Vittima di snobismo spirituale e senso di superiorità?

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Sono molti quelli che, una volta intrapreso un cammino spirituale di qualsiasi tipo, finiscono per sentirsi superiori agli altri, vanificando completamente il senso della ricerca interiore. Vediamo insieme i “sintomi”.

La religione è per le persone che hanno paura di andare all’inferno. La spiritualità è per coloro che ci sono già stati.”

Vine Deloria, Sioux

Sono in molti quelli che sentono la chiamata alla via spirituale. Ad alcuni arriva in giovane età (ci sono addirittura quelli che esprimono una vocazione evidente da bambini) ma i più la ricevono in età matura. Non mi riferisco esclusivamente alla vocazione religiosa, anzi, parlo proprio di questo desiderio crescente per tutto ciò che trascende la materia, che va al di là della fede, del credo e dei rituali. Come si dice nei Racconti di un pellegrino russo:

Ecco, questo misterioso sospirare della creazione verso la liberazione, questa tensione innata di ciascuna anima verso la libertà, tutto questo è l’orazione interiore [o spiritualità]. Non la si può apprendere: essa è in tutti e in tutto.

Snobismo superiorità spirituale

Cosa vuol dire “spiritualità”

La via dello Spirito

Cosa sia esattamente la spiritualità è estremamente difficile dirlo. Non è mia intenzione addentrarmi in discorsi etimologici, filologici, filosofici o religiosi. Ci basti sapere che il termine “spiritualità” ha a che fare in modo diretto con lo Spirito. E qua si apre un’altra voragine: cosa si intende con “Spirito”? Sempre per evitare diatribe teologiche, mi limito a dire che Spirito è tutto ciò che va oltre la materia ma non che gli si contrappone: la vecchia (e ormai sorpassata) concezione di Spirito e materia come opposti non ha senso di esistere e si trova solo in filosofie e/o religioni che hanno una tendenza a dare più importanza a un aspetto a discapito dell’altro. Si può essere persone spirituali essendo atei o comunque non essendo religiosi. La sensibilità spirituale non presuppone l’esistenza di alcun dio.

Ma allora, cos’è questa spiritualità? La spinta a superare la materia, ma non solo, anche la morale, le dinamiche sociali, la natura e la stessa umanità. Il sentire che c’è una realtà che va oltre quella che vediamo, pur non essendo separata da essa. Il non accettare che l’esistenza sia limitata ai nostri 5 sensi, ma neanche alla ragione o razionalità.
L’etimologia della parola “intelligenza” può venirci in aiuto: viene dal latino intelligĕre, contrazione del verbo latino legĕre, “leggere”, con l’avverbio intus, “dentro”. Ovvero l’arte di saper interpretare la realtà, guardando dentro di essa, scrutando l’essenza delle cose.

Un’altra interpretazione etimologica pensa che sia una contrazione di legĕre con la preposizione ĭnter, “tra”. Quindi scrutare attraverso le pieghe della realtà. Sono due interpretazioni molto affini, che non solo non si escludono, ma si completano e spiegano a vicenda. La spiritualità è, infine, questo desiderio e questa capacità di vedere attraverso la realtà e dentro di essa, interpretandone i significati più profondi.

Il cammino spirituale

Data tale definizione, si capisce facilmente che l’essere spirituali non è uno stato fatto e finito, una condizione che, una volta raggiunta, ci permette di essere “arrivati”. La spiritualità è un cammino senza fine, perché le pieghe della realtà non si esauriscono mai, l’essenza di ogni cosa partecipa di quella scheggia d’Infinito che la rende infinita essa stessa. Lo Spirito non è, quindi, definibile, nel senso che non si può racchiudere e credere di averlo afferrato, compreso. La contemplazione dell’essere ci porta a uno stato di totale quiescenza, in cui ogni tipo di “azione”, che sia anche solo del pensiero, è nulla. C’è totale identificazione con l’essere. In quel momento in cui raggiungiamo l’essere, paradossalmente, cessiamo di esistere. O meglio, cessa il nostro essere limitato che diventa un tutt’uno con il Tutto. Per questo che lo Spirito non si può afferrare: perché quando lo facciamo non esistiamo più.

Per spiegarla con un’analogia, in modo da rendere tutto un po’ più comprensibile, rifacciamoci alla fisica di Einstein. Il grande scienziato ha dimostrato che tutto è relativo alla velocità, non solo lo spazio ma anche il tempo. Questo diminuisce con l’aumentare della velocità. Quando questa raggiunge quella della luce, il tempo arriva a zero. Ovviamente ciò vale per il soggetto stesso della velocità. Per esempio, se io fossi capace di viaggiare alla velocità della luce, per me il tempo non scorrerebbe. Se, quindi, io iniziassi un viaggio a tale velocità e mio fratello invece rimanesse sulla Terra, e dopo 10 anni terrestri io tornassi da lui, io non sarei invecchiato mentre per lui sarebbero passati 10 anni.

Il fatto interessante è che nel momento che io accelero, per esempio grazie a una navicella spaziale, fino alla velocità della luce, il tempo per me rallenta ma io non me ne rendo minimamente conto. Dal mio punto di vista nulla cambia: io faccio le mie azioni come sempre, sono quelli da fuori che mi vedono muovermi lentissimo fino a fermarmi completamente. Ma io, soggetto sparato alla velocità della luce, non mi accorgo di niente. Praticamente, salgo sulla nave, vengo sparato a 300000 Km/s e un istante dopo sono di nuovo sulla Terra dove incontro mio fratello. Solo che per tutti gli altri sono passati 10 anni! Ecco, ciò è esattamente quello che succede quando ci fondiamo con l’Essere, col Tutto, entriamo in contatto con l’essenza di tutte le cose.

Il senso di superiorità degli “spirituali”

“Perché io sono io e voi non siete un cazzo”

Tutto quello detto finora fa capire quanto sia ridicolo sentirsi superiori solo perché si fa un cammino spirituale. Proprio di fronte a tale assurdità, come è possibile diventare degli snob spirituali? In realtà è molto facile. Essendo, appunto, un percorso che ti inizia a vedere oltre la superficie della realtà, molti pensano di aver raggiunto chissà quale “potere”, consapevolezza, stato di coscienza. Hanno imparato, forse, a vedere oltre il primo strato della superficie e pensano di essere già dei mezzi guru. Questo li fa guardare con aria di sufficienza chi non sta percorrendo nessun specifico cammino spirituale (ma probabilmente ha una sensibilità spirituale più sviluppata).

Di solito è una fase iniziale del cammino (da cui non passano tutti, grazie a Dio) ma ci sono persone che ci sguazzano proprio nel sentirsi superiori. Magari prima di intraprendere questo percorso erano dei disadattati, persone che non riuscivano a integrarsi nella società, con difficoltà di relazione e incapaci di concentrarsi su degli obbiettivi. A forza di sbandarsi di qua e di là sono finite nel primo corso di meditazione che hanno trovato leggendo un volantino attaccato a un cassonetto della spazzatura. In questo corso hanno imparato che loro sono esseri speciali, incompresi, profondi e che la società è uno schifo e non fa altro che rovinare le persone. Sentitesi toccate sul vivo, hanno creduto di essere delle specie di eletti e hanno cominciato a frequentare questi fantomatici gruppi (talmente avidi di adepti che accolgono cani e porci), cominciando a guardare il prossimo dall’alto in basso.

Siamo tutti affetti dall’orgoglio spirituale

Quello che ho descritto sopra è un quadro volutamente estremizzato (ma purtroppo molto reale). Nella mia esperienza ho capito che i gruppi di meditazione e affini sono dei catalizzatori di persone con seri problemi patologici. Li attraggono come il miele le api. La cosa peggiore è che, chi guida questi gruppi, non si preoccupa minimamente di indirizzare queste persone da chi potrebbe veramente aiutarli, come un bravo analista, per esempio. Ovviamente non ci sono solo questi tipi di individui che frequentano quegli ambienti, ce ne sono tanti altri “normali”. Lo dico per non spaventare nessuno!

In ogni caso non sono solo queste persone a cadere nella trappola dell’orgoglio: tutti ne siamo vittime. Magari a livelli diversi, ma è difficile esserne totalmente immuni. Questo processo è subdolo e sottile, perché si insinua nel desiderio di fare del bene, di far trionfare la luce, che è un nobile desiderio ma se sfocia nel fondamentalismo e nell’imposizione, non è diverso da un regime dittatoriale qualsiasi.

Il bene imposto cessa di essere bene, nel momento stesso in cui lo vogliamo imporre.

Purtroppo c’è chi crede che lottare brutalmente per eliminare la povertà (faccio un esempio a caso) sia più giusto e nobile che farlo per impossessarsi del petrolio di una nazione. Ma in entrambi i casi si ha l’uso della violenza con magari presenza di morti. E fino a prova contraria le rivoluzioni armate non hanno mai portato ai risultati sperati, nella maggior parte dei casi si è trattato di un semplice ribaltamento del potere, da un gruppo ristretto a un altro.

Lo stesso vale per le piccole battaglie personali: crediamo fermamente, che so, che tutti dovrebbero fare meditazione, o che nessuno debba mangiare carne, o che le persone dovrebbero essere sempre gentili, e usiamo ogni mezzo, senza scrupoli, per realizzare il nostro “sogno”, fregandocene se calpestiamo la sensibilità altrui. Ricordo di una guida spirituale che trattava malissimo le persone che lo seguivano, guarda caso tutte donne, perché aveva l’idea che lui fosse semplicemente in mano alla Provvidenza e che se trattava male qualcuna era ciò che la Provvidenza voleva per lei, per farla crescere! Ho visto persone annullarsi totalmente nella convinzione di abnegare il proprio ego e seguire il volere di Dio in nome del vincolo dell’obbedienza spirituale. Mi dispiace, ma non è ciò che si intende per cammino spirituale!

Snobismo superiorità spirituale

Manteniamo il contatto con la terra

Umiltà sempre e comunque

Sono sincero: a me la parola umiltà mi ha sempre fatto girare le scatole. Soprattutto perché l’ho sempre sentita in bocca a uomini e donne religiose (ecclesiastici o meno) con l’intento di demolire la già fragile psiche dei ragazzi che malauguratamente frequentavano il catechismo. Umiltà, per loro, è sinonimo di sottomissione: a Dio, ai genitori, agli insegnanti, alla gerarchia, al sistema in generale. Analizzando in realtà la parola, si nota che la radice latina humilis viene da humus, ovvero che è proprio della terra. La persona umile è colei che mantiene il contatto con la terra, con la realtà, che mantiene i piedi per terra. Ricordandosi delle proprie radici, non si lascerà ingannare dai voli pindarici della mente, spesso pilotata da ferite inconsce irrisolte.

Segno di saggezza è riconoscere che in questo cammino, anche dopo 40 anni di percorso, ne so esattamente quanto prima: niente. È un viaggio infinito, pieno di scoperte, continue sorprese e novità. Nessuno può veramente definirsi maestro (per quanto, purtroppo, se ne incontrano a bizzeffe). Anche perché il percorso è assolutamente individuale e nessuno può dirti come lo devi percorrere.

Ottime tecniche per mantenere questo contatto con la Grande Madre sono tutte quelle attività che implicano l’uso del corpo: ballare, danzare, fare/ricevere massaggi, camminare nella natura, fare l’amore, cantare, suonare uno strumento, dipingere, disegnare, correre o fare sport, fare lavori manuali di qualsiasi tipo in generale. Solo per citarne alcune.

L’autoironia salverà il mondo

La tendenza di chi percorre cammini spirituali è quello di prendere tutto, e se stessi, troppo seriamente. L’estremo di questo prendersi sul serio ha portato eminenti monaci, guru e uccidere in nome di una verità, di un dogma. Da qui il famoso detto:

Nessuno che abbia senso dell’humour ha mai fondato una religione.

Robert Green Ingersoll

La leggerezza, l’ironia e perché no anche del sano sarcasmo sono ingredienti fondamentali per ridimensionare le cose, anche noi stessi. Secondo una delle concezioni spirituali induiste, l’universo è solo una līlā ovvero un gioco. Come tutti i giochi non va preso troppo sul serio ma anzi, lo scopo è proprio divertirsi! Quando ci accorgiamo che siamo diventati rigidi, seriosi, suscettibili, facciamoci una bella risata su quanto l’abbiamo presa troppo sul serio! Se non sgarriamo neanche mezza delle nostre pratiche ascetiche ma ci ritroviamo a giudicare chi indulge nei piaceri della vita, scendiamo dal nostro piedistallo di cartone prendendoci in giro davanti allo specchio, scimmiottando la nostra serietà. Magari ci renderemmo conto di quanto lontano dalla Verità ci aveva portato la nostra superbia.

Concludo consigliando una lettura veramente illuminante, a cui dedicherò presto un articolo apposito: Narciso e Boccadoro, di Hermann Hesse.

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