismo Theravada dallo Sri Lanka, facendo costruire innumerevoli templi e stupa. Durante i secoli, il buddhismo Theravada in Myanmar ha subito alti e bassi con successive riforme sempre rifacendosi al buddhismo dello Sri Lanka. Tutt’ora il buddhismo impregna il tessuto sociale birmano in modo profondo ed è sicuramente il paese in cui la tradizione Theravada è maggiormente rispettata e seguita (non che sia necessariamente un bene). Per un mio articolo sul Myanmar con relativo approfondimento del buddhismo birmano, rimando qua.

Pagan, stupa, Myanmar
Pagan, stupa, Myanmar

Conclusioni

In questa carrellata storico-geografica si evince come la figura di Buddha e la religione buddhista si basino principalmente su tradizione orale e leggende, il che rende difficile dare una connotazione storico-critica a questo movimento. Quello che si nota è che ha avuto una storia simile al cristianesimo: nasce in un paese da cui scompare quasi totalmente; la figura carismatica che lo fonda è in contrasto con la classe sacerdotale vigente, di lui si sa poco e niente, non lascia scritti, non formalizza la dottrina né nomina un vero e proprio successore, infine la sua figura viene divinizzata; viene usata da un imperatore per motivi politici, rendendola religione di stato e istituendo un concilio per risolvere problemi dottrinali; si hanno diversi “scismi” o divisioni in scuole con dottrine anche molto diverse fra di loro, ma sempre in dialogo; diventa presto religione istituzionalizzata affiancando lo stato e influenzando la politica e, di conseguenza, la vita sociale e personale della popolazione. Per un articolo sui principi del buddhismo, rimando a questo.

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Il matrimonio tradizionale giapponese

in Amore, Spiritualità
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