Yoga: la via per la liberazione

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Sono sempre di più le persone che approcciano lo yoga. Gli studi si riempiono di praticanti, così le palestre, le spa, i parchi, le spiagge e via dicendo. Tutti a sudare sul tappetino, per aumentare flessibilità, calmare la mente, perdere peso, eliminare lo stress. Molti si fermano a questo livello, ma ci sono alcuni che si interessano anche dei principi filosofici e spirituali, magari viaggiando in India e seguendo qualche corso approfondito. Così cominciano a farsi delle domande quando leggono testi come gli Yoga Sutra di Patanjali o la Bhagavad Gita e nascono le prime discrepanze fra il contenuto dei testi e lo yoga nei centri. Perché, in effetti, lo yoga tradizionale ha ben poco a che vedere con quello moderno, sebbene ciò sia (a volte volutamente) ignorato da molti insegnanti stessi.

Per farvi capire quanto sia cambiato lo yoga negli ultimi anni soprattutto da quando è approdato da noi, vi racconto questo aneddoto. Ogni volta che a una persona occidentale dico che insegno yoga, solitamente ha questa reazione: “Ah bello! Quindi sei super snodabile? Vorrei tanto farlo anche io ma non sono flessibile”. Quando invece lo dico a un asiatico, per esempio un nepalese, mi chiede: “Interessante! Per quanto tempo mediti ogni giorno?”. Mi sembra evidente la differenza di approccio e di conoscenza della materia. Mentre in occidente è diventata solo un altro tipo di sport, una ginnastica per diventare flessibili e perdere peso, in oriente tende ancora a mantenere i tratti essenziali del suo stato originario, sebbene sia in forte crisi anche lì, ovvero quello di essere un cammino di trasformazione spirituale.

Lo yoga: nascita ed evoluzione

«Là dove il pensiero, sospeso mediante la pratica assidua dello yoga, cessa di funzionare, e là dove, percependo il Sé nel Sé [e] mediante il Sé, si trova la [propria] soddisfazione, là dove si trova quella beatitudine infinita che percepisce l’intelletto [buddhi] ma non i sensi.»

Bhagavad Gita

Definizione e storia

Attenendoci a Mircea Eliade, il termine yoga, sanscrito, deriva dalla radice yuj- che ha il significato di unire, aggiogare. Yoga quindi è l’unione con la Realtà Ultima e l’aggiogamento dei sensi, dei desideri e i vissuti da parte della coscienza. Da un punto di vista storico, non si sa bene quando sia nato. Ci sono ritrovamenti di sigilli raffiguranti Shiva nella forma di Pashupati (Signore degli animali) nella posizione chiamata Mulabandhasana datati 5000 anni fa. Sebbene lo yoga fosse una disciplina trasmessa oralmente da maestro a discepolo di carattere segreto, e quindi non si abbiano testimonianze scritte risalenti all’epoca dei sigilli, secondo molti studiosi è assolutamente anacronistico, vista la scarsa evidenza delle fonti e che l’immagine di un essere umanoide seduto possa essere interpretata in molti modi, parlare di yoga nel 2500 BCE. Questo non ferma la maggior parte dei giornali di yoga, degli insegnanti e dei praticanti a farlo risalire al periodo di Mohenjo Daro e Harappa, città in cui questi sigilli sono stati ritrovati.

pashupati in mulabhandasana

Veda e Upanishad

Si hanno degli accenni scritti a pratiche yoga già nei Veda (2000 – 1100 BCE), con il significato principale di “imbrigliare” i sensi per dedicarsi alle attività spirituali, ma è soprattutto nelle Upanishad, dove viene nominato per la prima volta (800 – 500 BCE) che si entra un po’ nella spiegazione tecnica. Lo yoga è ciò che permette di abbandonare il piacere e il dolore, contemplando in sé il divino che è difficile da vedere. È una disciplina meditativa capace di realizzare la potenza divina, chiamata shakti, tramite il controllo dei soffi vitali e il trattenimento del moto del respiro, in totale concentrazione. Appaiono già in epoca pre-classica le tecniche psicofisiche e il vincere la distrazione, atte al raggiungimento dell’immortalità.

Bhagavad Gita

Caposaldo della religione induista, il Canto del Divino (Bhagavad Gita in sanscrito, datazione incerta ma non oltre il III secolo BCE) è un insieme di 18 canti estratti dal sesto libro del più grande poema epico mai scritto: il Mahabharata. Nei canti in questione troviamo Krishna, avatar principale di Vishnu, nella versione di cocchiere di Arjuna, alle prese con il difficile compito di convincere il suo guerriero a intraprendere la terribile battaglia contro i suoi 100 cugini cattivi. Il Mahabharata, infatti, parla della guerra fra i Pandava, i 5 fratelli legittimi eredi al trono, contro i loro 100 cugini cattivi, usurpatori di regni. Il giorno in cui la battaglia deve cominciare, Arjuna, il campione dei Pandava, vedendo davanti a sé i suoi cugini e alcuni amici e precettori, è preso da sconforto e si rifiuta di combattere una guerra fratricida. Krishna, dal canto suo, lo persuade con un lungo discorso in cui descrive lo yoga e le sue caratteristiche come strumento principe di liberazione.

Karma yoga

Krishna parla dello yoga come una condotta di vita, con diverse peculiarità. Il karma yoga, o yoga dell’azione, è il modo con cui l’essere umano può agire senza accumulare karma che lo porterebbe a reincarnarsi nella vita successiva. Per fare ciò, occorre agire con totale distacco, senza interesse, rinunciando ai frutti di tale azione. Non si fa qualcosa per ottenere qualcos’altro in cambio, lo si fa perché è la nostra natura a dircelo. Rinuncio a qualsiasi tipo di risultato e questo fa sì che la mia azione disinteressata non produca karma. In questo modo ogni azione, anche la più profana, diventa sacra e l’agire è visto come un atto rituale, un gesto sacro offerto a Dio. 

Bhakti yoga

Il bhakti yoga è quello della devozione verso una divinità personale, o un maestro spirituale. È una devozione vissuta con trasporto emotivo, un’adorazione intensa e totale. Dio viene così trattato come una persona in carne ed ossa, e il devoto si rivolge a lui in modo diretto, colloquiandoci, offrendogli cibi, fiori, orazioni, chiedendo il suo aiuto, il perdono, la forza e via dicendo. Tipico approccio dei movimenti devozionali, la Gita ci dice che Dio non solo ricambia l’affetto che gli diamo, ma ci può essere amico e anche di più. Tramite questo totale abbandono al Signore, il devoto, chiunque esso sia, raggiunge la liberazione a prescindere dalla casta, sessualità, condizione sociale, etc.

Jnana yoga

La via della conoscenza, o jnana yoga, è il sentiero che tramite il sapere metafisico conduce all’Assoluto, il Brahman, l’Immanifesto. Questo Brahman viene identificato con il proprio Sé, quando ciò avviene l’anima individuale realizza la sua identità con l’anima Suprema e ci si libera così dal samsara, il ciclo delle rinascite. Secondo questo approccio, la sofferenza è data dall’ignoranza metafisica che funge come un velo (Maya) che copre la realtà e impedisce di vedere la propria natura divina. Lungi dall’essere un sapere meramente intellettuale, il jnana yoga prevede la meditazione tramite il quale sperimentare, attraverso la visione spirituale o l’intuizione profonda, l’unione col divino. È un’esperienza mistica che nulla ha a che vedere con la conoscenza intellettuale.

La Bhagavad Gita fa non si limita a spiegare questi quattro tipi di yoga, che non sono vie separate ma si intersecano fra di loro, e descrive in modo preciso delle tecniche psicofisiche per raggiungere la liberazione. Insiste molto sul dhyana, ovvero la meditazione (attenzione, contemplazione) e su come praticarla: osservando la castità, mantenendo una posizione stabile, concentrandosi su un unico punto, con l’animo pacificato e la mente disciplinata.

Il periodo classico

Yoga Sutra di Patanjali

Viene fatto iniziare il periodo classico dello yoga con il suo testo a oggi più famoso: gli Yoga Sutra attribuiti a Patanjali. Di datazione incerta, ovvero tra il II secolo BCE e il V secolo BCE, sono una redazione sistematica delle conoscenze dell’epoca, e quelle precedenti, riguardo allo yoga, alla pratica, la filosofia, le tecniche e i precetti. Essendo un argomento vasto e interessante, ho preferito dedicare un intero articolo solo a quello, che potete leggere qui.

Altre scuole tradizionali di yoga

“Non si può venerare un dio se non si è un dio”

Massima tantrica

Se guardiamo a tutti i testi storici scritti sullo Yoga non la finiamo più. Ci sono infinite modalità di interpretarlo e viverlo, con scuole danno accento più su una cosa e altre su un’altra. Ci limiteremo a descrivere brevemente solo le più significative.

Tantra

Si tratta di un movimento estremamente importante all’interno dell’induismo, enormemente mal interpretato e distorto ai giorni nostri. Ma di questo parleremo in questo articolo. Quello che c’è da sapere è che il tantra nasce in ambito induista (e poi si sviluppa anche in quello buddista con differenti accezioni) come movimento spirituale settario contrario agli insegnamenti dei Veda, per questo ritenuto non ortodosso. Nato in seno al popolo non erudito, in contrapposizione al ritualismo vedico e alle divagazioni filosofiche delle Upanishad, si tratta in realtà di un riemergere della spiritualità dravidica (pre-ariana) dell’India, di matrice matriarcale, contrapposta a quella patriarcale ariana. Un elenco fondamentale delle peculiarità del tantra (che essendo un movimento molto vasto, può variare enormemente da una setta all’altra):

  • Immanenza: tutto ciò che esiste è permeato dell’energia divina, chiamata shakti, simboleggiata da una Dea.
  • Trasmissione: il tantrika, ovvero il praticante del tantra, è un iniziato ai segreti da un maestro, il guru; questo prevede una trasmissione della dottrina di maestro in maestro.
  • Segretezza: gli insegnamenti e le pratiche devono rimanere segreti, all’interno della setta.
  • Puja: è il nome dato all rituale di adorazione di una divinità, che è sempre tantrica nella sua struttura anche se rivolta a una divinità non tantrica.
  • Mandala: il pantheon, sempre vasto, è organizzato in mandala, immagini geometriche dall’alto potere energetico.
  • Mantra: la parola, la vibrazione, assume un ruolo basilare in tutte le pratiche e rituali. I mantra sono onnipresenti; molti di essi sono la forma fonica di una divinità.
  • Yoga: esistenza di uno stretto legame con lo yoga.

Questo ultimo punto è quello che ci interessa maggiormente. In seno a questo vasto movimento, infatti, la pratica dello yoga era una costante e non c’era separazione fra lo yogi e il tantrika. Ogni disciplina tantrica quindi aveva una sezione, chiamata proprio yoga, in cui erano elencate le tecniche pratiche per ottenere la liberazione. 

Energia e corpo

Ciò che accomuna i vari yoga di stampo tantrico è la visione della realtà come un campo di energie sovrannaturali (shakti). Il corpo umano, che è formato da vari corpi: quello fisico (o di cibo) e quello yogico (o tantrico) immateriale. Il praticante crea letteralmente questo corpo usando vari rituali che comportano visioni. Tale corpo è formati da canali di energia, chiamati nadi (le più importanti sono ida, pingala e shushumna), i centri in cui tale forza si accumula, i cosiddetti chakra (letteralmente “ruote”), il soffio vitale (vayu) e infine la kundalini, un’energia divina che, solitamente addormentata alla base del coccige, tramite speciali tecniche viene risvegliata e fatta salire lungo la nadi shushumna (unisce il perineo alla fontanella sul cranio); quando raggiunge la sommità della testa fa sì che si ottenga la liberazione. Tendenzialmente si considera la kundalini una versione particolare della shakti che, una volta risalita, si ricongiunge a Shiva che simbolicamente risiede nell’ultimo chakra.

Le pratiche tantriche, proprio come lo yoga di Patanjali, permettono di ottenere le siddhi (o super poteri) grazie alla manipolazione dell’energia. Il corpo è infatti visto come un microcosmo specchio dell’Universo che è il macrocosmo. Il tantra, in questo, si separa dalle correnti dualiste in cui la materia era vista come un qualcosa di negativo, per rendere dignità e importanza a essa come strumento per liberarsi dal ciclo delle vite. Tramite il corpo si può arrivare alla liberazione, usando il processo inverso dell’emanazione: secondo il tantra, infatti, tutto procede da un’unità, una monade, spesso associata a Shiva, che manifestandosi si è divisa nella polarità che contraddistingue l’universo (coscienza ed energia, passività e attività etc.) si è sempre più divisa creando i vari aspetti della materia. Facendo il percorso inverso, partendo dal corpo, si torna a questa unità originaria. Tendenzialmente, quindi, il tantra è non dualista e in questo si oppone allo yoga di Patanjali che, basandosi sul samkhya, sostiene che la realtà è composta da due essenze assolute. Quello che ci serviva sapere sul tantra è sufficiente (qua un articolo di approfondimento).

mandala tantrico

Hatha Yoga

Considerato lo yoga tantrico per eccellenza è sicuramente il più famoso, sebbene non abbia quasi niente a che vedere con l’Hatha Yoga moderno (sia esso occidentale o indiano). La tradizione lo fa risalire al maestro Gorakhnath, personaggio di cui poco si sa, a parte che è vissuto fra il IX e il XII secolo. Gli insegnamenti di questa disciplina sono stati redatti da Svatmarama nel famoso Hatha Yoga Pradipika, compilato nel XV secolo e in testi successivi come il Gheranda Samhita e lo Shiva Samhita. In essi lo yoga viene fatto risalire al dio Shiva (come in molte altre tradizioni yoga). Il significato della parola Hatha è incerto: studiosi recenti sostengono che voglia dire “forza”. Ovvero lo yoga che rafforza il corpo e lo spirito per preparare alla meditazione. L’interpretazione tradizionale sostiene che ha voglia dire “sole” e tha invece “luna”. Ciò indica i due principi duali, il maschile e il femminile, il corpo e l’anima, che devo unirsi e integrarsi fra di loro tramite la pratica. 

Nel testo vengono elencate le tecniche e le pratiche necessarie alla liberazione: i 6 shatkarma o purificazioni del corpo (pulizia del naso, del tratto digerente, massaggio addominale, pulizia del cranio tramite la respirazione, irrigazione del colon, fissare un punto per purificare lo sguardo; 15 asanas o posizioni, pranayama ovvero esercizi respiratori e ritenzione del respiro, i mudra o gesti sacri da fare, i mantra da recitare, la meditazione, la teoria dei chakra, l’utilizzo dei bandha o chiusure per fissare la postura e l’energia, la teoria dei nadi, la meditazione sul suono interiore. Ognuna di queste pratiche ha uno scopo ben preciso che va al di là del fisico ma lavora soprattutto sul piano dell’energia. Tutte le succitate 15 asana, permettono di raggiungere un potere particolare, come far sparire tutti i capelli bianchi, eliminare le malattie, neutralizzare i veleni; mentre il pranayama assicura il raggiungimento delle siddhi, o perfezioni, già citate negli Yoga Sutra.

Layla Yoga

Non molto conosciuto in occidente, si basa sul concetto di ritornare allo stadio primordiale in cui gli elementi della materia (terra, acqua, fuoco, aria ed etere) sono riassorbiti in uno stato pre-spaziale e pre-temporale in cui gli effetti del karma sono annullati. Layla, infatti, vuol dire “dissoluzione”. Si basa sulla filosofia duale samkhya, in cui la prakriti, ovvero la materia, è un’essenza assoluta tanto quanto il purusha (lo spirito). Essa si dispiega generando gli elementi che a sua volta creano tutto ciò che esiste. Il movimento o dispiegamento della prakriti è dato dal karma: ciò che si è fatto nelle vite precedenti spinge la materia a creare un nuovo universo e i purusha a incarnarsi nuovamente. Soltanto estinguendo il karma si fermerà questo continuo ciclo di creazione e reincarnazione. Tramite tecniche di visualizzazione, il praticante deve immaginare di dissolvere i cinque elementi che formano il suo corpo, l’uno nell’altro: la terra nell’acqua, l’acqua nel fuoco, il fuoco nell’aria, l’aria nell’etere e questo negli elementi via via più sottili fino a raggiungere la Dea suprema.

Kundalini Yoga

Soltanto nel XX secolo diviene uno specifico stile di yoga, che altri non è se non una sintesi di altre tradizioni, un miscuglio di bhakti, raja and shakti (tantra) yoga. C’è chi non lo differenzia dall’Hatha Yoga tradizionale, chi invece usa il termine kundalini per quello che era prima dell’epoca moderna l’Hatha Yoga, per differenziarlo da quello attuale con cui poco ha a che vedere. Il Kundalini utilizza diverse tecniche da differenti correnti per smuovere la kundalini: asana, bandha e pranayama dall’Hatha Yoga, autodisciplina (tapas), studio (svadhyaya) e abbandono a Dio (ishvara pranidhana) dagli Yoga Sutra e visualizzazioni tantriche e tecniche di meditazione dal Laya Yoga.

Il termine kundalini significa “arrotolato”, riferito alle spire del serpente. Questa energia poderosa ma sottile è descritta come un serpente arrotolato 3 volte e mezzo su se stesso che si morde la coda ed è dormiente. Necessita, così, di essere risvegliato e spinto a salire. In tal modo la sua qualità energetica si raffina fino a diventare pura nell’incontro con Shiva nell’ultimo chakra. In anni recenti, 1968, Yogi Bhajan ha introdotto negli USA il suo stile di Kundalini Yoga (registrandolo come marchio), prendendo posture yoga, concetti tantra e mantra Sikh sintetizzando una nuova forma di Kundalini Yoga, tuttora molto popolare. Promuove un’esperienza di Dio più che una devozione, non segue rigide regole ascetiche consentendo il matrimonio e l’attivismo nella società, lavorando e partecipando alla vita mondana.

Mantra Yoga

Mantra è una parola sanscrita che significa “strumento della mente”. Si tratta di frasi, a volte semplici parole o sillabe, che possiedono particolari vibrazioni e poteri. Il mantra per eccellenza è l’OM. Questo tipo di yoga, descritto in testi che vanno dal XIV secolo in poi, si basa sull’uso dei mantra per il raggiungimento della liberazione. Abbiamo visto che i mantra sono un aspetto peculiare del tantrismo, in quanto rappresentano la forma fonica di una divinità. I tantrika lo usano sia nei rituali che nella vita quotidiana. Il mantra è qualcosa che viene trasmesso da un maestro, non lo si può apprendere per ascolto o tramite lettura e il loro uso è rigidamente regolato dai testi sacri, pena la sua inefficacia. L’atto di ripetere ritualmente il mantra è chiamato japa, viene spesso accompagnato da una specie di rosario (aksamala), dove ogni grano è un mantra ripetuto. Talvolta alla japa vengono associati mudra e/o pratiche visionarie, ad esempio quella in cui si immagina il mantra risalire lungo lo stesso percorso della kundalini.

OM

Un esempio della simbologia esoterica associata ai mantra, è quella che riguarda il sacro OM. Il mantra per eccellenza è in realtà formato dai tre suoni AUM. Ognuno di questi suoni rappresenta qualcosa a livello metafisico. Innanzitutto la vocale A viene emessa nella parte più esterna della cavità orale. Glissando lentamente verso la U, che invece risiede nella parte più interna, si coprono tutte le posizioni possibili dei suoni emessi dalla nostra bocca. Questo simboleggia la totalità del creato in tutte le sue disparate manifestazioni, che risiedono nel mantra OM. Infine la nasalizzazione M che rappresenta la vibrazione cosmica dell’energia che permea tutte le cose. Ma non solo: A rappresenta il dio Brahma che ha il ruolo del creatore, simbolo della veglia; la U invece raffigura Vishnu, il conservatore e dio del sogno; la M indica Shiva, il distruttore, dio del sonno senza sogni; infine il silenzio dopo il mantra simboleggia il Brahman, l’Immanifesto, Dio nello stato precedente alla sua manifestazione come universo.

Lo scopo dell’uso dei mantra e delle tecniche associate è sempre quello di raggiungere la liberazione, trasformando il corpo materiale in un corpo divino. La coscienza viene elevata al punto di diventare la coscienza stessa di Shiva, di cui il tantrika partecipa e con essa al respiro dell’Universo fatto di emissione, espansione e riassorbimento. Fino al ritorno finale all’Immanifesto Brahman, senza forma, senza nome, incondizionato, immobile, pura potenza, senza azione e mutamento, colui che solo è.

Conclusione

Questa disamina sulle origini e lo sviluppo dello yoga si ferma qua, solo per lasciare spazio al prossimo articolo che riguarda lo yoga moderno, ovvero come una disciplina antica tradizionale, basata su segretezza, sette, ascesi, precetti morali, a volte anche religiosi, pratiche di purificazione del corpo, credenze mistiche, esoteriche, rituali, uso dei mantra, dei mandala, il cui scopo era quello di ottenere la liberazione dal ciclo delle vite, l’unione con l’Assoluto, la beatitudine suprema ed eterna passando per il raggiungimento di superpoteri che permettevano il controllo sulla materia, sia diventata una pratica di contorsionismo da palestra il cui scopo è il benessere psicofisico.

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